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Attualità del pensiero di Franco Antonicelli:”L’importanza di un collettivo spirituale e morale”

di Marisa Russo

“Quando dico Agropoli vedo anzitutto quella groppa di delfino che si incurva sul mare ed io la contemplo appoggiato a un tronco di fico che il vento ha fatto liscio e cinerino”, così scriveva il letterato, senatore Franco Antonicelli (1902-“74), giunto ad Agropoli nel 1935, dove era stato confinato dopo una retata nei confronti del gruppo “Giustizia e Libertà”. Già nel 1929 era stato arrestato per aver firmato una lettera di solidarietà a Benedetto Croce in occasione del dibattito al senato sui Patti Lateranensi. Rimase ad Agropoli otto mesi, si sposò a Capaccio nel Santuario della Madonna del Granato. Ritrasse con la sua matita e riprese con la sua macchina fotografica volti, gesti, elementi naturali, in foto che divengono simboli, ovvero tratti di unione fra passato e presente, che rinnovano momenti di plurime emozioni. Giunto qui da Torino, ma di padre pugliese, detto “Il Germanese” per i suoi colori, rimase captato dalla semplicità della vita locale, da quell’essenzialità che, pur se spinta dalla povertà, insegnava il profondo senso della vita. Purtroppo Antonicelli non raccolse in un unico libro i suoi scritti, i suoi disegni e le foto su Agropoli, rendendola quindi famosa, come fece il pur confinato Carlo Levi per Eboli ed Aliano, nel suo “Cristo si è fermato ad Eboli”. Pur se in frantumi, tuttavia si ritrova spesso Agropoli nelle testimonianze di questo letterato, poeta, disegnatore, fotografo, ovvero uomo di Cultura, sensibile osservatore, “giunto alla politica per dovere dei tempi”, come scrisse di lui Levi.. Non per amore al potere, non per carriera, ma per la sentita necessità di difendere un bene irrinunciabile, la libertà, si impegnò politicamente. Le Sale dell’exPretura, con il sottostante Museo Archeologico, a lungo abbandonate, recuperate dal sindaco Franco Alfieri, sono state da lui inaugurate con l’assessore alla Cultura Francesco Crispino, e presentate alla popolazione, con questa interessante Mostra, in un Incontro, moderato da Laura Del Verme, per approfondire questa interessante personalità ed il suo legame con Agropoli, evidenziato dal saggista Giuseppe Barone e con letture dell’attore Peppe Barile. Questo nuovo spazio della cittadina dovrà ospitare molte altre attività Artistiche-Culturali. Le foto di questa Mostra visitabile sino al 30 Gennaio 2011, si susseguono richiamando alla memoria molte personalità della Cultura dell’epoca, carpendo un attimo di perplessità, di gioia, di noia, di tristezza, di varie altre emozioni in momenti vissuti e captati dalla sensibilità di Antonicelli. A Sordevolo (Biella), nella Villa Cernigliano, è stato realizzato il Parco Letterario “Franco Antonicelli”, ma ci auguriamo che il rapporto con Agropoli continui, uniti da quel filo sottile, ma pur saldo, che unì Torino ad Agropoli nella vita di Antonicelli. Sintetizzata questa esperienza amara del letterato confinato, che pur diviene quasi dolce pausa in un ritiro diverso e meditativo, in quel “pigro movimento”, come egli lo definì, dall’opera Artistica di Dario Todero, in una composizione fotografica, esposta alle spalle dei relatori, ma rivolta al pubblico presente. L’opera “Fichi e Catene” con il potere dell’immagine creativa, qualunque sia il mezzo adoperato, ha sottolineato la durezza delle “catene” del soggiorno forzato, lontano dalla propria città, che trova però in quella pausa una dolcezza, come quella dei frutti caratteristici del Cilento, aggrinziti  come quei volti essiccati dal sole. Opera quasi del tutto monocromatica, di un particolare rosa bruciato, quasi quale un particolare tramonto riflesso sulla terra, è stata intelaiata su seta, in una preziosità che richiama all’influenza orientale sulla cultura cilentana, e, contemporaneamente, rendendo anche quell’apparentemente impalpabile realtà passata, scivolosa, ma pur luminosa, di eventi, di personalità che non possono essere dimenticate, ma sono di esempio nei continui “corsi e ricorsi” della storia. Solo la memoria, solo la cultura può formare individui migliori che , per dirlo con parole di Antonicelli, imparino “La Pratica della Libertà”, e possano costituire un efficace “collettivo spirituale e morale”.

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