Metanodotto Snam, è protesta nel golfo di Policastro (FOTO)

Infante viaggi

Il mare subirebbe contraccolpi, dovrebbero essere abbattuti oltre 28mila alberi, attraversati fiumi del Parco del Cilento oltre a tre zone a protezione naturale speciale. Non saranno di certo tubi invisibili e quell’angolo di paradiso alla foce del Bussento non sarebbe più l’area naturale che conosciamo ora. Insomma, non ci sarebbero ragioni per non opporsi al metanodotto Snam. Eppure l’amministrazione comunale di Santa Marina ha voluto ribadire ancora una volta la necessità di una mobilitazione generale per opporsi al progetto. Centinaia di persone hanno manifestato domenica a Policastro, alla foce del Bussento, contro il metanodotto Snam. Tra i manifestanti c’erano sindaci e rappresentanti delle amministrazioni del golfo e dell’entroterra, anche valdianese, insieme al consigliere regionale Angelo Marino, all’assessore provinciale Attilio Pierro, alla deputata Giovanna Palma e ai portavoce dei comitati locali. Il corteo di protesta è partito dal campo sportivo di Policastro ed è finito alla foce del Bussento dove l’amministrazione comunale di Santa Marina aveva organizzato una serata-evento per trovare d’accordo con le altre amministrazioni una soluzione per riuscire a bloccare la costruzione del gasdotto. 

L’impianto dovrebbe partire dalla Sicilia e arrivare alla foce del fiume Bussento con un tragitto quasi interamente sottomarino, per poi salire nell’entroterra fino a Montesano Scalo. «Un progetto pericoloso e dispendioso, dal forte impatto ambientale», ha sottolineato il consigliere provinciale Giovanni Fortunato. «Esiste già un percorso per il metano e non è il caso di crearne uno ex novo. Basterebbe ampliare quello già esistente, costerebbe almeno 10 miliardi in meno e sarebbe meno invasivo perché bastano 75 bar, su linee già solcate, mentre per il gasdotto previsto ne occorrerebbero 250». L’opera infatti dovrebbe comportare il passaggio del metanodotto in punti molto sensibili del sottosuolo e dovrebbe arrivare a Policastro Bussentino attraverso un percorso quasi interamente sottomarino per poi raggiungere il Vallo di Diano risalendo lungo il Bussento. Il tracciato ipotizzato, che si dovrebbe sviluppare appunto in un percorso in gran parte via mare, comporta la necessità di prevedere una pressione interna alle tubazioni di portata prossima ai 250 bar lungo le aree vulcaniche e sismiche del basso Tirreno. 

  • assicurazioni assitur

©Riproduzione riservata

assicurazioni assitur