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	<title>Luoghi di interesse | Giornale del Cilento</title>
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	<description>Notizie dal Cilento. News, Cronaca, Turismo e Territorio</description>
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		<title>Pasqua e Pasquetta: in Campania mete last minute tra natura e cultura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:43:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
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					<description><![CDATA[Pasqua e Pasquetta in Campania all’insegna delle esperienze last minute tra natura, cultura e tradizione. Complice il clima primaverile e un calendario favorevole, la regione si conferma tra le mete [...]]]></description>
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<p class="p1">Pasqua e Pasquetta in Campania all’insegna delle esperienze last minute tra natura, cultura e tradizione. Complice il clima primaverile e un calendario favorevole, la regione si conferma tra le mete più richieste anche per chi decide di organizzarsi all’ultimo momento. Ecco cinque idee pratiche e facilmente realizzabili, verificate e adatte a diversi tipi di viaggiatori.</p>



<p class="p1"><strong>1. Trekking sul Vesuvio tra panorami e storia</strong></p>



<p class="p1">Il Parco Nazionale del Vesuvio resta una scelta sempre valida per una gita di Pasquetta. I sentieri principali sono accessibili con prenotazione online e permettono di raggiungere il cratere in sicurezza. Le condizioni meteo primaverili rendono l’escursione particolarmente piacevole, con vista sul Golfo di Napoli. Consigliato partire presto per evitare affollamenti.</p>



<p class="p1"><strong>2. Costiera Amalfitana fuori stagione piena</strong></p>



<p class="p1">Sebbene sia una delle mete più battute in estate, tra Pasqua e Pasquetta la Costiera Amalfitana è ancora vivibile. Località come Amalfi, Ravello e Positano registrano presenze, ma senza i picchi estivi. I collegamenti via bus e traghetto sono attivi, ma è preferibile verificare gli orari aggiornati. Ideale per una giornata tra borghi, mare e cucina locale.</p>



<p class="p1"><strong>3. Picnic nei Campi Flegrei</strong></p>



<p class="p1">Per chi cerca un’alternativa meno affollata, l’area dei Campi Flegrei offre spazi ampi e scenari naturali suggestivi. Il Lago d’Averno e il Parco Archeologico di Cuma sono mete adatte a una giornata all’aperto. Alcune aree consentono picnic nel rispetto delle regole ambientali, ma è sempre consigliato informarsi sulle eventuali limitazioni.</p>



<p class="p1"><strong>4. Napoli tra arte sacra e tradizioni pasquali</strong></p>



<p class="p1">Il capoluogo campano propone un mix tra cultura e tradizione. Durante il periodo pasquale, molte chiese del centro storico organizzano celebrazioni e aperture straordinarie. Musei come il Museo Archeologico Nazionale restano una scelta solida in caso di tempo variabile. Non mancano le specialità tipiche come pastiera e casatiello nelle storiche pasticcerie cittadine.</p>



<p class="p1"><strong>5. Reggia di Caserta e il suo parco</strong></p>



<p class="p1">La Reggia di Caserta è una delle destinazioni più richieste per Pasquetta. Il complesso borbonico è aperto con accessi regolati e offre sia la visita agli appartamenti storici sia la possibilità di passeggiare nel parco e nei giardini inglesi. È consigliato acquistare i biglietti online per evitare code.</p>



<p class="p1">In generale, per chi si muove all’ultimo momento, resta fondamentale verificare disponibilità, orari di apertura e condizioni meteo. La Campania, con la sua varietà di paesaggi e offerte culturali, si conferma una destinazione capace di soddisfare anche le scelte improvvisate, con soluzioni accessibili e ben collaudate.</p>
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		<title>Agropoli e i suoi dintorni: itinerari tra borghi, storia e panorami incantati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 17:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agropoli]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari & borghi]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
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<p>Affacciata sul Golfo di Salerno, con il suo profilo di case bianche che digradano verso il mare, Agropoli è molto più di una località balneare. Questa cittadina cilentana custodisce un patrimonio culturale, paesaggistico e umano che invita a esplorazioni lente e sorprendenti. Agropoli non è solo un punto di arrivo per l’estate: è un luogo da scoprire tutto l’anno, grazie ai suoi borghi, alle fortezze, alle viste mozzafiato e alle tradizioni che raccontano secoli di storia.</p>



<p>Un borgo da cartolina: il centro storico</p>



<p>Il cuore di Agropoli è il suo centro storico, un labirinto di vicoli e scalinate che si arrampicano sul colle dominato dal Castello Angioino-Aragonese. Dalle sue mura si gode uno dei panorami più belli del litorale campano: a sud il porto, davanti il mare aperto, alle spalle i picchi dell’entroterra. Passeggiando tra le case in pietra, si incontrano chiese secolari come Santa Maria di Costantinopoli, con i suoi affreschi rinascimentali, e piazzette dove il tempo sembra rallentare.</p>



<p>Il borgo è perfetto per una passeggiata mattutina, seguita da una sosta in una delle botteghe artigiane o in una caffetteria con vista sulla costa. Le mura antiche e le antiche porte di accesso raccontano di un passato fatto di scambi, dominazioni e strategie difensive.</p>



<p>Dal mare alla collina: trekking ed escursioni</p>



<p>Agropoli è anche porta di accesso a itinerari naturali di grande fascino. A pochi chilometri dal centro, il Parco Archeologico di Paestum, con i suoi templi dorici tra i più integri al mondo, offre un’esperienza unica che unisce natura, storia e architettura. Le passeggiate tra le rovine si intrecciano con percorsi ciclabili e aree verdi dove è possibile sostare all’ombra degli ulivi secolari.</p>



<p>Per gli amanti del trekking, la zona collinare che circonda Agropoli regala sentieri panoramici che conducono verso borghi come Camerota e Pollica, attraversando boschi, muretti a secco e pascoli. L’aria frizzante dell’entroterra è un invito a esplorare luoghi meno noti ma ricchi di autenticità, dove il paesaggio rurale incontra scorci sul mare.</p>



<p>Dintorni da scoprire: borghi e tesori nascosti</p>



<p>A breve distanza da Agropoli si aprono borghi che meritano una visita approfondita. Celle di Bulgheria, arroccato sotto il Monte Bulgheria, conserva una struttura medievale autentica, con vicoli tortuosi e scorci che si affacciano sulla valle. Da qui è possibile raggiungere facilmente Roccagloriosa e San Giovanni a Piro, borghi che raccontano tradizioni antiche e offrono eccellenze culinarie legate al territorio.</p>



<p>Non lontano, Acciaroli (frazione di Pollica) è un borgo marinaro di grande fascino, celebre per le sue acque cristalline e per essere stato frequentato da Ernest Hemingway. Qui il tempo sembra fermarsi tra piccole piazze, barche colorate e ristoranti dove il pesce fresco è protagonista.</p>



<p>Sapori e tradizioni</p>



<p>La cucina di Agropoli e dei suoi dintorni riflette la ricchezza del territorio: olio extravergine di oliva di alta qualità, formaggi locali, legumi e, naturalmente, i frutti del mare. Piatti come gli scialatielli ai frutti di mare, il baccalà alla cilentana e le zeppole di San Giuseppe raccontano tradizioni che si sono adattate nel tempo senza perdere autenticità.</p>



<p>Le sagre paesane e le feste religiose rappresentano un modo speciale per entrare in contatto con la comunità locale, offrendo ai visitatori esperienze che vanno oltre la semplice degustazione: è un’immersione nei riti, nei profumi e nei sapori di un territorio vivo.</p>



<p>Agropoli tutto l’anno</p>



<p>Contrariamente alla percezione comune che vede il Cilento come meta estiva, Agropoli è una destinazione che regala emozioni in ogni stagione. In inverno, i vicoli del centro storico si popolano di luci e iniziative culturali, mentre le giornate di primavera e autunno sono perfette per escursioni alla scoperta dei borghi circostanti senza la folla dei mesi estivi.</p>



<p>Un itinerario consigliato per i visitatori è partire da Agropoli alla scoperta delle aree interne del Parco Nazionale del Cilento, dove ogni borgo racconta una storia diversa, tra castelli, chiese rupestri, scorci panoramici e la calorosa accoglienza dei residenti.</p>



<p>Agropoli non è solo una cartolina sul mare: è un punto di partenza per un viaggio nel cuore del Cilento. Tra centro storico, borghi antichi, sentieri panoramici e sapori autentici, questa terra invita a camminare, assaporare e ascoltare. Chi sceglie Agropoli scopre un territorio ricco di stratificazioni culturali e naturali, un luogo dove ogni angolo racconta una storia e dove il viaggio diventa esperienza.</p>



<p>Foto tratta dal web </p>
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		<title>Festa di San Lazzaro a Centola dal 19 al 21 settembre: origine e significato del culto</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/festa-di-san-lazzaro-a-centola-dal-19-al-21-settembre-origine-e-significato-del-culto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Marrazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 17:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Centola-Palinuro]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo la canonizzazione di Carlo Acutis e il pellegrinaggio al Sacro Monte di Novi Velia, Centola si prepara a un altro momento di intensa devozione religiosa: i festeggiamenti in onore [...]]]></description>
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<p>Dopo la canonizzazione di Carlo Acutis e il pellegrinaggio al Sacro Monte di Novi Velia, Centola si prepara a un altro momento di intensa devozione religiosa: i festeggiamenti in onore di <strong>San Lazzaro</strong>, che avranno luogo dal 19 al 21 settembre (la terza domenica del mese, come da tradizione).</p>



<p>La celebrazione culminerà nella processione lungo le vie del paese, accompagnata come di consueto dai fuochi d’artificio. Spettacoli musicali, tra cui l’immancabile concerto di musica sinfonica, allieteranno le tre serate dedicate al santo, oggetto di venerazione a Centola fin dai tempi antichi.</p>



<p>Si tratta del mendicante lebbroso protagonista della parabola del ricco epulone, riportata dal Vangelo di Luca (16, 19-31): “C’era un uomo ricco, che portava vesti di porpora e di bisso e faceva festa ogni giorno con grandi banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, sedeva alla sua porta a mendicare, tutto coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con gli avanzi che cadevano dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Poi morì anche il ricco e fu sepolto. Finito negli inferi tra i tormenti…”</p>



<p>Sulla base di questa parabola Lazzaro è venerato in quanto protettore dei malati, dei poveri, degli emarginati. Egli incarna la sofferenza umana, che se sopportata con fede porta alla ricompensa ultraterrena. Nel suo destino si può anche scorgere una similitudine con quello di Cristo stesso. Entrambi infatti subiscono l’ingiustizia mondana, l’indifferenza dei potenti, l’abbandono, l’umiliazione, le piaghe, la morte, ma entrambi trovano gloria e riscatto: Lazzaro nel seno di Abramo, Gesù nella resurrezione.</p>



