Arte e sensibilità, tutta la bellezza dell’estemporanea di pittura dedicata a Carmine Caputo

Binomio inscindibile di arte e sensibilità ha caratterizzato la seconda edizione dell’Estemporanea di pittura, in memoria dell’artista locale Carmine Caputo. In una Licusati gremita e pronta a rispondere positivamente all’evento, si è tenuta la cerimonia di premiazione, in data 12 agosto 2018. Sponsorizzati dalla Fondazione Grande Lucania Onlus, presieduta dall’avvocato e senatore Francesco Castiello, gli organizzatori – la dottoressa Anna Maria Bortone e l’architetto Innocenzo Bortone – hanno rilanciato il paese in nome della bellezza, del desiderio di generare intelligenze accorate. La serata, condotta dalla dottoressa Soraida del Duca, si apre con la premiazione della sezione fumetti, grande innovazione della seconda edizione, e senior. La giuria di esperti premia, al primo posto, l’artista Victoria Novikova, per la rappresentazione dei colori e vita tipicamente estivi che animano il borgo locale. Sul podio, anche Giuseppe De Franco, che proietta l’osservatore in una dimensione surreale ed onirica, e lo stupore in china di Emanuele Sabatino; il premio speciale, offerto dall’artista locale, prof. Pantaleo Tarallo, va ad Anna Sorrentino per la scelta di voler fissare, per la seconda volta nella memoria, lo stemma cittadino.

L’effetto straniante e magico della musica dell’oboista Don Antonio Toriello e del pianista Gaetano Toriello lascia, poi, spazio al convegno “Sbullonarti: l’arte di smontare il bullismo”, con la presentazione – a cura del dottore Pasquale Carelli –  del libro della giovane studentessa Arianna Nese. In una realtà virtuale, in cui diviene impossibile discernere vittima e carnefice, l’autrice delinea il disagio giovanile con ritmo incalzante e tecnica cinematica. Il romanzo, volutamente privo di ambientazione, quasi a voler suggellare un fenomeno generazionale troppo diffuso, e tendente al paradosso, riflette la personale esperienza dell’autrice. Segue la premiazione della sezione giovani e dei bambini: proprio loro sono i destinatari di questa iniziativa, con l’arte come veicolo di formazione e forma di bellezza che insegni a vivere con occhi vivi e il cuore che fiorisce. Vincitrici della sezione giovani, le sensibili opere di Chiara Scanniello e Viviana Di Luca, cui vanno i premi offerti dall’Industria Maimeri, sponsor tecnico.

Moderati dalla professoressa Maria Teresa Grimaldi, prosegue la discussione sul tema del bullismo tra esperti nel campo del diritto, della psicologia. Apre il convegno l’avvocato e docente presso “La Sapienza” di Roma Antonio Calicchio, che definisce il bullismo espressione di involuzione culturale, derivante dal rispecchiarsi ossessivamente in falsi miti, dal non essere riconosciuti nelle proprie insicurezze e nel proprio bisogno di ascolto, di aiuto: se l’arte greca del vivere, con il prendere coscienza di sé e degli altri e l’accettare di non essere bastevoli a se stessi, venisse applicata, gli esiti sarebbero diversi. Prende la parola la dottoressa Ricchiuti, assertrice di una recente legge regionale, il cui obiettivo è tutelare il minore con le proprie fragilità, che considera responsabile del fenomeno il collasso dell’intero sistema educativo, con l’ormai assente comunicazione tra istituzione scolastica e familiare. Per Monia Monzo, se manca l’intelligenza emotiva e la volontà di avvicinarsi empaticamente all’altro, il bullismo non può essere prevenuto: la fragilità, una delle radici ontologiche della vita, dovrebbe essere premessa a considerare la vita propria e altrui; in essa, infatti, si celano valori di sensibilità e delicatezza, di gentilezza estenuata e dignità, di intuizione dell’indicibile, che consentono di immedesimarsi con più passione negli stati d’animo, nelle emozioni, degli altri da noi. In caso contrario, si assiste a disparità di potere tra pari, a forme di violenza intenzionali e persistenti, come afferma la dottoressa Lucibello; di conseguenza, il bullo rifugge il contatto altrui, benchè ad esso aneli nostalgicamente. Come ha ricordato il senatore Castiello nel suo discorso iniziale, la violenza porta al dolore soprattutto quando attacca anime ancora non strutturate, personalità in potenza, desiderose di tradursi in atto. Si dovrebbe sempre ascoltare il rumore della loro vibrante debolezza, con un atteggiamento volto ad accogliere la parola e lo sguardo altrui: pupille nelle pupille, bagnate di vita, per immettere l’uno gli occhi nell’altro, perchè la vita ferita si cura solo con altra vita. Ed è dal volto che ha inizio il viaggio, quell’ “intuarsi”, che trae il “tu” fuori dai tentacoli del disamore, dall’anonimato.

L’augurio della comunità di Licusati è che, con occhi vivi, possa perpetuarsi la memoria dell’artista Carmine Caputo, la cui arte sboccia già in tenera età, e, difesa con delicatezza e  strenua passione, supera le avversità, cui la vita – inevitabilmente – lo sottopone. Per l’artista, l’arte è il baluardo posto di fronte alla tentazione del nulla, è via d’accesso a quella vita che non muore attraverso l’apparire delle cose, ma ne scorge e rivela il senso pieno, spezzando la superficie uniforme del tempo. E l’estemporanea, esercizio di meraviglia incastrata nel quotidiano e di bellezza da scandagliare nella sua formidabilità, è emozione che nasce nell’uomo, quando l’animo recupera le sorgenti intatte dell’aprirsi agli altri, con dedizione e solidarietà, lontani dalla gelida disattenzione.

Appuntamento all’anno prossimo con la terza edizione e l’aggiunta, in gara, della sezione fotografia.

 

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