Francesco Vassallo sindaco di Bollate: «Cilento è terra bellissima, io sono andato via ma giovani restino e puntino su ricchezze del territorio»

Lo scorso 31 maggio molti comuni italiani hanno rinnovato il consiglio comunale. Eppure, al di là del risultato politico, l’ultima tornata elettorale ha riservato una sorpresa, una «chicca». Accade, come è accaduto per tutto il ‘900 e non solo, che per questioni di lavoro una famiglia del Sud migri verso lidi felici, al Nord. Fra di loro, tanti anni fa, c’era il piccolo Francesco, di appena 5 anni. Francesco negli anni è cresciuto, ha messo su famiglia e alle ultime elezioni è stato eletto sindaco di Bollate, comune facente parte della conurbazione milanese. Francesco Vassallo, originario di Laurito, è la prova di come con «tanta passione e tanto cuore» nella vita si riesca a fare qualunque cosa, anche diventare primo cittadino della città che per anni ti ha ospitato.

Al Giornale del Cilento, Franco – come lo chiamano a Laurito – ha raccontato la sua storia, quella di un cilentano che diventa sindaco di una città del Nord. Ha raccontato come vede il Cilento, e non solo. Ed è proprio al territorio dal quale proviene che infatti dedica un ultimo pensiero prima: «Mi fa molto piacere portare il Cilento nel cuore anche qui al Nord. – spiega Vassallo – Siamo in tanti a vivere qui ma soprattutto nella cinta urbana di Milano – e scherzando conclude – Magari potremmo fare una bella rimpatriata tutti quanti per poterci salutare in maniera più affettuosa, un saluto a tutti i lettori del giornale del Cilento».

Originario di Laurito, ora residente a Bollate. Ci racconti come un cilentano è diventato sindaco di un comune dell’area milanese.

Sono andato al Nord come hanno fatto tante negli anni 60 e 70, con i genitori per problemi di lavoro, che al Sud non si trovava. È sempre difficile staccarsi dalle proprie tradizioni, l’importante è poi mantenerle sempre nel cuore e tornarci. A Bollate ho fatto quello che fanno tante persona in giro per l’Italia: tanta passione, tanto cuore e a 22 anni ho iniziato a fare attività politica e l’ho fatto all’interno dell’allora partito democratico della sinistra in cui ho trovato persone che hanno investito sui giovani, ho fatto tutto il mio percorso interno con tenacia e voglia di fare per la mia collettività. Alla fine, dopo vent’anni di attività politica, sono stato premiato dai cittadini con questo riconoscimento.

Ricorda com’è stato l’impatto con la realtà lombarda?

Avevo 5 anni. Ricordo ad esempio che all’asilo non volevo staccarmi da mia mamma perché non capivo quello che dicevano gli altri bambini che parlavano italiano e io dialetto. È una piccola chicca che ricordo pur nella mia tenera età. Poi dopo non c’è stato assolutamente nessun problema di integrazione, perché si dice che al Nord è difficile per una persona del sud integrarsi, ma non è vero. Ho avuto un’accoglienza a piene mani.

Come sono viste la Campania e il Cilento da chi vive al nord?

Bei posti. Io torno a Laurito almeno due volte l’anno e ho invitato molti amici. Quando mi sono sposato l’ho fatto al mio paese ed ho portato diversi amici dal nord. È visto come un bellissimo posto ma purtroppo, quello che noto anche io, non si capisce la potenzialità del turismo. Bisognerebbe investire di più nell’accoglienza e su questo bisognerebbe prendere esempio dalla riviera romagnola, dove le bellezze lì presenti e il mare sono notevolmente inferiori rispetto ai nostri posti ma dove sul turismo si fanno grossi investimenti in termini di recezione, di strutture e viabilità. Quello è l’esempio da seguire dopo di ché si sfrutta quest’enorme potenzialità che fino ed oggi non è stata sfruttata.

Da dove deriva la sua scelta di mettersi in politica?

Come ho detto prima passione più che altro. Ho finito il militare e mentre frequentavo l’università avevo sempre questo pallino di fare qualcosa per la mia città. Ho avuto quest’occasione, in piena tangentopoli, quando tutti scappavano dai partiti io ero un giovane che invece entrava. Questo è stato anche un po’ la mia forza, avere queste convinzioni e metterle a disposizione della città.

Quale la sua opinione sull’attuale situazione politica del Cilento e della Campania?

La situazione politica è la stessa che si vive in tante altre regioni d’Italia. Purtroppo le risorse sono limitate, la politica ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità negli anni d’oro in cui le risorse non mancavano, soprattutto allo stato centrale. Oggi purtroppo paghiamo queste difficoltà economico – finanziarie che ci hanno portato a questo punto. Ovviamente fare attività politica oggi è sempre più difficile perché i cittadini aspettano sempre la soluzione al loro problema, bisogna fare di necessità virtù ed ottimizzare un po’ più le idee. Questo vale in Campania, vale nel Cilento a vale in qualsiasi altra parte d’Italia. Se poi si hanno ricchezze turistiche ed architettoniche sul territorio ecco, forse quella è una cosa su cui si può investire più che in altre parti.

Vivendo in una realtà diversa da quella d’origine avrà sicuramente avuto opportunità che qui nel Cilento non avrebbe potuto mai avere. Cosa consiglia alle giovani generazioni cilentane, restare o andare via?

Restare ed investire nel turismo e nelle bellezze naturali della propria terra. Abbiamo ricchezze che altri non possono vantare: uva, castagna e olive possono essere la miccia che innesca un ciclo virtuoso attraverso cooperative o piccole start up. Bisogna che la politica investa in infrastrutture e collegamenti viabilistici, altrimenti si rimane tagliati fuori dal ciclo di produzione.

Una domanda scontata. Cosa le manca di più del Cilento? Quale impronta indelebile ha lasciato dentro di lei questo lembo di Sud a Sud di Salerno?

Io ho lasciato lì tanti amici che per fortuna ogni anno ritrovo. Rispetto al nord quella che è la forza del sud sono i rapporti umani. Non c’è bisogno di conoscersi per salutarsi per strada o scambiare quattro chiacchiere. Qui si è già un po’ più concentrati sul lavoro, sulla carriera… si corre sempre, invece giù al sud ce la prendiamo un po’ più con comodità. Forse questa è la cosa che fa la differenza fra la gente del sud e la gente del nord, per il resto siamo un unico popolo, sotto un’unica patria, sotto un’unica bandiera.

Tornerà?

Questo avverrà probabilmente quando andrò in pensione e quando avrò i nipotini. Oggi la mia vita, il mio lavoro, la mia attività, la mia famiglia, i miei affetti sono tutti quanti qui al nord. Ma ripeto, io sono una persona che appena ha la possibilità torna nelle proprie terre, nelle proprie origini e ci torna con piacere soprattutto. Sono ormai trenta estati a Palinuro, Marina di Camerota, questo è un segnale forte di attaccamento alle mie radici, alla mia terra.

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