Camorra, estorsioni e spaccio in piana del Sele: 5 arresti

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di Luigi Martino

Un fatturato mensile di circa 50 mila euro dallo spaccio di droga. La stima è dei carabinieri del comando provinciale di Salerno nell’ambito di una indagine su una banda di pusher che ha portato alla notifica di misure cautelari emesse dal gip nei confronti di sei persone indagate, a vario titolo, per detenzione e spaccio di stupefacenti, estorsione, concorso in lesioni aggravate dal metodo mafioso e di detenzione e porto abusivo di arma. In carcere, Giovanni Maiale, 47 anni, detto ‘a minaccia’, nipote dell’omonimo Giovanniello, capo storico del clan omonimo. Degli altri cinque indagati, quattro hanno ottenuto i domiciliari, mentre un altro l’obbligo di dimora. 

L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia salernitana nasce a maggio di due anni fa, dopo un tentativo, denunciato, di estorsione subito dai titolari di un supermercato di Eboli. Per quell’episodio, fu arrestato il 47enne insieme con altre due persone. Nel corso degli anni, stando a quanto riferiscono gli investigatori, Giovannia minaccia‘ sarebbe stato protagonista di diversi delitti sul territorio ebolitano per imporre la supremazia del clan. L’indagine ricostruisce un gruppo armato, con ruoli e competenze ben definite, che ha la disponibilità di ingenti quantitativi di cocaina, hashish e crack, con collegamenti, attraverso la sesta persona indagata, nel quartiere Barra di Napoli, un canale privilegiato dove rifornirsi degli stupefacenti. Tra le contestazioni mosse dalla procura, anche minacce per costringere alcuni ‘clienti’ al pagamento di forniture di stupefacenti non saldate.

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A Giovanni Maiale e a una sua complice, anche lei indagata, viene contestata anche un’aggressione con uno sfolla gente, il 18 maggio 2018, in un bar del centro di Eboli, ai danni di alcuni appartenenti alla comunità rom del posto; una ritorsione in quanto i rom avrebbero messo pubblicamente in discussione lo spessore e la credibilità criminale del boss. I Maiale di recente tentavano di riorganizzarsi nel territorio della Piana del Sele, grazie al ritorno del suo capo storico, Giovanni Maiale, alias Giovanniello, a fine dell’anno 2017. Giovanniello è poi stato riarrestato il 14 febbraio 2019 con altre due persone per turbativa d’asta ed estorsione aggravate dal metodo mafioso, nonchè detenzione illegale di armi da fuoco e relativo munizionamento, ricettazione, falso in bilancio e corruzione aggravata. 

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