<p>Un culto dal significato profondo, dunque, che invita a riflettere sulla sofferenza umana e sull’importanza della solidarietà, promettendo di animare ancora una volta le vie di Centola.</p>
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		<title>Oasi Wwf di Morigerati, così la natura dà spettacolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2024 14:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
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					<description><![CDATA[L’oasi occupa 607 ettari di natura incontaminata e selvaggia che il Cilento svela verso Sud, nell’entroterra del golfo di Policastro, a Morigerati. Un fenomeno carsico secondo in Europa per importanza, [...]]]></description>
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<p>L’oasi occupa 607 ettari di natura incontaminata e selvaggia che il <strong>Cilento</strong> svela verso Sud, nell’entroterra del golfo di Policastro, a <strong>Morigerati.</strong></p>



<p>Un <strong>fenomeno carsico</strong> secondo in Europa per importanza, una stazione di muschi prima nel Meridione d’Italia, che vanta un record: centinaia di sfumature di verde la rendono il gioiello del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Basterebbe questo per descriverla ma c’è dell’altro. L’Oasi Wwf Grotte del Bussento di Morigerati, con la sua natura selvaggia e la sua ricchezza geologica, per un gruppo di giovani sono un eden da trasformare in un luogo di ritiro per gli amanti della vita e dei ritmi lenti.</p>



<p>E’ l’estate del <strong>1988:</strong> serve attirare l&#8217;attenzione all&#8217;ambiente e proteggere quell’ecosistema unico e ricco, in quel canto sperduto del mondo. Con la complicità di chi sulle spalle ha qualche anno in più, si pensa ad uno sciopero della fame. Per sette giorni niente da mangiare e dell’acqua solo per combattere la calura di luglio. <strong>Nasce così, poco più tardi, l’Oasi di Morigerati, tra i progetti di conservazione più importante di Wwf Italia, inserita nella lista mondiale dei Geoparchi.</strong></p>



<p>Il percorso per raggiungerla dal centro abitato si srotola per 900 metri lungo <strong>un’antica mulattiera</strong> in pietra, incantevole. Giù a valle c’è il <strong>fiume Bussento,</strong> protagonista di quest’area, perché riaffiora nella grotta a Morigerati, <strong>dopo essere scomparso per quattro chilometri nelle viscere della terra a Caselle in Pittari, </strong>dall&#8217;inghiottitoio del Bussento, una caverna imponente nella quale il fiume scompare nel buio per poi riemergere a Morigerati.</p>



<p>Scendere nell’area protetta è un’esperienza unica: uno spettacolo naturalistico particolarmente suggestivo sia in primavera, che in estate quando la vegetazione – domina la macchia mediterranea &#8211; cambia colore e diventa brillante. Il sentiero è in parte scavato nella roccia ed è accompagnato dal paesaggio montuoso.</p>



<p>Dopo una serie di tornanti ecco il primo scorcio felice: un <strong>antico mulino</strong> in pietra costruito nel 1700 e attualmente funzionante, restaurato da falegnami del posto con assoluta meticolosità. Simbolo del rapporto straordinario tra l’uomo e la natura, l’antico mulino ha molito fino agli anni ’60. Fino ad allora giungevano da ogni parte del territorio per macinare grano, in prossimità della sorgente. La molitura è a ruota orizzontale, un elemento questo che lega il Cilento ai monaci greci che qui si rifugiarono nell’VIII secolo per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste.</p>



<p>Anche Morigerati, come altri borghi del territorio, vanta tracce preziose del loro passaggio. Ne è l’esempio la sacra icona di San Demetrio, martire di Tessalonica, oggi protettore del paese. Un punto di particolare spettacolarità è dato dalla grotta del Bussento, la gola scavata dal fiume, ricca di flora e fauna unica, tra cui lontra e gamberi o alcuni dei nuclei più consistenti di muschi, felci e salici.</p>



<p>Un altro punto di particolare spettacolarità è dato dalla <strong>grotta del Bussento,</strong> tempio imponente di bellezza al quale si accede attraverso un portale di pietra e un percorso attrezzato in legno che permette l’affaccio per godere dello spettacolo unico e incredibile che crea la natura. E’ qui che il fiume riemerge impetuoso e violento di ritorno dal suo misterioso percorso sotterraneo.</p>



<p>La grotta è stata oggetto di esplorazioni fin dal 1925 dal barone <strong>Carlo Franchetti,</strong> che hanno reso accessibile al visitatore circa 600 metri. Dei sei chilometri sotterranei ne sono stati esplorati poco più di uno. Si tratta di un percorso sotterraneo di enorme difficoltà&nbsp;che però offre caratteristiche e meraviglie che solo la madre natura può originare. Cascate, giochi d’acqua e pozze cristalline sono il contorno di questa riserva naturalistica di incredibile fascino.</p>



<p>Titoli di coda? Nient’affatto: contenuti extra e niente effetti speciali, qui non servono. La <strong>lontra,</strong> a rischio estinzione, probabilmente ha la popolazione più ricca d’Italia proprio in quest’oasi, nei punti difficilmente raggiungibili dall’uomo e particolarmente incontaminati. Si possono individuare segni del passaggio del lupo, del gatto selvatico e dell’istrice. Nelle zone più prossime alle sorgenti vivono la salamandra dagli occhiali, trote, il merlo acquaiolo; mentre puntando gli occhi al cielo è possibile anche scorgere il corvo imperiale, il gheppio, il nibbio bruno e quello reale. Prima della risalita un ultimo sguardo al panorama incantevole, e un interrogativo: il viaggio può finire o continuare. Morigerati è tutta da scoprire.</p>



<p><em>Informazioni e contatti per visitare l&#8217;Oasi Wwf di Morigerati: 333 6959991</em></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/morigeratioasi2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-id="73602" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/morigeratioasi2-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-73602" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/morigeratioasi2-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/morigeratioasi2-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/morigeratioasi2-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/morigeratioasi2-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/morigeratioasi2-1068x712.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/morigeratioasi2-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/morigeratioasi2.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Cosa vedere a Morigerati: guida alle meraviglie da scoprire</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cosa-vedere-a-morigerati-ecco-le-6-bellezze-da-non-perdere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2024 11:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
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					<description><![CDATA[Morigerati è una meta che non può mancare nel carnet di un buon viaggiatore che sceglie di visitare il Cilento. Chi lo visita la prima volta rimane rapito dalle destinazioni [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Morigerati</strong> è una meta che non può mancare nel carnet di un buon viaggiatore che sceglie di visitare il Cilento. Chi lo visita la prima volta rimane rapito dalle destinazioni più note, quelle sulla costa. Ma il Cilento non è solo questo, e <strong>i luoghi da visitare sono innumerevoli</strong>: una sub regione piena di sorprese archeologiche e naturalistiche. Morigerati ne custodisce alcune. </p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Oasi Wwf Grotte del Bussento</strong></li>
</ol>



<p>Dal 1995 Oasi Wwf, il sito naturalistico delle Grotte del Bussento è considerato il più importante in Italia per il particolare fenomeno carsico della risorgenza. Una riserva di 607 ettari che si raggiunge dopo una passeggiata lungo un’antica mulattiera. Offre uno straordinario paesaggio: la vegetazione è di muschi, felci, salici e ontani. Ospita, infatti, la stazione di muschi più importante del Sud Italia. Affascinante l’antico mulino a ruota orizzontale, in funzione fino agli anni ’60, unico nel territorio a operare, di nascosto di notte, anche nel periodo fascista.</p>



<ol class="wp-block-list" start="2">
<li><strong>La Ferriera</strong></li>
</ol>



<p>È considerata uno degli esempi più interessanti di archeologia industriale del territorio cilentano. La Ferriera di Valle della Corte a Morigerati è stata realizzata attorno alla metà del diciannovesimo secolo e utilizzata per lavorare e trasformare il ferro. Si tratta di un grande esempio di archeologia proto – industriale, con oltre 450 metri quadrati di superficie, fino a poco tempo fa sepolto da circa tre metri di terra e camuffato da una fitta macchia mediterranea. Un tesoro, disposto su due corpi di fabbrica, venuto alla luce solo qualche anno fa. A poche centinaia di metri un canale artificiale derivava l’acqua del fiume verso il corpo inferiore della ferriera, dove un ramo si distribuiva su due trombe a vento per l’alimentazione di un fuoco di raffinazione ed un secondo lambiva il lato meridionale dell’edificio per muovere la ruota idraulica di un maglio. Mentre il secondo corpo della ferriera, a monte, fungeva da deposito per carbone e minerale e per alloggio dei lavoranti. Vicino alla ferriera sopravvivono i ruderi di un ponte medievale «a schiena d’asino».</p>



<ol class="wp-block-list" start="3">
<li><strong>Il fiume Bussento</strong></li>
</ol>



<p>Nasce su un versante meridionale del Monte Cervati, la seconda montagna più alta della Campania. A Caselle in Pittari il fiume Bussento scompare per circa sei chilometri dopo essersi inabissato nell’Inghiottitoio, per poi ricomparire nella cosiddetta risorgiva, che si trova nella grotta nell’Oasi Wwf di Morigerati. Questo susseguirsi di cavità naturali sono state oggetto di un primo studio nel 1925 da parte del Barone Carlo Franchetti, uno degli esploratori italiani più importanti del secolo scorso, che poi è ritornato a Morigerati nel ’50 insieme al Circolo Speleologico Romano. Tutta l’area, compreso l’Inghiottitoio a Caselle in Pittari, è stata esplorata nel corso di diverse spedizioni negli anni 1952, 1956 e 1982. Ma dei circa sei chilometri sotterranei, che percorre il fiume Bussento prima di riemergere a Morigerati, ne sono stati esplorati soltanto 1,2 Km tra cascate, saliscendi stretti e larghi nella cavità che si restringe e forma laghetti tra le pareti.</p>



<ol class="wp-block-list" start="4">
<li><strong>Il museo etnografico</strong></li>
</ol>



