Antonio e le ‘sedute in bellavista’, gli scatti sono finestre sul mondo

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Le vedi ancora nei piccoli paesini del Sud, soprattutto d’estate. Le trascinano fuori casa per guardare cosa succede, scambiare inciuci con la vicina, aspettare che passi qualcuno che si fermi a chiacchierare. La sedia davanti la porta di casa è un simbolo nella cultura meridionale, diventata protagonista di un progetto fotografico unico nel suo genere. La firma è di Antonio Ambrosio, 37enne della provincia di Salerno e napoletano d’adozione, che da un po’ di tempo va a caccia di sedie.

Proprio così. Sedie di legno, ferro, plastica, vimini, ma anche sedie da lavoro, poltroncine: sedute al tramonto, in riva al mare, sotto la pensilina dell’autobus; ma anche sedie lasciate qua e là che Antonio ha raccolto in una pagina Facebook a supporto del suo progetto fotografico “Sedute in bellavista”. Il nome è un omaggio alla napoletanità e a Luciano De Crescenzo, di cui è un grande ammiratore: «Volevo giocare con il titolo e questo mi è sembrato il più adatto», spiega Antonio, che di mestiere fa tutt’altro: una laurea in Giurisprudenza e un lavoro a contatto con il mondo del diritto della proprietà intellettuale, nello specifico della tutela dei marchi. 

«E’ nato tutto perché per lavoro giro molto – ha aggiunto – La primavera scorsa mi è capitato di notarne tre vicine per strada a Napoli per la prima volta. Postai la foto su Facebook e da lì sono arrivato a 310. Il giorno dopo a Vietri di sera, poi a Milano, in Svizzera, ad Amsterdam. E’ un progetto che affronta una questione sociale – chiarisce Ambrosio – perché la gente non si guarda più intorno, non si ferma più davanti casa. C’è tempo e spazio solo per i social. E c’è anche un aspetto sociologico importante: al sud era posta fuori le case per condividere del tempo, la loro visione sul mondo».

Una collezione che cresce ogni giorno anche grazie alle condivisioni degli amici, che regalano uno scorcio cilentano di una sedia con vista sul mare, che presto potrebbe diventare una mostra fotografica, un libro che sappia far dialogare passato e futuro o uno studio sociologico. «Se si creano i presupposti», sottolinea Antonio. E nell’attesa, ci sediamo “in bellavista”.

Sfoglia la gallery (pagina Facebook Le sedute in “bellavista”)

©Riproduzione riservata

 

 

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