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Il virus ammazza la Pasquetta nel Cilento: persi milioni di euro

di Luigi Martino

Le spiagge deserte, i cancelli delle discoteche sbarrati, le lunghe code di auto (per fortuna) non ci sono, dalle finestre delle seconde case nessuna luce. Di notte, a far compagnia alle stelle, solo i fasci blu dei lampeggianti dei gruppi di protezione civile, delle forze dell’ordine e di polizia che presidiano il territorio. Che paradosso: oggi che nessuno può onorare la Pasquetta come si deve, il sole scotta e illumina di malinconia tutta la costa del Cilento. Quanta gente avrebbe raggiunto il comprensorio a sud di Salerno se questo maledetto virus non fosse mai esistito? Per gli esperti questo era «l’anno del boom del Cilento». «Sono stati persi milioni di euro – afferma chi con i numeri e le statistiche ci lavora – da Paestum a Sapri è andata bruciata una montagna di soldi che, molti, già sentivano sul proprio conto corrente. Sarebbe stata una boccata d’ossigeno, linfa vitale per tutto il territorio. E invece l’economia è ferma e non si sa quando e come riprenderà».

Gli imprenditori e i lavoratori stagionali attendono il bonus dell’Inps che tarda ad arrivare. Nel frattempo si fanno i conti con le regole nuove alle quali le strutture dovrebbero attenersi nel caso di un’apertura estiva. Intanto chi lavora (rigorosamente da casa) alla gestione delle prenotazioni di strutture alberghiere ed extra alberghiere, segna nome, cognome e numero di telefono del cliente, con il periodo interessato al soggiorno, ma senza incassare la caparra. «Dopo non sappiamo se l’acconto dovremmo restituirlo oppure no – precisano gli operatori turistici del settore – quindi preferiamo trattenere solo i dati degli ospiti per poi risentirci dopo la pubblicazione del nuovo Dpcm del governo che non sappiamo quando avverrà».

Intanto le spiagge restano deserte, delle strutture balneari alcuna traccia, nelle pinete, stamattina, non c’è nessuno e le messe, i sacerdoti, continuano a trasmetterle in streaming, senza fedeli. Piazze vuote e riflessioni: la curva dei contagi, in Campania, concede l’opportunità di essere fiduciosi, di pensare che almeno una parte dell’estate potrebbe essere salvata. Ma è ancora troppo presto per ogni cosa.

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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