<p>Nato nel 1976 come Silvo &#8211; Pastorale della civiltà contadina, ad opera delle sorelle Clorinda e Modestina Florenzano, il Museo etnografico ha sede in via Granatelli, all&#8217;interno di un pregevole edificio storico, ristrutturato nell&#8217;ultimo decennio, il Convento di Sant’Anna. Raccoglie utensili e manufatti connessi al lavoro artigianale e rurale. Negli anni Sessanta, Clorinda e Modestina Florenzano iniziarono la raccolta dei primi oggetti di uso comune, con una particolare attenzione agli utensili di lavoro ed ai manufatti tessili. Furono così salvati dall&#8217;incuria del tempo e dall&#8217;oblio storico, migliaia di oggetti, che oggi rendono il museo uno dei più ricchi del territorio. Una collezione che conserva testimonianze e ricordi, immagini fotografiche, registrazioni sonore e video di attività artigiane e feste locali. Ospita una importante sezione dedicata alla cereria di Morigerati, che produceva in passato oggetti&nbsp; di devozioni ed ex voto. Il Museo di Morigerati è lo specchio storico di una realtà in continuo mutamento in cui la didattica per le scuole, l&#8217;informazione e l&#8217;accoglienza dei visitatori rappresentano gli obiettivi fondamentali. Dal 1994 è diventato proprietà del comune di Morigerati e nel 2008 è stato riconosciuto museo di interesse regionale dalla Regione Campania. E&#8217; diretto dall&#8217;antropologo Luciano Blasco.</p>



<ol class="wp-block-list" start="5">
<li><strong> Il Palazzo Baronale </strong></li>
</ol>



<p>Nel Trecento Morigerati entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Sanseverino. Poi il territorio passò&nbsp; a Matteo Comite di Salerno, per poi essere venduto ai Di Stefano che nel XV secolo fecero costruire il palazzo baronale. Il Castello, nei secoli successivi, ospitò i signori che si succedettero al governo del paese; gli eredi di questa famiglia ancora oggi abitano nel trecentesco palazzo. Alcuni di questi appartamenti conservano ancora gli arredi originali e sono dei veri e propri musei.</p>



<p>6. <strong>Frantoio antico&nbsp;</strong></p>



<p>Nell&#8217;edificio che ospita anche il centro visite delle Grotte del Bussento ed in prossimità del sentiero di accesso alle Grotte, è ubicato un antico frantoio oleario, recentemente restaurato, che ospita le prime macchine per la produzione dell&#8217;olio: la macina in pietra, la fornace e la pressa, quest&#8217;ultima prodotta dall&#8217;antica industria siderurgica di Napoli nel 1800.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Scopri la bellezza del Cilento al ristorante &#8220;I Saraceni&#8221;: relax, gourmet e avventure indimenticabili</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ristorante-i-saraceni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 16:41:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove mangiare]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo di Policastro]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni a Piro]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo & tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[Il ristorante&#160;I Saraceni, situato a San Giovanni a Piro nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, è quello che cerchi per gustare i piatti tipici della [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>ristorante&nbsp;I Saraceni</strong>, situato a San Giovanni a Piro nel cuore del <strong>Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano</strong>, è quello che cerchi per gustare i <strong>piatti tipici della cucina Cilentana</strong> rielaborati in chiave moderna.<br>La soluzione ideale anche per un Aperitivo Gourmet, da gustare a bordo piscina con una vista spettacolare: da un lato le montagne, dall’altro il mare.</p>



<p>Rispetto per i sapori locali e desiderio di sperimentare nuovi linguaggi gustativi. Il menu dello chef trova le sue radici nelle materie prime del luogo, attentamente selezionate tra quelle più pregiate. E le rielabora attualizzandole in moderni accostamenti, che sanno stupire il palato mantenendo sempre intatto l’equilibrio dei sapori.</p>



<p>C’è una storia d’amore dietro la nascita de <a href="https://www.isaracenirestaurant.it/" data-type="URL" data-id="https://www.isaracenirestaurant.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“<strong>I Saraceni Restaurant</strong>”</a>.  Amore per una terra magnifica che ha spinto Federico e Giuseppe, originari di Avellino, a diventare custodi e ambasciatori delle sue bellezze. Rivelandole attraverso la splendida <strong>Tenuta Terre di Bosco</strong> ed il suo ristorante, la cui proposta enogastronomica è sapientemente costruita sulle eccellenze del Cilento. Nel solco della <strong>Dieta Mediterranea</strong>, patrimonio Unesco.</p>



<p><em>«La tradizione – affermava Oscar Wilde – è un’innovazione ben risuscita»</em>. &nbsp;E anche noi siamo convinti che le due cose non possano fare a meno l’una dell’altra. Per “<strong>I Saraceni Restaurant</strong>” la tradizione è un ingrediente fondamentale, un valore da custodire perché significa autenticità e legame con i tempi. Rielaborandola e perfezionandola, la introduciamo nella contemporaneità. La stessa attenzione la riserviamo alla cura dei dettagli: diamo il meglio affinché ogni cosa sia fatta con la massima accortezza.</p>



