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Parco del Cilento: terminato il progetto di ricerca volto alla salvaguardia degli anfibi

di Redazione

Dopo un anno e mezzo di studi, è giunto al termine il progetto di ricerca riguardante il censimento e la distribuzione delle varie specie di anfibi nel territorio del parco, con il coordinamento scientifico del dott. Antonio Romano dello Studio Naturalistico Hyla, e il patrocinio della Societas Herpetologica Italica.

Grazie al progetto di ricerca, da una conoscenza lacunosa della distribuzione degli Anfibi nel territorio del Parco, si è arrivati all’acquisizione di una notevole quantità di dati che, permettono di avere un primo quadro chiaro e parzialmente esaustivo su questo argomento. Il progetto sugli Anfibi del Parco si inserisce in un quadro internazionale di sempre maggiore attenzione verso questi animali, spesso poco conosciuti. Nei confronti degli Anfibi vi è stata una vera e propria impennata di studi e ricerche, in parte motivata dal diffondersi dei preoccupanti dati sulla loro situazione mondiale. Dagli anni ’80, infatti, sono considerati universalmente come il gruppo di Vertebrati i cui componenti sono più seriamente esposti a rischio di estinzione. Questo declino su scala mondiale viene oggi espresso con l’acronimo G.A.D. (Global Amphibian Decline) ad indicare che in pericolo non sono più soltanto le specie o le popolazioni più strettamente interagenti con l’uomo o con attività ad esso collegate ma anche quelle di ampie zone considerate "integre". Tra le principali cause accertate del G.A.D ricordiamo: l’alterazione e la distruzione degli ambienti naturali; l’inquinamento sia idrico che atmosferico; le piogge acide, le epidemie virali, batteriche o micotiche; l’introduzione di specie alloctone predatrici o competitrici; l’incidenza delle radiazioni UV-B. Inoltre, data la peculiarità degli Anfibi di svolgere parte del proprio ciclo vitale in acqua e parte al suolo, risultano essere tra i migliori bioindicatori dello stato di salute dell’ambiente in cui vivono, fornendo una informazione "integrata" e d’insieme che altri gruppi, esclusivamente terrestri o acquatici, sono impossibilitati a dare.

Nel Parco sono state censite 11 specie di anfibi: 4 urodeli e 7 anuri. Sono presenti specie estremamente importanti dal punto di vista conservazionistico e rigorosamente protette dalle normative Europee. Il territorio del Parco presenta una estrema varietà di habitat acquatici in cui si riproducono gli anfibi. Dai grandi fiumi ai piccoli torrenti montani, dai fontanili-abbeveratoio agli antichi pozzi in pietra, dagli stagni e prati allagati, alle peschiere alle sorgenti. Durante lo studio è emersa l’estrema importanza degli habitat artificiali (fontanili, pozzi, cisterne, peschiere) per la riproduzione degli Anfibi. Tuttavia l’abbandono delle tradizionali attività agricole e della pastorizia mina l’integrità di questi manufatti, che nel tempo tendono ad interrarsi o a perdere la capacità di conservare l’acqua. Una corretta gestione e manutenzione di questi piccoli habitat artificiali assume, dunque, un ruolo di estrema importanza, oltre che culturalmente come testimonianza delle civiltà contadina, anche per la conservazione di un patrimonio faunistico di grande valore, come quello degli Anfibi.

Il prossimo passo sarà, quindi, la messa a punto di linee guida per la corretta gestione dei siti artificiali, per la riproduzione degli Anfibi e la formazione del personale di quegli enti, come le Comunità Montane, che sono responsabili della manutenzione di tali manufatti.

FONTE: newsletter del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.

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