Montano Antilia, il dipinto “Assunzione di Maria” di Stefano Trapanese decorerà la volta della chiesa della SS Annunziata

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Stefano Trapanese annuncia che il suo dipinto olio su tela ‘Assunzione di Maria sarà messo al soffitto della chiesa della Santissima Annunziata il 15 giugno. Il pittore salernitano ha ideato un sistema a rullo che arrotola la tela man mano che va a completarla.

Ma chi è Stefano Trapanese? Il suo amore per l’arte nasce praticamente con lui. Sin dalla tenera età, infatti, si diverte a sorprendere i suoi compagni di scuola con bellissimi disegni che determinano stupore e ammirazione anche negli adulti che lo osservano.Gli studi non sono quelli artistici, il suo estro pittorico gli deriva, quasi geneticamente, dallo zio, Gino Masullo già sindaco di Vietri sul Mare negli anni ’70 e appassionato di pittura da sempre. Dal 2010 in poi, decide a fare sul serio. La mano freme e il lavoro sulla tela diventa più prolifico. Paesaggi, nature morte, ma quasi subito trova nell’arte sacra e in quella figurativa la sua naturale vocazione. Diffida dell’arte contemporanea, adora i grandi del ‘500 e del ‘600, esprime il suo genio artistico in modo semplice e naturale. Per la città di Salerno, che gli ha dato i natali nel 1963, nel settembre del 2011 firma un suggestivo dipinto di ‘San Matteo e l’angelo’ che andrà collocato nella cittadella Giudiziaria di Salerno e che sarà l’accogliente icona artistica della new city salernitana. Stefano Trapanese è stimato pittore vincitore di concorsi nazionali e internazionali. Di lui hanno scritto importanti critici come Marco Alfano, Luigi Crescibene e Franco Cortese docente dell’università Federico II di Napoli.

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Il pensiero di Luigi Crescibene «Stefano Trapanese è stato direzionato nel fascinoso mondo della pittura dall’incoercibile esigenza di esplicitare le limpide e fervide urgenze interiori. Un mondo denso di stati d’animo lievi e appassionati, di sentimenti e emozioni gridati sottovoce, bisbigliati nella tenerezza di colori svanenti, sfiaccolati, bruniti, con rapide accensioni e decelerati ripiegamenti, palpita, freme, geme, sussulta in concrezioni pittoriche che, senza sbraciate esibizioni, sono una vera e propria sedimentazione emotiva. La tecnica misurata, sorvegliata – continua Crescibene – frutto di rigoroso esercizio e scuola non crea spareggio con l’empito creativo. Lo asseconda, crea armonia di luci di segni e colori, cerca e trova equilibrata rappresentazione oltre scomposti, tumultuosi, lavici abbandoni. Il bello celebra la sua epos. Tutto è filtrato, distillato, elargito con equilibrio e misura. Stefano Trapanese dipinge il bello più bello del vero apparente. Non è un alido riproduttore del dato reale. L’alito frale, delicato – conclude Luigi Crescibene – quasi evanescente della poesia pura, trascorre le sue opere, le tiene lontano, tanto lontano dalle consistenze terrene, le arpiona ai trasalimenti, ai tremori, ai brividi, ai sospiri, alle diafane e pur consistenti ragioni del cuore, alla incomprimibile esigenza di andare oltre»

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