<p>In sintesi, se stai cercando un luogo incantevole dove rilassarti e godere delle prelibatezze del territorio cilentano, “<strong>I Saraceni Restaurant</strong>” &nbsp;è sicuramente la scelta giusta. Un&#8217;esperienza autentica e immersiva, in cui la natura, la cultura e la gastronomia si fondono in un&#8217;armonia unica.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-3-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="155378" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-3-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-155378" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-3-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-3-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-3-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-3-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-4.png"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="155385" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-4-1024x683.png" alt="" class="wp-image-155385" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-4-1024x683.png 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-4-300x200.png 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-4-768x512.png 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-4-1536x1025.png 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-4.png 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-6.png"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="155384" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-6-1024x683.png" alt="" class="wp-image-155384" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-6-1024x683.png 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-6-300x200.png 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-6-768x512.png 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-6-1536x1025.png 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-6.png 1800w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-7-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="542" data-id="155383" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-7-1-1024x542.jpg" alt="" class="wp-image-155383" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-7-1-1024x542.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-7-1-300x159.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-7-1-768x407.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-7-1-1536x813.jpg 1536w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-7-1.jpg 1598w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-5.png"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="600" data-id="155381" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-5.png" alt="" class="wp-image-155381" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-5.png 800w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-5-300x225.png 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-5-768x576.png 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-2-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="155379" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-2-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-155379" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-2-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-2-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-2-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2023/05/foto-2-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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<p><em>Articolo redazionale a pagamento</em></p>
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		<title>Castellabate, romantica meta anche d&#8217;inverno</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/castellabate-romantica-meta-anche-dinverno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 12:06:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[belvedere]]></category>
		<category><![CDATA[benvenuti a sud]]></category>
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		<category><![CDATA[san costabile]]></category>
		<category><![CDATA[santa maria di castellabate]]></category>
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					<description><![CDATA[Dovremmo avere tutti una vita vista mare. Hanno scritto. Ed è impossibile dargli torto, perché se c’è qualcosa di innegabile, è proprio la serenità che il mare sa trasmettere. Che [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Dovremmo avere tutti una vita vista mare. Hanno scritto. Ed è impossibile dargli torto, perché se c’è qualcosa di innegabile, è proprio la serenità che il mare sa trasmettere. Che siano spiagge deserte, o strapiombi rocciosi, oceani infiniti o sentieri per raggiungerlo poco importa: a chi non è mai capitato di osservarlo e chiedersi: “Ma come fa a esistere un capolavoro così?”. C’è un volto di <strong>Castellabate</strong>, nel Cilento, che lascia letteralmente senza parole. Ed è quello del Belvedere di San Costabile, una terrazza ai piedi del Castello dal quale la vista è incredibile.</span><span class="s1"> E’ il luogo più romantico del territorio se sognate tramonti infuocati e intensi profumi della macchia mediterranea. </span>Lo sguardo da quest&#8217;altezza poggia sulla spiaggia di Punta Licosa, luogo mitico legato alla figura della sirena Leucosia, che si gettò in mare per un amore non corrisposto e che fu trasformata in scoglio; ma anche sulla costa di San Marco e Santa Maria di Castellabate e su Punta Tresino. Il caratteristico borgo marinaro del litorale cilentano offre scorci mozzafiato tra vicoli incantevoli e piccole piazze anche d&#8217;inverno, lontani dal caos cittadino. Attrae i visitatori anche per la sua gastronomia e per i suoi monumenti architettonici.</p>
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		<title>Dimore storiche, 30 itinerari per conoscerle. Parco Cilento e Diano protagonista</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/dimore-storiche-30-itinerari-per-conoscerle-parco-cilento-e-diano-protagonista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2020 08:12:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Luigi Martino In provincia di Napoli spiccano Villa Tufarelli a San Giorgio a Cremano, una delle dimore del Miglio d&#8217;Oro; Palazzo Niglio Jadiccio a Frattamaggiore, uno dei pochi abitato ancora [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di <strong>Luigi Martino</strong></em></p>
<p>In provincia di Napoli spiccano Villa Tufarelli a San Giorgio a Cremano, una delle dimore del Miglio d&#8217;Oro; Palazzo Niglio Jadiccio a Frattamaggiore, uno dei pochi abitato ancora dalla famiglia originaria, che custodisce affreschi del tardo Barocco; Palazzo Nucci a Cicciano, con lo splendido giardino. Per l&#8217;area di Caserta sono in programma quattro percorsi, che vanno dai centri storici di Capua e Sessa Aurunca, passando per l&#8217;archivio e la biblioteca di Palazzo Lanza, per arrivare a Palazzo Paterno&#8217; di Casanova, nella città capoluogo. A marzo si va in provincia di Salerno: particolarmente intrigante il percorso che coinvolge il Vallo di Diano, con il centro storico di <strong>Teggiano</strong> e il <strong>Castello</strong> <strong>Macchiaroli</strong>, uno degli scenari della Congiura dei Baroni, abitato ancora dalla famiglia. Il 26 aprile saranno protagoniste Avellino e Benevento, con tre percorsi. In Irpinia i visitatori potranno scegliere tra il Castello Lancellotti e Villa Pandola Sanfelice a Lauro, la Valle Caudina con il Castello Pignatelli della Leonessa e il maestoso Palazzo Caracciolo del Balzo a Cervinara e, nel Sannio, il centro storico di Sant&#8217;Agata dei Goti con Palazzo Rainone e Palazzo Mustilli, che oggi ospita una nota azienda vinicola. «Le istituzioni hanno il problema di trovare forme di valorizzazione del vasto patrimonio culturale del Paese, che è il nostro petrolio &#8211; sottolinea il presidente della sezione Campania dell&#8217;Asdi, <strong>Marina</strong> <strong>Colonna</strong> &#8211; e questo è un inizio. In Italia ci sono 49mila dimore storiche, che solitamente vengono ereditate dai successori degli antichi proprietari, i quali hanno la responsabilità di custodirle e passarle a chi verra&#8217; dopo nel miglior modo possibile». Il vicepresidente di Scabec, <strong>Teresa</strong> <strong>Armato</strong>, racconta che l&#8217;idea è nata durante le Universiadi del 2019, quando «abbiamo organizzato delle visite alle dimore storiche per atleti e accompagnatori di altri Paese, con un ottimo successo. E&#8217; un&#8217;esperienza interessante, non solo una visita, perchè si entra in contatto con famiglie che da generazioni abitano lì e hanno molte cose da raccontare». Va anche oltre Patrizia Boldoni, consigliere per i Beni culturali del presidente De Luca, rimarcando come sia l&#8217;Adsi ad aver sostenuto la Regione, «offrendo durante le Universiadi un programma che ancora oggi è motivo di plauso. Un evento di raro pregio dal punto di vista culturale, paesaggistico, turistico ed enogastronomico che oggi rinnoviamo».</p>
<p><strong></strong></p>
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		<item>
		<title>Grotte Castelcivita, la porta sotterranea del Cilento</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/grotte-castelcivita-la-porta-sotterranea-del-cilento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2019 13:28:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castelcivita]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova immagine, capace di offrire ancora più slancio alla bellezza turistica delle Grotte di Castelcivita, del Comune e dell’intero complesso degli Alburni. Si riassume così il lavoro di rebranding, [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Una nuova immagine, capace di offrire ancora più slancio alla bellezza turistica delle <b>Grotte di Castelcivita</b>, del Comune e dell’intero complesso degli Alburni. Si riassume così il lavoro di rebranding, che ha visto la progettazione di un’immagine e di una comunicazione delle Grotte completamente rinnovata.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’idea di base del nuovo logotipo del sito ipogeo di Castelcivita, rientrante nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e degli Alburni, conosciuto anche come “Grotte di Spartaco”, ricalca le caratteristiche morfologiche di queste. Le forme, infatti, riproducono gli scenari delle gallerie scavate nella roccia, sotto l’effetto dell’erosione carsica, ma anche le forme della lettera C: un omaggio sia a Castelcivita, che all’intero territorio del Cilento, di cui le Grotte sono protagoniste. Anche il nuovo payoff &#8211; «<b>Grotte di Castelcivita, la porta del Cilento sotterraneo</b>» &#8211; lascia trasparire l’obiettivo del rebranding e cioè posizionare le Grotte di Castelcivita nell’immaginario collettivo come uno degli attrattori principali dell’offerta turistica del <b>Cilento</b>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">«Il nostro obiettivo primario in questa stagione 2019 &#8211; spiega il Presidente della Società Grotte, Giuseppe Aversano &#8211; è quello di confermare il trend positivo degli ultimi anni e incrementare il numero di visitatori. I primi mesi di attività delle Grotte sono stati particolarmente positivi. Questo anche grazie all&#8217;introduzione di nuove tipologie di esperienza come la “Visita al Buio”, effettuabile dal venerdì alla domenica o su richiesta per piccoli gruppi, la conferma degli spettacoli itineranti e ai laboratori didattici dedicati alle scuole, che richiamano ogni anno un gran numero di visitatori. In questi giorni è inoltre attiva una speciale offerta per le famiglie con un ticket simbolico di 1 euro per ragazzi fino a 12 anni»</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In questo completo restyling non potevano mancare, insieme col logotipo e il payoff, una nuova brochure ed una rinnovata versione del sito web, <a href="http://www.grottedicastelcivita.com"><span class="s2">www.grottedicastelcivita.com</span></a>. Questo spazio online, completamente rivisitato, intende fornire ai potenziali visitatori un’esperienza più coinvolgente e tutte le informazioni utili per poter pianificare la visita alle Grotte.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A completare il nuovo look, infine, contribuirà anche un video promozionale girato dal videomaker Francesco Domenico D’Auria, già disponibile sui social network Facebook, YouTube e Instagram. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A dar vita all’intero progetto di rebranding delle <b>Grotte di Castelcivita</b>, l’agenzia di comunicazione integrata, <b>Hubitat</b>, con la collaborazione del Consulente al Turismo del Comune di Castelcivita, <b>Fabrizio Todisco</b>.</span></p>
<p><iframe loading="lazy" title="Grotte di Castelcivita - la porta del Cilento Sotterraneo." width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/bXGwbQU29Hs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Alfano, il fascino del palazzo baronale Speranza è da non perdere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/alfano-il-fascino-del-palazzo-baronale-speranza-e-da-non-perdere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 05:38:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alfano]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[alfano]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo baronale speranza]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono poche le notizie effettivamente attendibili sulla storia di Alfano: ci sono delle storie tramandate dagli anziani che vorrebbero che sulle pendici del monte Centaurino esistesse una grossa città che [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono poche le notizie effettivamente attendibili sulla storia di <strong>Alfano</strong>: ci sono delle storie tramandate dagli anziani che vorrebbero che sulle pendici del monte Centaurino esistesse una grossa città che costeggiava la sponda sinistra del fiume Faraone, dalle pendici del monte fino all&#8217;attuale Roccagloriosa. In seguito alla distruzione di questa città, secondo alcuni per un catastrofico terremoto, secondo altri a causa di una guerra, i superstiti si sarebbero divisi tra l&#8217;attuale Rofrano e Alfano. Questa notizia acquista una certa credibilità se si pensa che alcuni luoghi sulle falde della montagna portano il nome di contrada di questa vecchia città; si ricorda San Leo, dove c&#8217;era una Chiesa dedicata a San Leo, &#8220;Torretta&#8221; dove dovevano esserci gli accampamenti dei soldati ed era il luogo posto molto in alto per avvistare i nemici &#8220;Pantano delle monache&#8221; dove doveva esserci un nucleo di abitanti.</p>
<p>Vi è poi un&#8217;altra leggenda che cerca di spiegare l&#8217;origine di Alfano, secondo la quale in questo luogo sono venuti ad insediarsi gli abitanti di alcune città costiere, distrutte dai pirati, che avevano nome Malpa e Pixus, di cui si sono perse le tracce, che dovevano essere situati: la prima alla foce del fiume Mingardo-Faraone; la seconda alla foce del Bussento. Queste popolazioni potrebbero aver risalito il fiume fino a trovare un luogo sicuro dove fermarsi al riparo da ulteriori attacchi nemici.</p>
<p>Da visitare, sicuramente, sì per la sua storia ma soprattutto per il fascino che rapisce, è l&#8217;importante <strong>palazzo baronale Speranza</strong>. Apparteneva ai Baroni Speranza di <strong>Laurito</strong>, che lo donarono alla Curia. Dotato di una corte centrale, il palazzo si articola in un imponente complesso edilizio situato in posizione lievemente sopraelevata rispetto al centro abitato.</p>
<p>.</p>
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</p>
<p><strong></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il centro storico di Alfano è una meravigliosa scoperta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/il-centro-storico-di-alfano-e-una-meravigliosa-scoperta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 09:11:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alfano]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[alfano]]></category>
		<category><![CDATA[borgo]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[gelbison]]></category>
