Frasi sessiste a guardalinee, Vessicchio: «Chiedo scusa»

di Luigi Martino

All’indomani delle esternazioni rese nel corso della telecronaca della sfida Agropoli-Sant’Agnelo, sfida valida per l’Eccellenza Campana Girone B, a parlare ai microfoni di FqMagazine è il giornalista Sergio Vessicchio, sospeso dall’Ordine dei Giornalisti della Campania per commenti sessisti nei confronti dell’assistente dell’arbitro Liotta, la signorina Annalisa Moccia. Nelle ultime ore si è scatenato un polverone intorno alla vicenda, con l’Aia, nella persona del presidente Marcello Nicchi, pronta ad adire le vie legali per tutelare non solo la propria affiliata, ma anche per l’immagine distorta data dal giornalista in merito all’intera classe arbitrale. A FqMagazine Vessicchio è tornato sulla vicenda, chiedendo, seppur in maniera segnatamente celata, scusa per le dichiarazioni rese ieri pomeriggio: «Ho sbagliato ma non era quella la mia intenzione, per questo mi scuso – precisa il giornalista campano -. Sono finito in un tritacarne nelle ultime ore. Mi hanno messo in bocca parole che non ho mai detto». Lo stesso Vessicchio chiarisce il significato delle parole preferite a margine della telecronaca di Agropoli-Sant’Agnello: «Volevo dire che nel Cilento e in Campania le arbitre donne vengono vessate. È un schifo quello che si verifica – prosegue – finiscono nel mirino tra offese, insulti, battutine e ingiurie dal momento in cui arrivano sul campo di calcio. La guardalinee in questione è stata la migliore ieri – ribadisce l’inviato di CanaleCinqueTv -. Il discorso andrebbe ampliato: perché la partita femminile di ieri Juventus-Fiorentina non l’hanno fatta arbitrare a una donna? Perché una donna non arbitra a livello nazionale?». Infine la denuncia del giornalista sulle strutture sportive inidonee per le donne che arbitrano: «Se lei viene in Cilento, si accorgerà di dove si spogliano e dell’assenza di strutture adatte».

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Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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