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Caccia senza scrupoli ai cervi del Cervati

di Domenico Nicoletti

Il Monte Cervati con i suoi 1.898 m s.l.m., è il monte più alto della Campania. Posto nel Parco del Cilento e Vallo di Diano ne rappresenta una delle sue più straordinarie risorse naturali, simbolo e cuore della Riserva di Biosfera dell’Unesco sin dalla preistoria è stato abitato e vissuto dall’uomo.
Al fine di determinare un riequilibrio nella catena alimentare naturale ed a seguito della completa estinsione della specie principe da cui proviene lo stesso nome del Monte Cervati, alcuni anni fa, dopo attenti studi sulla possibilità di reintroduzione, sono stati immessi una quantità di cervi che potevano ripopolare il territorio e fornire nella selezione naturale della specie, una possibilità di alimentazione per le mandrie di lupi che attraversano l’Appennino centrale e quindi anche il Monte Cervati, liberando il Parco dal pagamento di innumerevoli esborsi per danni da fauna selvatica. La tutela della biodiversità è garanzia di tutela non solo per la nostra esistenza, ma anche per i nostri discendenti e per tutti gli esseri viventi della Terra, la biodiversità è il pilastro della salute del nostro pianeta ed è il garante della nostra sopravvivenza. Ma di questo ci preoccupiamo molto poco e preferiamo distruggere il nostro ambiente di vita e con esso tutte le specie viventi. Da alcuni mesi e soprattutto nell’ultimo periodo di maggiore freddo, in alcuni dei Comuni centrali del Monte Cervati,  approfittando della neve e quindi della fuoriuscita dei Cervi dai boschi in cerca di cibo, squadre di cacciatori hanno fatto strage di cervi muniti di radio collare e quindi della specie immessa per la riproduzione. Non mancano anche ritrovamenti di carcasse di cervi. E nemmeno chi,  approfittando della situazione, ne ricava la carne per imbandire pranzi e cene in famiglie e con gli amici. Il tiro al piccione senza alcun controllo e verifica di attuazione dei programmi che pure il Parco avrebbe dovuto garantire per suo compito istituzionale.Il Cervo è da sempre stato il grande “Signore del Cervati”, lo dimostrano gli straordinari ritrovamenti di un cranio Neanderthaliano di 50.000 anni or sono con numerosi ritrovamenti Musteriani nella grotta di Vallicelli di Monte San Giacomo. I Neanderthaliani che frequentavano la gotta dei Vallicelli conoscevano bene il Monte Cervati e la sua fauna i cui resti dimostrano che gli animali più frequentemente cacciati erano cervi e caprioli che riflettevano la presenza di una fitta copertura boschiva del territorio. Di fatto il tesoro della grotta di Vallicelli ha una sua struttura di valorizzazione nel primo ARCHEODROMO del sud Italia realizzata con i fondi del Pit Parco da eminenti esperti di tutto il mondo, sconosciuto da tutti. Anche questa realtà rientrava in un processo di consapevolezza del valore della civiltà del territorio che invece si rispecchia, amaramente, nella brutalità delle stragi dei Cervi. Quasi che nell’infernale macchina di un insano “modernismo”, i Cervi rappresentano lo sfogo e/o il divertimento contro noi stessi e al male che siamo capaci di farci. Mi chiedo dove sono i controlli e le politiche di tutela (sensibilizzazione, monitoraggio e controllo) di una specie prioritaria che dovrebbe inorgoglire gli abitanti del territorio per la qualità ambientale e la valorizzazione turistica. Ho inoltrato un esposto contro ignoti al Corpo Forestale dello Stato del Coordinamento Territoriale Ambiente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano per le inqualificabili abbattimenti di frodo e aspetto risposte. 

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