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		<category><![CDATA[parco nazionale del cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[Di origine medievale, è documentato per la prima volta nel 1309, Alfano è un piccolo centro del Cilento popolato da un migliaio di abitanti. Qualcosa in più e non in meno. [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di origine medievale, è documentato per la prima volta nel 1309, <strong>Alfano</strong> è un piccolo centro del Cilento popolato da un migliaio di abitanti. Qualcosa in più e non in meno. Dopo essere stato feudo dei Sanseverino e in seguito proprietà del demanio regio, nel 1588 Alfano fu acquistata da Paolo Brancaccio. Dal 1619 il feudo passò ai Bernalla che lo possedettero quasi ininterrottamente fino al XVIII secolo. Poi la svolta: dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Laurito, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie, e dal 1860 al 1927, durante il Regno d&#8217;Italia ha fatto parte del mandamento di Laurito, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania.</p>
<p>Oggi è un piccolo borgo arroccato lungo le propaggini meridionali del monte Gelbison. Piccolo ma ricco di storia e di sorprese belle. C&#8217;è chi ama scoprirlo in un freddo mattino d&#8217;inverno, quando l&#8217;alba sa&#8217; di brina e la neve colora la cornice di questo quadro fiabesco. C&#8217;è chi invece, come noi, si fa accompagnare per mano tra le stradine di questo scrigno magico, con l&#8217;aiuto di <strong>Fabiana Gerardo</strong>, una studentessa che possiede un dono fantastico: sa&#8217; raccontare storie attraverso immagini bellissime. Ci ha regalato questa galleria. A dire il vero ce ne ha regalate anche altre, che pubblicheremo a breve. Intanto vi conviene godervi questa e, perchè no, vi converrebbe, ancor di più, raggiungere <strong>Alfano</strong> e scoprire l&#8217;essenza che l&#8217;avvolge.</p>
<p>
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<a href='https://www.giornaledelcilento.it/il-centro-storico-di-alfano-e-una-meravigliosa-scoperta/alfano07/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/04/Alfano07-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.giornaledelcilento.it/il-centro-storico-di-alfano-e-una-meravigliosa-scoperta/alfano06/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/04/Alfano06-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.giornaledelcilento.it/il-centro-storico-di-alfano-e-una-meravigliosa-scoperta/alfano05/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/04/Alfano05-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
</p>
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		<item>
		<title>Grotte Pertosa, unico sito speleologico in Europa dove si naviga sottoterra</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/grotte-pertosa-unico-sito-speleologico-in-europa-dove-si-naviga-sottoterra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 09:41:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[auletta]]></category>
		<category><![CDATA[cilento]]></category>
		<category><![CDATA[grotte pertosa]]></category>
		<category><![CDATA[pertosa]]></category>
		<category><![CDATA[vallo di diano]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Grotte di Pertosa-Auletta, a 40 minuti da Salerno, sono l’unico sito speleologico in Europa dove è possibile navigare un fiume sotterraneo, addentrandosi verso il cuore della montagna. Il fiume Negro [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Grotte di <strong>Pertosa-Auletta</strong>, a 40 minuti da Salerno, sono l’unico sito speleologico in Europa dove è possibile navigare un fiume sotterraneo, <strong>addentrandosi verso il cuore della montagna</strong>. Il fiume Negro nasce in profondità e vi offre un affascinante ed inconsueto <strong>viaggio in barca</strong>, immersi in un silenzio magico, interrotto soltanto dal fragore degli scrosci della cascata sotterranea. Le grotte si estendono per circa tremila metri nel massiccio dei Monti Alburni, in un percorso ricco di concrezioni, dove stalattiti e stalagmiti decorano ogni spazio con forme, colori e dimensioni diverse, suscitando stupore ed emozione.</p>
<p><strong>Non solo grotte<br />
</strong>La visita ai <strong>Musei</strong> <strong>MIdA</strong> è un’esperienza dinamica e stimolante, dove i visitatori si appassioneranno ai temi proposti attraverso esperienze ludico didattiche, in un’avventura tutta da scoprire. Grazie alle integrazioni di supporti multimediali audio-visivi e esposizioni tattili e olfattive, la visita coinvolge lo studente da ogni punto di vista. L’archeologia, la speleologia, la biodiversità ed il suolo saranno una sorprendente avventura.<strong><br />
</strong></p>
<p><b>Museo Speleo Archeologico<br />
</b>Il Museo Speleo-Archeologico, situato nel moderno complesso del MIdA 01 in Piazza De Marco a Pertosa, documenta, nei suoi allestimenti, il sito archeologico sommerso delle grotte, con l’impianto palafitticolo unico in Europa; racconta anche del rapporto dell’uomo con il mondo sotterraneo a partire dalla preistoria e l’uso delle caverne come miniere, residente, stalle, luoghi di culto. Si può ammirare la sezione verticale dei resti delle palafitte rinvenute, una serie di riproduzioni di suppellettili e la ricostruzione in scala reale di una porzione della palafitta.  Le attività ed i laboratori offerti ai visitatori ed alle scolaresche permettono di approfondire le scoperte più importanti della speleo – archeologia, con sezioni sui metodi di ricerca, sulla storia delle ricerche archeologiche.</p>
<p><strong><a href="http://www.grottedipertosa-auletta.it/tour-e-attivita-grotte/" target="_blank" rel="noopener">Orari e tariffe del museo</a></strong></p>
<p>Per la visita alle grotte la prenotazione è necessaria <strong><a class="dJAX_internal" href="http://www.grottedipertosa-auletta.it/ticket/index.php/ticket/">qui</a> </strong>oppure telefonando al numero 0975 397037.</p>
<p>
<a href='https://www.giornaledelcilento.it/grotte-pertosa-unico-sito-speleologico-in-europa-dove-si-naviga-sottoterra/grotte_pertosa3/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/01/grotte_pertosa3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.giornaledelcilento.it/grotte-pertosa-unico-sito-speleologico-in-europa-dove-si-naviga-sottoterra/grotte_pertosa2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/01/grotte_pertosa2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.giornaledelcilento.it/grotte-pertosa-unico-sito-speleologico-in-europa-dove-si-naviga-sottoterra/grotte_pertosa-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2019/01/grotte_pertosa-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
</p>
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		<title>Pianoro di Ciolandrea, una terrazza sull&#8217;area marina protetta</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/pianoro-di-ciolandrea-una-terrazza-sullarea-marina-protetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 12:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni a Piro]]></category>
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					<description><![CDATA[Esiste un posto, nel cuore del Cilento, dal quale si può ammirare uno dei tramonti più belli d&#8217;Italia. E forse, parlando di tramonti, il discorso è addirittura riduttivo. L&#8217;alba è [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste un posto, nel cuore del <strong>Cilento,</strong> dal quale si può ammirare uno dei tramonti più belli d&#8217;Italia. E forse, parlando di tramonti, il discorso è addirittura riduttivo. L&#8217;alba è magnifica. Con lo zoom di una reflex si riesce a catturare anche il Cristo di Maratea. E le capre che pascolano a picco sul mare, sono la compagnia perfetta, la cornice di questo meraviglioso quadro. Il <strong>Pianoro di Ciolandrea</strong> è facilmente raggiungibile dal sentiero che conduce anche al Santuario di Pietrasanta. Siamo a <strong>San Giovanni a Piro</strong>. Sulla terrazza più conosciuta che affaccia direttamente sull&#8217;area marina protetta degli Infreschi e della Masseta. Sotto c&#8217;è Scario. Di fronte sembra il paradiso. Il golfo di Policastro in tutto il suo splendore. Al tramonto, qualche giorno prima di Natale, puoi contare i gozzi in legno che vanno a caccia di calamari. Uno scenario mozzafiato. Bello sempre, qualsiasi temperatura possa segnare il termometro. Noi lo inseriamo senza dubbio tra le meraviglie del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Un&#8217;esperienza che per capirla a fondo bisogna viverla per davvero. Si consiglia di portare un binocolo. Da qui, poi, partono vari sentieri naturalistici che conducono in posti altrettanto meravigliosi.</p>
<p><strong>La mappa</strong></p>
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<p><strong>Sfoglia la gallery fotografica di Andrea Sorrentino</strong></p>
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</p>
<p><strong></strong></p>
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		<title>Cascata dei Capelli di Venere, ora tutto il mondo la vuole vedere</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cascata-dei-capelli-di-venere-ora-tutto-il-mondo-la-vuole-vedere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Nov 2018 10:18:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casaletto Spartano]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
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					<description><![CDATA[La meraviglia della natura in un lavoro di secoli, durante i quali l&#8217;acqua scava la roccia, trasforma il territorio, si insinua nella vegetazione per poi dare luogo a spettacoli unici: [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_74139" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-74139" class="wp-image-74139 size-medium" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/oasicapellivenere_1-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/oasicapellivenere_1-1-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/oasicapellivenere_1-1-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/oasicapellivenere_1-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/oasicapellivenere_1-1-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/oasicapellivenere_1-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/oasicapellivenere_1-1-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/oasicapellivenere_1-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-74139" class="wp-caption-text">La cascata dei Capelli di Venere</p></div></p>
<p>La meraviglia della natura in un lavoro di secoli, durante i quali l&#8217;acqua scava la roccia, trasforma il territorio, si insinua nella vegetazione per poi dare luogo a spettacoli unici: uno scroscio potente che dimostra come l&#8217;ambiente sappia ancora proteggersi. E&#8217; questo che fa dei <strong>Capelli di Venere</strong> una delle cascate più suggestive del <strong>Cilento</strong>: si crea dalle acque del Rio Bussentino, un affluente del fiume Bussento, quest’ultimo segue un incredibile percorso sotterraneo fino a risorgere nelle grotte di Morigerati.</p>
<p>Siamo nel cuore verde del Parco nazionale del Cilento, in un’area sotto il patrimonio mondiale <strong>dell’Unesco.</strong> Così verde da togliere il fiato: per arrivarci basta raggiungere Casaletto Spartano, borgo dell’entroterra del golfo di Policastro e fermarsi in una piazzola che ospita una fontana d’acqua, ad un chilometro dal centro abitato. Tra scale e passerelle di legno si arriva alle cascate, nascoste tra gli alberi, che prendono il nome dalla rigogliosa crescita della pianta Capelvenere. Intensi i riflessi dorati in alcuni momenti della giornata, quando il sole colpisce coi suoi raggi l’acqua.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Oasi Capelli di Venere, spettacolo di acqua e muschi a Casaletto Sparano" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/8Oml7riU9d0?start=7&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Gli abitanti la considerano quasi un luogo sacro, che negli anni si è trasformato in un’attrazione turistica che affascina <strong>migliaia di visitatori</strong> ogni anno. Rimanere senza parole è la prima sensazione che provano in molti la prima volta che la vedono apparire tra la vegetazione, che pian piano si aprire agli occhi del turista svelando questo gioco di luce tra l’acqua e l’intensa vegetazione.</p>
<p>In prossimità del corso d&#8217;acqua si trova anche un <strong>vecchio mulino</strong> ben conservato e un vecchio rudere denominato &#8220;Sorgitore&#8221;, che consente la deviazione delle acque provenienti dalla sorgente che ha origine presso la località Melette, in modo che una parte delle acque alimentino il mulino e la restante parte vada a finire nel fiume. Le cascate danno vita a piscine naturali, in cui l’acqua raggiunge una temperatura di circa 6-8 gradi anche nella giornate più calde. La passeggiata non può concludersi senza un passaggio lungo il fiume per godersi tanta meraviglia, cullati dal suono dell’acqua che scorre.</p>
<p><strong>Sfoglia la gallery:</strong></p>
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</p>
<p>©Foto <strong>Luigi Martino &#8211; <a href="http://martinoluigi9.wixsite.com/luigimartino" target="_blank" rel="noopener">http://martinoluigi9.wixsite.com/luigimartino</a></strong></p>
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		<title>Museo d&#8217;arte sacra di Castellabate, la storia attraverso la fede</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/museo-d-arte-sacra-di-castellabate-la-storia-attraverso-la-fede/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 09:31:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Castellabate]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
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					<description><![CDATA[Scrigno di una storia antica e di un popolo con un forte senso del sacro, il Museo d&#8217;Arte Sacra è uno dei fiori all’occhiello di Castellabate, tanto da essere considerato [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-73568 size-medium" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/museo3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/museo3-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/museo3-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/museo3-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/museo3-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/museo3-1068x712.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/museo3-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/museo3.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />Scrigno di una storia antica e di un popolo con un forte senso del sacro, il <strong>Museo d&#8217;Arte Sacra</strong> è uno dei fiori all’occhiello di Castellabate, tanto da essere considerato il più importante della Diocesi per valore e quantità di opere d&#8217;arte, insieme agli innumerevoli oggetti sacri come statue, arredi e paramenti. Trova spazio nel cuore di Castellabate, nel palazzo della <strong>torre Merlata,</strong> a pochi passi dalla Basilica Pontificia di Santa Maria de Gulia ed è grazie alla religiosità popolare della comunità locale, se il Museo ha raggiunto un’importanza notevole, quale testimonianza tangibile della fede della gente di Castellabate, che affonda le radici nel monachesimo basiliano e benedettino e si rafforza nella venerazione di <strong>Costabile Gentilcore,</strong> santo patrono e fondatore della città.</p>
<p>Raccoglie tele, statue, paramenti sacri e argenti dal XVI al XX secolo. Si tratta di opere che provengono dalla parrocchia e dalle cappelle, alcune delle quali non esistenti, e molte delle quali di origine locale. Fino agli anni ’70, Castellabate ha fatto parte della diocesi della <strong>Badia della SS Trinità di Cava</strong> e per il fatto di essere stata la terra natia di San Costabile, divenuto quarto abate di Cava, ha rivestito una importanza notevole tanto da diventare sede del vicariato diocesano e luogo di svolgimento di sinodi.</p>
<p>Le opere raccolte nel Museo sono arredi sacri, <strong>lasciti</strong> e <strong>donazioni</strong> della gente che nutriva una fede profonda e dedicava grande attenzione alla propria chiesa. Senza contare che la cittadina, a partire dal 1600, ha visto un incremento notevole di cappelle di proprietà di famiglie nobili. Volumi antichi del XVIII secolo e pergamene del 1600, ritratti dei canonici, oggetti utilizzati per la penitenza e la mortificazione corporale.</p>
