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Paestum: la fontana di Alfano in stato di abbandono

di Giuseppe Galato

L’escursione al Museo Nazionale di Paestum si è rivelata, la settimana scorsa, una profonda delusione. Visitando i giardini alla ricerca della straordinaria opera di Carlo Alfano un desolante spettacolo si è caduto sotto i nostri occhi. Lo stato di totale abbandono era colpevolmente completo: la fontana rischia, oggi, di essere cancellata dalla sua sede naturale per l’incuria e la mancanza di una sia pur minima manutenzione. Il sommo degrado comincia dalla basamento della fontana: nell’opera, ricoperta da tasselli rettangolari, fatti da strisce di marmo bianco e nero, da tempo immemorabile non è più funzionale il sistema di circolazione idrica, elemento indispensabile per la comprensione di lavoro, pensato seguendo i criteri dell’astrattismo concettuale. Altri ancora, come Lea Vergine, classificano l’istallazione di Alfano un’opera di optical art. In ogni modo stiamo parlando di capolavoro di arte contemporanea.

E mentre si assiste impassibili alla possibile distruzione de “ Il Tuffatore “ di Carlo Alfano, diventa utile rammentare brevemente la nascita di questa rivoluzionaria impresa, voluta da Mario Napoli, uno dei più colti intellettuali italiani del XX secolo che coniugava insieme archeologia classica e arte contemporanea. Tutto comincia nel ‘68, quando inizia la famosa rivoluzione giovanile e i grandi rivolgimenti nel costume e nell’arte. Proprio allora Mario Napoli annunciava al mondo di aver scoperto un’importante e unica pittura greca, la Tomba del Tuffatore ritrovata negli scavi archeologici a Paestum. Da qui nasce il fecondo rapporto tra il famoso archeologo – che allora insegnava arte contemporanea all’Accademia delle Belle Arti a Napoli – e Carlo Alfano uno dei suoi allievi più promettenti.

La gestazione durò quattro anni: finalmente, nel 1972, nel giardino del Museo proprio a cospetto della Tomba del Tuffatore fu inaugurata, sorprendendo tutti gli studiosi classici, l’opera di Carlo Alfano. Mario Napoli che dopo la scoperta era diventato uno studioso famoso in tutto il mondo, da New York a Tokio, come testimoniano le pubblicazioni dell’epoca, sfidando la tradizionale avversione dei passatisti, volle che un’opera di un artista astratto potesse dialogare con una pittura funeraria del V secolo prima di Cristo. La creazione progettata da Alfano, in un fitto dialogo con Mario Napoli, si compone di 5 cinque cilindri di differenti altezze poggiati su una piattaforma tassellata di marmo bianco e nero che forma la base optical della fontana. Tre di questi poligoni sono di acciaio mentre gli altri due sono di plexigas riempiti di silicone per produrre trasparenze dorate che prendono luce dalle diverse posizioni dei raggi solari. Un sesto cilindro – oggi nascosto dai rami e dal fogliame- è situato all’esterno della fontana e in solitudine sembra dialogare con il resto delle geometrie. Che si trattava di un’opera delicata, realizzata con materiali soggetti a usura, lo testimonia l’impeccabile restauro progettato dall’architetto Raffaele D’Andria.

Siamo, nel 1992, e la Soprintendente dell’epoca Giuliana Tocco, appassionata di arte contemporanea desiderò che l’opera di Carlo Alfano ritornasse al suo originale splendore. Da allora è passato molto tempo e dobbiamo registrare con rammarico che l’arte contemporanea non trovi più ospitalità a Paestum: si è cominciato con il Cavallo di Palladino che, dopo 10 anni, è stato trasferito a Fisciano e si continua, ora, con la Fontana Carlo Alfano che rischia di essere cancellata per il degrado e l’incuria. Anche Gillo Dorfles, soggiornando a Paestum nel luglio scorso, era rimasto negativamente impressionato per l’abbandono in cui è stata lasciata l’opera di Alfano nel giardino del Museo di Paestum. Chi scrive lancia un appello insieme con Gillo Dorfles, Cristina Di Geronimo, Angelo Trimarco, Sergio Vecchio, Raffaele D’Andria, Pietro Lista e tutti coloro che apprezzano l’opera di Carlo Alfano, alla sensibile e colta Maria Luisa Nava , Soprintendente alle antichità, affinché intervenga per l’immediato recupero della Fontana.

Ugo Di Pace

Fonte http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

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