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“Né arte né parte” torna ad Edoardo tra consacrazioni e progetti

di Maria Antonia Coppola

Nel marzo di quest’anno ha compiuto venti anni. Da quando si è formata, è rimasta uno dei pochissimi punti di riferimento della comunità di Marina di Camerota. L’ associazione culturale teatrale “Nè arte nè parte” si appresta ad affrontare una nuova stagione di rappresentazioni e di ambiziosi progetti da consolidare. Catello Balestrieri è una della colonne storiche su cui poggia l’edificio costruito negli anni, con passione e costanza, dall’associazione. E’ uno dei soci fondatori e uno di quelli che continua a credere nell’importanza del progetto, al di là del fattore “assuefazione alla commedia di Natale”.

Che aria tira quest’anno?

 

Con una certa onestà devo dire che non rilevo più, da qualche anno a questa parte, quel forte entusiasmo che c’è stato nei periodi migliori. Quel forte spirito, quella grande voglia di fare; cose che ci sono ancora oggi, ma in parte si sono leggermente affievolite.

In un certo senso, su ciò ha influito il fatto che mettere in scena una commedia è diventata una doverosa abitudine. Lo si fa anche perchè è diventata una sorta di istituzione, un’icona. Ci sono delle aspettative che non possono essere “tradite”, anche perchè il lavoro della compagnia è spesso riconosciuto come modello di costanza ed efficienza.

Questo come appunto negativo; ma la voglia c’è ed è ancora tanta. La spinta ulteriore la ritroveremo, anche attraverso nuove idee da attualizzare.

Quale rappresentazione metterete in scena?

 

Quest’anno lasciamo quel sentiero percorso negli ultimi anni, che ci aveva portato a rappresentare delle opere di Raffaele Viviani, grazie al quale siamo arrivati a interpretare anche commedie dalla evidente caratterizzazione musicale. Stavolta ci prepariamo per recitare in “Sabato, domenica e lunedì”. Si torna alle origini, dunque ad Edoardo De Filippo. Sabato, domenica e lunedì è una commedia in tre atti scritta e interpretata da Eduardo nel 1959, inserita dallo stesso autore nel gruppo di opere che ha chiamato Cantata dei giorni dispari. Ancora una volta la famiglia è la vera protagonista della commedia, o forse bisognerebbe dire della tragicommedia, poiché tutto nasce da una ridicola incomprensione tra coniugi che però maschera la crisi del loro matrimonio.

E’ una bellissima commedia, al quale, tra l’altro, Lina Wertmuller si è ispirata per confezionare un bellissimo film che vantava un cast d’altissimo livello. La rappresentazione andrà in scena tra Natale e l’ Epifania e prevede la presenza di 17 attori; perciò il gruppo, rispetto ai 30 interpreti della commedia dello scorso anno, sarà fisiologicamente ridotto.

Questi ultimi sono stati per voi gli anni della consacrazione, in un certo senso.

 

Direi di sì. Nel 2008 siamo stati premiati a Vallo della Lucania con l’ Oscar delle Compagnie amatoriali, che ci ha permesso di far parte del cartellone dei professionisti. Abbiamo così avuto l’opportunità di entrare in una programmazione che comprendeva, tra gli altri, artisti di fama nazionale. Poi quest’ estate, all’ arena Don Pedro, abbiamo portato in scena due atti unici, “L’amicizia” e “Don Raffaele il trombone”; è andata bene, sono venute circa 700 persone ad assistere agli spettacoli.

Hai qualche idea particolare che vorresti concretizzare nell’ambito teatrale?

 

Da tempo ho un sogno nel cassetto: organizzare un festival teatrale qui a Marina di Camerota, una sorta di scambio culturale con varie compagnie delle nostre zone, e non solo. Presentando in tal modo una grande varietà di spettacoli. Istituire, in questo contenitore di rappresentazioni, un premio. Il pubblico apprezzerebbe, ne sono convinto; forse anche grazie al fatto che in questi anni abbiamo trasmesso la nostra passione a tutti coloro che sono venuti ad assistere agli spettacoli. Inoltre, una manifestazione del genere sarebbe uno strumento di crescita sociale. Ed economica, perchè no.

Hai mai pensato di coinvolgere i ragazzi delle scuole, di farli avvicinare all’ universo teatrale?

 

Cerco costantemente di trasmettere la mia passione ai giovani. Ho avuto già diverse esperienze in ambito scolastico. L’idea che andrebbe coltivata è quella di creare una sorta di laboratorio per i ragazzi, in cui far confluire l’opera di maestri di buon livello. Per far sì che alcuni giovani abbiano l’opportunità di emergere quando sono ancora giovani. Dare ai ragazzi quell’opportunità che non ho avuto io, ad esempio. La mia intenzione è quella di presentare un progetto alle scuole medie; sono stato contattato da alcune insegnanti di Licusati, in relazione ad iniziative molto interessanti. Spero si possano realizzare, anche se i tagli alla scuola potrebbero influire negativamente su questo.All’ associazione Nè arte nè parte proporrò questa attenzione maggiore verso i ragazzi, pure in vista di un ricambio generazionale nella compagnia.

In generale, come vedi la situazione sociale e culturale del comune di Camerota?

 

C’è senza dubbio un’ evidente tendenza al disfattismo e alla chiusura. Ci sono dei gruppetti molto chiusi e autoreferenziali. Mancano occasioni di confronto e di condivisione. Noto una patina di diffidenza e rassegnazione che caratterizza i rapporti sociali; avverto una carenza di stimoli e di voglia di confrontarsi. Io dico che non dobbiamo arrenderci a questa evidenza e dobbiamo impegnarci per creare queste opportunità di incontro e di confronto. Le modalità di scambio interattivo, del tipo di facebook, sono limitanti e, per giunta, danno dipendenza. Non ci si guarda negli occhi, non si condivide realmente uno spazio. A mio parere, è fondamentale recuperare la capacità di stare insieme. Nei modi più disparati: riunirsi in un posto a vedere un film, organizzare un dibattito, uno spettacolo, una squadra di calcio. Ad esempio: partecipo al progetto di una squadra di terza categoria, formata da persone di età diverse. Questa, se portata avanti con entusiasmo e costanza, può essere una iniziativa emblematica, il simbolo di un confronto generazionale, dell’intersezione tra storie individuali che diventa storia di una comunità.

Non credi che si sia smarrita proprio “l’anima di una comunità”?

 

Assolutamente si. Ed è quella che dobbiamo recuperare, innanzitutto creando le opportunità di scambio, reimparando a condividere esperienze.

 

Di seguito, un significativo commento di Edoardo De Filippo alla sua commedia “Sabato, domenica e lunedì”, che sarà interpretata dalla compagnia “Nè arte nè parte”:

“In Sabato, domenica e lunedì c’è un fermento contestatario, un’anticipazione dell’avvento del divorzio in Italia, una apparente fusione di finti rapporti cordiali in una famiglia in cui convivono i rappresentanti di tre generazioni: nonni, figli, nipoti, ma dietro la facciata bonaria si avverte un ammonimento a tutti i coniugi che non vanno d’accordo: spiegatevi, chiaritevi i vostri dubbi, i vostri tormenti. Alla fine della commedia non c’è chi non comprenda che soltanto l’amore può tenere insieme due esseri; non certo il matrimonio, e nemmeno i figli”

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