<p>Il pezzo più importante, caro alla comunità di Castellabate, è lo <strong>stendardo di San Costabile,</strong> legato ad un miracolo del Santo. Nel libro di di Don Faustino Mostardi “San Costabile Gentilcore” si legge che dopo il colera del 1884 i fedeli di Castellabate ordinarono la confezione di un grande e ricco stendardo di seta con 100 stelle d’oro e l’effige del santo ricamata in oro, in onore di san Costabile. Un lavoro prezioso che venne eseguito dall’Orfanotrofio di Napoli diretto dalle suore di carità. Quando gli incaricati di estinguere il debito, di 700 lire, giunsero a Napoli, vennero avvertiti che il conto era già stato saldato da un uomo “in veste da monaco”.</p>
<p>Una storia che a Castellabate si racconta con orgoglio anche oggi, mentre ci si insinua nelle sale del museo che si sviluppano su due piani. Al primo piano, all’interno di due vetrine, si trovano alcune delle opere di maggior pregio esposte: argenti tra i quali calici, candelieri, ostensori e un turibolo a navetta. Il calice più antico è datato 1586, gli altri di pregevole fattura e finemente lavorati sono stati realizzati il XVII e XVIII secolo.</p>
<p>Prezioso anche il <strong>presepe.</strong> I pastori fanno parte di una collezione che comprende 110 figure: Gesù bambino, il bue e l’asino in legno sono del 1600, gli altri personaggi sono del ‘700 e dell’800 napoletano. Importanti anche le tele che provengono da cappelle private donate alla chiesa madre. Un viaggio nella storia e nella fede da non perdere. Fondato nel 2005 dal sogno di monsignor Alfonso Maria Farina che raccolse, custodì e fece restaurare molte delle opere sacre presenti nel museo.</p>
<p><em>Informazioni e contatti per visitare il Museo: 0974-967005</em></p>
<p><strong>Sfoglia la gallery:</strong></p>
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</p>
<p><em>Foto <strong>©Marianna Vallone</strong></em></p>
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		<title>Cala di Luna, dove i gabbiani cantano la loro storia</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/cala-di-luna-dove-i-gabbiani-cantano-la-loro-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 17:05:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_73490" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-73490" class="size-medium wp-image-73490" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/gabbiano3-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/gabbiano3-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/gabbiano3-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/gabbiano3-1024x683.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/gabbiano3-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/gabbiano3-1068x713.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/gabbiano3-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/gabbiano3.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-73490" class="wp-caption-text">Gabbiani a Cala di Luna (Foto L. Martino)</p></div></p>
<p class="p1">Adagiata in un arco di costa fitto di ulivi d&#8217;epoca saracena, immersa nella macchia Mediterranea e incastonata tra due piccoli promontori sormontati da torri <em>Saracene,</em> sorge <strong>cala di Luna.</strong> Sovrastata dal monte omonimo, il suo nome gli è stato dato probabilmente dal fatto che, vista dal paese, <strong>Marina di Camerota,</strong> la luna sembra sorgere da questo monte. Un’altra ipotesi e che, da lontano, sembra di vedere la sagoma della luna intagliata nella roccia. Da qualche anno, però, a lei un compito arduo e prestigioso: è diventata la porta dell’<em>area marina protetta degli Infreschi e della Masseta</em>. Qui d’estate, ogni giorno, transitano migliaia di turisti accompagnati dai barconi dei marinai del porto.</p>
<p class="p1">Solcando lo splendido mare e accarezzando tutto il costone roccioso del Parco nazionale, si entra nelle splendide cale e calette, dove si ha la fortuna di incontrare tra le più spettacolari grotte marine della costa Cilentana. I marinai con i loro racconti, fanno navigare nella storia e nella leggenda di Marina di Camerota le migliaia di visitatori che si riversano in questo spettacolare lembo di Sud Italia racchiuso dal golfo di Salerno e da quello di Policastro. Fermarsi qui è d’obbligo. Spesso si ha la fortuna di assistere alla cova delle uova da parte del gabbiano femmina e alla caccia del cibo da parte di quello maschio. Sono per la maggior parte «reali», quelli che si aggirano da queste parti. I più grandi attaccano spesso quelli più piccoli. Beccano i pesci. Non esitano a colpire altri uccelli duramente con il becco robusto fino a provocarne talvolta la morte pur di rubargli il cibo. Per conquistarli, però, basta un pezzo di pane. E loro, per ricompensa, ti mostrano i colori spettacolari che hanno ricevuto in dono, fin sopra la barca. Poi scappano via. Fanno il giro della cala. E aspettano la prossima imbarcazione. Ormai riconoscono il fischio dei marinai e, sempre guardinghi e ostili, s’avvicinano (ma non troppo) ai turisti e si lasciano immortalare dai tablet e dagli smartphone.</p>
<p>Come vivere questa esperienza: <strong><a href="https://www.coopcilentomare.com/">www.coopcilentomare.com</a> </strong>o <a href="https://www.facebook.com/cooperativa.cilento.mare/"><strong>Cooperativa Cilento</strong> <strong>Mare</strong></a></p>
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</p>
<p>Foto <strong>©Luigi Martino</strong></p>
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		<title>L&#8217;ultimo abitante di un paese fantasma del Cilento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 15:55:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non esistono indicazioni stradali per raggiungere Roscigno Vecchia. A farti compagnia durante il tragitto c&#8217;è qualche pastore e il saliscendi dell&#8217;auto tra buche e cedimenti dovuti alle frane. Bisogna affidarsi [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_73462" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-73462" class="size-medium wp-image-73462" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia17-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia17-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia17-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia17-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia17-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia17-1068x712.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia17-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia17.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-73462" class="wp-caption-text">Giuseppe Spagnuolo (Foto L. Martino)</p></div></p>
<p class="p1">Non esistono indicazioni stradali per raggiungere <strong>Roscigno Vecchia.</strong> A farti compagnia durante il tragitto c&#8217;è qualche pastore e il saliscendi dell&#8217;auto tra buche e cedimenti dovuti alle frane. Bisogna affidarsi a loro, agli anziani del posto, che con la gestualità di chi conosce per davvero questo lembo di sud indicano la strada giusta per raggiungere quel paese <em>&#8216;fantasma&#8217;.</em> Le dita sono sbilenche ma le mani ben tese a indicare luoghi non altrimenti definiti, se non attraverso parole sbiascicate, rigorosamente in dialetto: quanto basta per comprendere che c&#8217;è da arrangiarsi e affidarsi all&#8217;intuito. Non c’è nulla tra <strong>Sacco, Roscigno Nuova</strong> e il paese abbandonato che indichi un confine tra i borghi. E’ un tutt’uno di paesaggio, architetture e volti, questo è il tetto del <strong>Cilento,</strong> il secondo Parco italiano per estensione. Ogni belvedere qui porta con se la piaga perenne del dissesto idrogeologico, che fa scivolare giù, rotolare verso valle quei brandelli di territorio abbarbicati alle antiche rupi. Per conoscere quel paese abbandonato più di cento anni fa devi conoscere <strong>Giuseppe Spagnuolo,</strong> l’ultimo abitante di <strong>Roscigno Vecchia.</strong> Gli americani l’hanno definita la <em>Pompei del ‘900</em>. Le similitudini sono tante. Roscigno è la stessa. Ferma. Quasi immutata. Il lavatoio, la fontana, i portali di pietra, le cantine, le stalle, la fucina del fabbro, i casolari dei contadini e i palazzi gentilizi, parlano di un’epoca lontana. L’ufficio postale al primo piano, sotto il ciabattino. Al centro c’è la chiesa, di fronte, a pochi passi dal portone di ingresso, un tronco centenario, sicuramente tra i più fotografati del Cilento.</p>
<p class="p1">Chi varca la soglia di Roscigno, sveglia Giuseppe. Peppe per gli amici, ma anche per chi si presenta per la prima volta al cospetto di quest’uomo che somiglia a un <em>Garibaldi</em> leggermente ingrassato. O a un <em>Karl Marx,</em> meno salottiero e più ruspante. D&#8217;obbligo quella cravatta a fiori, e poi una camicia, un giubbotto di jeans e, quando fai per stringergli la mano, lui ha avuto tutto il tempo per cambiarsi tre tipi di cappelli.</p>
<p class="p1"><strong>Vive da solo a Roscigno Vecchia.</strong> E&#8217; lui il sindaco e il presidente della Pro Loco. E&#8217; cicerone e guardiano del museo. Muratore, dottore, geometra, ingegnere, sacrestano e finanche spazzino. Quell’uomo che sembra Babbo Natale, ha nulla e tutto. Il paese è interamente nelle sue mani. Apre lui tutte le porte e tutti i balconi di tutte le case. Si prende cura delle piante, degli animali, della fontana. Accoglie i turisti e si mette in posa per farsi fotografare, poi però esclama: «Non farmi venire fino a casa tua, portami le foto che le metto qui». Nel 2001 è morta <strong>Dorina,</strong> l’ultima abitante di Roscigno Vecchia. Lui, che lavorava come muratore, si è impossessato di una casa e ora vive qui.</p>
<p><div id="attachment_73446" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-73446" class="size-medium wp-image-73446" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia01-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia01-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia01-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia01-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia01-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia01-1068x712.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia01-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/roscigno_vecchia01.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-73446" class="wp-caption-text">L&#8217;ingresso della casa di Peppe</p></div></p>
<p class="p1">Fa entrare chiunque nel suo nido. Bisogna salire qualche scalino prima di raggiungere un portone in legno e ferro battuto. Peppe, la sua cravatta e lo scricchiolio della porta, ti accolgono inoltrandoti al salotto. C’è legna consumata tra due sedie impagliate di fronte al camino. La dispensa è sul baule che fa da tavolo. Qui il tempo si è fermato. Ci sono due pentole, una forchetta, un coltello e un cucchiaio. Una madonnina d&#8217;acqua santa, un barattolo di vetro con delle pesche e del vino rosso. Dietro la porta alcuni abiti appesi. Sui fornelli nulla. Centinaia di peperoncini ad essiccare fanno da cornice ad un provolone. Scatolette di alici, tonno sott’olio, melanzane sott’olio e vino. Vino ovunque. «Vino e peperoncini, poi basta un paio di scarpe e non muori più», suggerisce Peppe. Dorme su di un letto di cartoni. Nel salotto, c’è un tavolo al centro, ricoperto di articoli di giornale che parlano di lui. Sulle pareti vecchie e ammuffite decine di primi piani che lo ritraggono. Una libreria, una vecchia valigia e un balcone con vista sulla fontana e sull’ingresso del paese. Tira intense boccate alla pipa che non abbandona mai. Risalgono al <strong>1907,</strong> le due ordinanze del genio civile con le quali fu disposto il progressivo abbandono del paese. Il sindaco di allora disegnò il perimetro dove poi è sorto il nuovo conglomerato di case. Divise quel terreno in appezzamenti da centro metri quadrati ciascuno e ogni cittadino che era in possesso di una proprietà a Roscigno Vecchia poteva costruirsi una casa a <strong>Roscigno Nuova.</strong> Nello stesso anno il governo stanziò 140 mila lire per risistemare il paese colpito da una frana, ma da allora nulla è stato fatto. E <strong>Peppe</strong> tira sempre in ballo <em>Garibaldi:</em> «Quel disgraziato che ha rovinato il sud con l’unione d’Italia», dice. Non gli piace l’accostamento. Si definisce un «libero e abusivo» in un paese che cammina. Lo ripete mentre passeggia, quando apre la porta della <em>Pro Loco</em> per mostrare il <em>museo della Civiltà contandina</em>.</p>
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<p class="p1">Ha le chiavi di ogni luogo Peppe. Può aprire qualsiasi casa, può decidere di dormire un giorno qua e l’altro di là. Accede alle poste, alla chiesa. Peppe è il popolo di Roscigno. Accudisce i gatti e accompagna gli animali che raggiungono la fontana da ogni dove per dissetarsi. Lui fa da guida ai turisti provenienti da qualsiasi parte del mondo. Taglia l’erba e raccoglie i frutti. Lui è il cuoco. Lui conserva in un libro tutte le firme dei passanti e nel cassetto i regali degli esploratori. <strong>Lui è «tutto» in un paese che non ha niente</strong>. La dove non c&#8217;è famiglia, nè comunità, nè chiacchiericcio o un televisore, c&#8217;è un angolo di tutto ed è nel testone di questo ultimo abitante del paese fantasma. Roscigno puoi guardarla così, spoglia, morta. Ti ci puoi fermare e sederti sotto un grande albero. Oppure non raggiungerla mai, chiudere gli occhi e immaginarla durante le aride e lunghe giornate d&#8217;estate. Roscigno la puoi contemplare oppure maledire, sentirne l&#8217;odore o l&#8217;acre olezzo. A Roscigno il nulla e il tutto trovano sintesi nella sagoma goffa e gentile di questo uomo che baratta arance con verdure e alla moglie, quando il suocero arrivò in casa, disse: «Due uomini non possono stare sotto lo stesso tetto». Andò via e per fidanzata scelse un&#8217;asina. Che si chiamava <strong>Clara.</strong></p>
<p><em>Informazioni e come raggiungere Roscigno Vecchia: <a href="http://www.roscignovecchia.it/"><strong>www.roscignovecchia.it</strong></a></em></p>
<p>
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</p>
<p><em>Foto <strong>©Luigi Martino</strong></em></p>
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		<title>La taranta del Lupo nella Cala del Marcellino: il Cilento che incanta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 22:09:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nascosta dalla macchia Mediterranea più fitta, tra i Comuni di Camerota e San Giovanni a Piro, immersa nell’Area Marina Protetta Costa della Masseta e degli Infreschi, abbracciata dal Parco nazionale [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Nascosta dalla macchia Mediterranea più fitta, tra i Comuni di <strong>Camerota</strong> e <strong>San Giovanni</strong> <strong>a Piro,</strong> immersa nell’<em>Area Marina Protetta Costa della Masseta e degli Infreschi</em>, abbracciata dal Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, troviamo la <strong>Taverna del Lupo,</strong> un luogo unico che racconta il <strong>Cilento</strong> selvaggio, quello che combatte ancora. E incanta.</p>
<p class="p1">E’ accessibile via mare, in barca. Pochi sanno davvero come raggiungerla a piedi, attraversando il vallone che funge da confine tra due località padrone del turismo del Mezzogiorno. Tra questi c’è <strong>Saverio,</strong> il <em><strong>«Lupo».</strong></em> Colui che da generazioni accoglie flotte di turisti e racconta la storia di questo posto attraverso il cantico ‘<em>A’ Muntagna</em>’.</p>
<p class="p1">Nonna Maria, suocera di Saverio, cucina delle pietanze Cilentane con le ricette di un tempo. L’accompagnano Luana, figlia di Saverio, e Maria, la moglie. Tante mani sapienti toccano i prodotti che Saverio coltiva a pochi passi dal mare, e li trasformano in prelibatezze. Le persone si catapultano da ogni parte d’Italia pur di degustarle.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Saverio, il Lupo e la sua taranta nella Cala del Marcellino tra Camerota e San Giovanni a Piro" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/XGFMXxjGnAg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p class="p1">Le ombre di Saverio sono due, piccole e sveglie. Si chiamano Gregory e Daniel, e sono i suoi nipoti. Non lo lasciano un secondo e leggono le labbra del nonno fissando i suoi occhi. Il gregge delle capre, che producono un latte squisito, segue tutti e tre. Si gettano in mare, assaporano le erbe del vallone e poi si sciacquano la bocca con la salsedine. «Per questo il formaggio è così buono» spiega Saverio.</p>
