Dal più povero ciuffo d’erba del Cilento un premio all’arte e alla poesia: ecco ‘Inula’ l’ultimo raggio di ogni tramonto

Infante viaggi

Si racconta che Vincent Van Gogh, alle prese con uno dei suoi capolavori, ‘Mangiatori di patate’, iniziò a dipingere dalle mani dei commensali. Che erano appunto i più diseredati della città di Nuenen, a cui toccava mangiare solo patate, mentre altri, avrebbero potuto ordinare ben altre goloserie. Quelle mani, ritratte in questo dipinto – i cui giochi di luce richiamano alle ricerche di Caravaggio – raccontano, più di qualunque critica la storia dell’arte consegnerà ai curiosi.  

Quando, a chi scrive, è stato raccontato dell’inula, l’erba marina, una sorta di insalatina selvatica – che, come è destino per tanti piatti poveri, oggi diventa un’eccellenza della dieta mediterranea – è inutile nascondere come lo sguardo si sia perso nelle mani. Chissà quanto diverse da quelle della fredda Olanda. Ma pur sempre callose o, come direbbe qualcuno, incallite, dalla fatica e dagli stenti. 

Sono forse le mani di quei pescatori del tempo, che si tuffavano tutte nello stesso piatto per afferrare un ciuffo di quell’insalatina di mare. Quella che cresce lungo lo scoglio bagnato per tutto il suo perimetro, dalle acque della Calanca. Mani e terracotta. Quella che modellano a Camerota per il vasellame. Mani e terra, quella ruvida e rossa di questo sud cilentano. Insomma mani, e ciuffi d’erba, ieri simbolo di una povertà orgogliosa. Oggi omaggio di una operosità creativa. 

Arte figurativa appunto. E scrittura. Incuriosisce l’ambizione e l’umiltà di questa iniziativa dell’associazione ‘Tuttinsieme’ che, nel metodo, assomiglia alla fibra di quella sconosciuta erbetta di scoglio. Sconsiderata dall’uomo ma non dal tramonto che, ogni giorno, a lei ha riservato il suo ultimo raggio di sole. 

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Saranno gli artisti, gli scrittori o i poeti a coglierne la sfida tentando di trasformare, come ogni giorno accade lungo l’orizzonte della Calanca, il più acerbo frutto del mare, in un omaggio alla bellezza. Chi guarda a Inula, al più gracile filo d’erba del Mediterraneo, al più povero nutrimento del Cilento, alla più marina delle insalate, al più fragile lembo di vita con l’ombellico nella pietra, può liberamente scegliersi l’angolatura da cui coglierne un profilo, una narrazione, una spigolatura.

Può, paradossalmente, farsi penetrare dalle mani di chi l’ha raccolta e inscodellata, o lasciarsi ispirare dal vento che l’ha accarezzata per secoli o, dalle barche, che l’hanno costeggiata. Come dal mare che l’ha riflessa o dalla luna che le ha fatto da lampadina. Chi guarda a Inula può affidare alle proprie, di mani, la fatica di traghettarla verso la sua nuova meta. Quella che la vuole, ancora una volta, strappata dall’isola e, per una inedita occasione, adagiata alla matita o al pennello di una attesa creazione. Per esserne omaggio.

Ecco tutte le informazioni utili per il concorso:

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