Ex consulente informatico: «Simon si poteva localizzare prima. Tecnologia c’è»

Gioacchino Genchi
Infante viaggi

«Ci sono diversi modi per localizzare con precisione un dispositivo con solo segnale Gsm di quello del semplice aggancio alla singola cella. Per questo è fondamentale l’analisi dei dati degli handover, cioè dei cambi di cella dell’apparecchio durante l’ultimo periodo». E’ quanto afferma Gioacchino Genchi, avvocato ed ex consulente informatico di delicate indagini della storia recente, in un’intervista a ‘Il Fatto Quotidiano’ sottolineando che «sovrapponendo i dati delle celle impegnate negli spostamenti e nelle contestuali attivazioni della rete, fino alle ultime chiamate. Individuate le celle e le direzioni dei radianti, con la triangolazione delle aree di copertura si sarebbe potuta circoscrivere l’area dove concentrare subito le ricerche».

«Bisognava subito accedere ai dati di log della rete telefonica e continuare a insistere con telefonate e sms, anche lo spostamento del cellulare di pochi metri avrebbe potuto restituire delle evidenze importanti, specie se concorrenti con dei cambi di cella – continua Genchi -. Più celle incroci, più dati raccogli. Più telefonate fai, più riesci a delimitare la sua localizzazione. È una tecnologia già ampiamente utilizzata in processi per omicidi e stragi, ci ha consentito di incastrarne i colpevoli. È precisissima».

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«Era possibile rintracciare Simon rapidamente, con una precisione di circa cento metri entro al massimo un ‘ora – sostiene il legale -. A condizione di non trascurare nulla, chiedendo subito la massima cooperazione tra i soccorritori, le istituzioni e la compagnia telefonica. Temo che ci sia stato qualche errore». Secondo Genchi «l’emergenza è stata affrontata, a mio parere, in maniera assolutamente approssimativa. In questi casi il tempismo degli inquirenti e la sinergia con i soccorritori sono fondamentali».

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