<p class="p1">Un’antica leggenda narra che la Ninfa Bulgheria, figlia di Zeus, deliziosa divinità minore, simbolo della forza vitale della natura, avesse il compito di sovraintendere alla parte più meridionale del Cis Alentum (ora Cilento), vasto territorio caratterizzato da un’altra montagna di dolomia (a cui i monaci attribuiranno molti secoli dopo il nome della ninfa) e da un’erta e scoscesa costa che dalla montagna si getta nel mare attraverso ampi gradoni (tratto di costa ora noto come Masseta).</p>
<p class="p1">Da tempo immemorabile era usanza delle divinità recarsi &#8211; nel periodo estivo &#8211; in un vasto spazio prossimo al mare, protetto da una lussureggiante vegetazione di elci, carrubi, erica, mirto, corbezzoli, rosmarino e cespugli di lentisco, posto alla fine di un ripido valloncello (ora noto come Cala del Marcellino) per mangiare, cantare e danzare in onore degli Dei dell’Olimpo, confidando nella loro indulgenza e benevolenza. Per attirare l’attenzione veniva utilizzato un antico cantico propiziatorio noto come ‘<em>A’ Muntagna</em>’.</p>
<p class="p1">La stessa leggenda narra che Pan, il dio Pastore e dio dei Pascoli, aveva affidato &#8211; nella notte dei tempi &#8211; ad una brava famiglia di caprari che pascolavano da sempre il loro gregge nel valloncello in argomento, il testo del cantico perchè venisse tramandato gelosamente da padre in figlio. Oggi tale memoria è passata da un uomo nominato <strong>«Lupo»</strong> che, sempre nella spiaggia di Marcellino, mantiene viva l’antica tradizione di ritrovo festaiolo e di collegamento con il mondo misterioso degli Dei.</p>
<p><div id="attachment_73385" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-73385" class="size-medium wp-image-73385" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/13876395_10202113031663179_1276048823683130403_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/13876395_10202113031663179_1276048823683130403_n-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/13876395_10202113031663179_1276048823683130403_n-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/13876395_10202113031663179_1276048823683130403_n-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/13876395_10202113031663179_1276048823683130403_n-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/13876395_10202113031663179_1276048823683130403_n.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-73385" class="wp-caption-text">Saverio il Lupo</p></div></p>
<p class="p1">Accompagnandosi con un’artistica fisarmonica e con il ritmato suono dei tipici tamburelli cilentani, con la voce rotta dall’emozione, il «prescelto» da <em>Pan</em> intona l’antico cantico ‘<em>A’ Muntagna’</em>. Nonostante solo poche parole siano comprensibili ad orecchie umane, questo cantico entra nell’anima, emoziona e fa pensare. Dopo averlo ascoltato non si è più gli stessi.</p>
<p class="p1">Così volle la ninfa Bulgheria, così comandò Pan, il dio dei pastori, e così esegue da anni il «Lupo», al secolo Saverio, mantenendo fede all’impegno assunto nella notte dei tempi dai membri della sua famiglia. «Il mare mi parla, la montagna mi sussurra» così ripete il «Lupo» ai turisti e dopo giornate di cucina Cilentana, lavoro con gli animali e taranta, il «Lupo» torna nella sua tana, solo, insieme al mare e alle stelle, chiude gli occhi e sogna. Sogna Pan, la ninfa Bulgheria, il nonno e suo papà che vivono per sempre in mezzo a quegli alberi, guardiani di un posto magico.</p>
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</p>
<p><em>Foto <strong>©Nuccio Mastrogiacomo</strong></em></p>
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		<title>Basilica pontificia: un incanto d&#8217;arte nel cuore di Castellabate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 16:41:42 +0000</pubDate>
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<p>Costruita inizialmente a due navate secondo lo stile <strong>Romanico,</strong> subì una prima trasformazione nel XV secolo con l’aggiunta di cappelle gentilizie. Rimaneggiata barocca, alla fine del XVIII secolo subì la distruzione di affreschi e del porticato. Oggi, dopo lunghi restauri, ha riacquistato l’aspetto originario conservando la sua preziosa bellezza. La basilica su tre navate conta 23 cappelle dedicate a vari santi, tra i quali Santa Sofia, San Lorenzo, San Giacomo, Santa Caterina, San Nicola e anche all’abate Michele De Tarsia che è la più antica.</p>
<p>L’altare è realizzato ad intarsio fiorentino e nelle pale è rappresentata la Madonna del Rosario con i 15 misteri. In fondo alla navata sinistra si trova il busto di San Costabile realizzato nel 1662 dal’orafo Aniello Treglia, uno degli artisti del tesoro di San Gennaro. Degno di nota il dipinto con San Michele Arcangelo rappresentato con una mano che impugna una lancia con la cui punta trafigge il corpo di una ammaliatrice. Una tavola realizzata da un anonimo che doveva essere un monito ai fedeli, di non farsi confondere dalle sollecitazioni esterne.</p>
<p>Di indiscutibile bellezza il <strong>pavimento maiolicato</strong> del battistero risalente al XV secolo che presenta decorazioni con profili umani e scritte allegoriche di sapore targo antico. La chiesa conserva una fonte battesimale in marmo del XVI secolo. L&#8217;opera di maggiore rilievo è il polittico del 1472 di Pavanino da Palermo, che raffigura la Madonna con bambino in trono, con san Pietro e san Giovanni ai lati, mentre sulla cimasa sono riprodotte la crocifissione e due scene dell&#8217;annunciazione. Per l’intenso culto mariano e i tesori artistici che la basilica conserva, particolarmente per questa opera, importante per la conoscenza della pittura quattrocentesca dell’Italia meridionale, la chiesa è stata elevate a Basilica Pontificia minore con lettera Apostolica del 2 agosto 1988.</p>
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</p>
<p>Foto <strong>©Marianna Vallone</strong></p>
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		<title>Palazzo Crocco, un gioiello incastonato tra il Bulgheria e il mar Tirreno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Martino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 16:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Camerota]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[B&B crocco]]></category>
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					<description><![CDATA[Per raggiungere largo Crocco, a Licusati, dove sorge l’omonimo palazzo, non occorrono guide virtuali o pezzi di carta con disegni specifici. E’ sufficiente far scorrere il vetro della propria auto [...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_73251" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-73251" class="wp-image-73251 size-medium" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-1068x712.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8874.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-73251" class="wp-caption-text">Le sorelle Crocco, Elena e Pina</p></div></p>
<p class="p1">Per raggiungere largo <strong>Crocco</strong>, a <strong>Licusati</strong>, dove sorge l’omonimo palazzo, non occorrono guide virtuali o pezzi di carta con disegni specifici. E’ sufficiente far scorrere il vetro della propria auto e rivolgersi ad uno di quei pastori che incontri lungo la strada. Lì, dove gli ulivi accarezzano le pecore e il sole dona vita alla macchia <em>Mediterranea</em>, lo stradone inerpicato e tra i più panoramici del Cilento, collega il paese dell’Annunziata alla valle del Mingardo. Strada provinciale 66, meglio nota come <em>Ciglioto</em>, lo scopro dopo aver visionato il navigatore. E’ la prova del nove.</p>
<p class="p1">Mi fermo dinanzi alle Poste. Poggiate sul tavolino del bar, quattro birre e un mazzo di carte. Le cicche spente non si contano più. Un vecchietto mi indica la prima traversa a sinistra. Abbandono l’auto e afferro l’attrezzatura. C’è una nuova storia da raccontare. Mentre percorro una stradina lastricata molto stretta, il vento muove il bucato e i colombi si parlano cambiandosi di posto. Nel cuore del <strong>Cilento</strong> incontri baluardi architettonici ricchi di storia, cultura, arte e magia. E sono lì, a dimostrazione che lungo questo lembo di Sud, non esiste solo il mare. Anzi.</p>
<p class="p1"><strong>Palazzo</strong> <strong>Crocco</strong> ha dopo poco compiuto 500 anni. Quando varchi il maestoso portone in legno con arredi in ferro battuto, t’immergi in una esperienza che, solo in quel momento, capisci debba essere vissuta senza altri intoppi. Allora spegni lo smartphone e lo riponi nella tasca destra del tuo jeans. Poco dopo stringi la mano ad <strong>Elena</strong> e <strong>Pina</strong> <strong>Crocco</strong>, le proprietarie di questa gemma incastonata tra il monte Bulgheria e il mar Tirreno meridionale. Due donne che hanno mille storie da raccontare. Due esempi di come, con la gentilezza e il senso del bello, si può conservare un tesoro simile e metterlo a disposizione dei turisti e della collettività.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Palazzo Crocco, un gioiello incastonato tra il Tirreno e il Bulgheria" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/MDajKNwPUkI?start=197&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p class="p1"><strong>Elena</strong> mi bacia su entrambe le guance, mentre <strong>Pina</strong> non fa nemmeno a tempo ad incontrarmi che già scappa in cucina per preparare un caffè fatto col cuore, prima che con le mani. Secoli di storia mi fissano. C’è una leggenda in ogni angolo. Le stanze sono troppe. Faccio fatica a contarle. Il percorso che collega il terrazzo al soggiorno e poi conduce fin sopra la soffitta, è un piacevole labirinto. Sembra di essere in un museo.</p>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-73248 alignleft" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-300x200.jpg 300w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-768x512.jpg 768w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-1024x682.jpg 1024w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-696x464.jpg 696w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-1068x712.jpg 1068w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860-630x420.jpg 630w, https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8860.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" />L’abitato di <strong>Licusati</strong> abbraccia il palazzo che si mimetizza con il contesto urbano. Qui ancora si lavora la terra con gli attrezzi dei nonni. Qui ancora si fa l’olio nei frantoi secolari. Il silenzio è un piacevole contorno. L’odore degli ulivi inebria l’animo. Le tegole, molto vecchie, disegnano un saliscendi e scelgono le nuvole come cornice. Sembra poco. Le sorelle <strong>Crocco,</strong> custodi di questo patrimonio, hanno trascorso gran parte della loro vita nella città di <em>Partenope.</em> Sono tornate a <strong>Licusati,</strong> alla fine degli anni <em>Novanta,</em> per realizzare il sogno del padre. Quell’uomo intelligente e lungimirante che a 20 anni, dopo la guerra, dovette vendere un fondo per farsi amputare una gamba in una clinica famosa di Napoli. Portava la protesi con disinvoltura e, le figlie, ancora non si spiegano come sia stato in grado di portare tutte queste opere d’arte, alcune anche abbastanza ingombranti, fin dentro quelle stradine di <strong>Licusati.</strong> Erano gli anni in cui l’Uruguay ospitava la prima edizione della coppa del mondo di calcio, della scoperta di Plutone e dell’elezione di Hitler a Cancelliere tedesco. Delle auto, qui, quasi cent’anni fa, nemmeno l’ombra. «E’ uno dei rimpianti della mia vita &#8211; afferma donna <strong>Elena</strong> mentre fissa un’enorme libreria in legno traboccante di testi d’ogni tipo &#8211; non ho mai chiesto a mio padre come, in quell’epoca, fosse riuscito a portare tutta questa roba da Napoli a qui».</p>
<p class="p1">E ora quella «roba» vale molto. Tanto da attirare la curiosità di giornalisti da mezza Italia. E quel palazzo è un incanto in mezzo a tanta indifferenza. «Gli enti dovrebbero essere presenti, Licusati è un gioiello che va valorizzato e promosso &#8211; intendono far sapere le sorelle <strong>Crocco</strong> &#8211; noi apriamo le porte a chiunque, qui arrivano turisti da mezzo mondo». Qualche anno fa il telefono di donna Elena squillò di buon’ora. Dall’altro capo la nipote: «Zia ho avuto un’idea». Nasce così il <em>B&amp;B</em> all’interno del palazzo. Che più che una affittacamere, è divenuto ben presto un’esperienza. Tra le più belle da vivere ai piedi del Bulgheria.</p>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-73246 alignright" src="https://www.giornaledelcilento.it/wp-content/uploads/2018/11/DSC_8851-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />«I visitatori che decidono di soggiornare all’interno del nostro palazzo, vogliono tutti sistemarsi in mansarda. Vanno pazzi per quello spazio». E dalla mansarda puoi scoprire i tetti di Licusati che si sfiorano senza toccarsi. All’alba la nebbia lascia passare solo il campanile della chiesa. E’ lui che con i suoi sei rintocchi, ben scanditi, segna l’inizio di un nuovo giorno. Queste mura sono testimoni di facce importanti, come lo scienziato e pioniere dell’aeronautica <strong>Gaetano Arturo Crocco,</strong> il magistrato e letterato <strong>Antonio Crocco</strong> e <strong>Augusto Crocco,</strong> giornalista e scrittore che scoprì le lettere del Principe San Severo che illustravano scoperte di chimica. Non proprio niente. A <strong>Palazzo Crocco</strong> si respira ancora un’aria di magia condita da tradizioni che si rincorrono. E se ciò è così, bello e intatto, lo si deve tutto a queste due donne qui che hanno la fortuna di stringere a se’, ogni notte, un patrimonio architettonico bagnato dalla magia e abbracciato da questi vicoli che non smettono mai di raccontare cose nuove. <strong>Palazzo Crocco</strong> merita di essere valorizzato ancora di più, merita l’attenzione delle istituzioni e della Soprintendenza, merita riconoscimenti e un vincolo ministeriale per la tutela e la conservazione. Intanto si gode l’amore dei turisti e la meticolosità di due donne dal cuore grande. Elena e Pina.</p>
<p><em>Informazioni e contatti per visitare il Palazzo: <a href="http://www.palazzocrocco.it">http://www.palazzocrocco.it</a></em></p>
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<p><em>Foto <strong>©Luigi</strong> <strong>Martino</strong></em></p>
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		<title>Ferriera di Morigerati, una frana rivela uno scrigno d&#8217;archeologia industriale</title>
		<link>https://www.giornaledelcilento.it/ferriera-morigerati-frana-rivela-scrigno-archeologia-industriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Vallone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2018 09:48:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Luoghi di interesse]]></category>
		<category><![CDATA[Morigerati]]></category>
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		<category><![CDATA[ferriera]]></category>
		<category><![CDATA[golfo di policastro]]></category>
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		<category><![CDATA[parco nazionale del cilento]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli inglesi le proteggono come preziose reliquie, in Italia, le antiche ferriere rischiano di scomparire per sempre, sotto le erbacce o la speculazione edilizia. Una storia simile per decenni ha [...]]]></description>
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I <strong>primi scavi</strong> avvenuti nel primo decennio del Duemila hanno svelato con sorpresa che le parti murarie erano ancora integre, per cui si è provveduto a ripulire la zona e gli interni delle strutture. Alcuni monconi degli impianti hanno resistito negli anni; grazie a questi è stato possibile risalire alla tipologia e alle dimensioni dei macchinari esistenti. Due corpi: uno superiore, di cui rimanevano in piedi un muro perimetrale e due colonne; ed uno, un po’ più a valle, che sicuramente ospitava le macchine per la lavorazione del ferro mosse da una ruota verticale ad acqua. Complessi industriali di epoca borbonica erano localizzati tra Morigerati, Sanza e Casaletto Spartano.

Quella di <strong>Carmine Perazzo</strong> da Torraca, a Valle della Corte, a due chilometri dal centro abitato di Morigerati e in prossimità di un affluente del Bussento, è stata realizzata attorno alla metà del <em>XIX secolo,</em> attiva dal 1837, ed era utilizzata per trasformare e lavorare i materiali ferrosi: un grande esempio di archeologia industriale, con oltre 450 metri quadrati di superficie. La ferriera è disposta su due corpi di fabbrica, nei pressi un canale artificiale prendeva l’acqua del fiume per traghettarlo verso il corpo anteriore della struttura; mentre il secondo corpo, quello a monte, fungeva da deposito per carbone e per l’alloggio dei lavoranti. Un&#8217;opera di grande valore alla quale hanno lavorato dal 2006 un&#8217;equipe complessa formata da archeologi industriali e tecnici.

Oggi la ferriera ospita anche le opere e i progetti di <strong>Ugo Marano,</strong> in un museo di arte all’aperto inaugurato nel 2016. L’artista scomparso nel 2011 aveva un legame profondo con il Cilento. Una delle sue opere simboliche più significative, il <em>Tavolo del Paradiso</em> e realizzato nel 1999, hanno trovato casa nell’area della Ferriera: un tavolo di ferro a forma di croce greca, con un bicchiere e un piatto in ogni posto, intorno al quale Marano auspica che si possano sedere tutti i sindaci del Cilento.

<em>Informazioni e contatti per visitare la Ferriera: <a href="http://www.morigeratipaeseambiente.it">www.morigeratipaeseambiente.it</a> </em>

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