Lo schiaffo finale

di Mariella Marchetti

L’ abolizione della prova scritta di italiano all’esame di Stato è un vero oltraggio, lo schiaffo finale alla nostra bella lingua, alla cultura e alla libertà, sferrato da chi ignora o finge di ignorare gli effetti devastanti che le riforme degli ultimi anni hanno prodotto, un oltraggio immaginato da chi poco sa di cosa accade nel mondo della scuola e di come il picconamento sistematico del sistema dei licei, un tempo fiore all’occhiello del sistema scolastico italiano, invidiato in tutto il mondo, sia caduto sotto i colpi di test, schede, risposte multiple, crocette, computer, lavagne LIM, edizioni digitali, adempimenti burocratici e progetti.

Del resto basterebbe leggere i dati ISTAT per comprendere il dramma in atto dell’analfabetismo di ritorno che sfiora il 30% della popolazione italiana unitamente ai dati dell’ analfabetismo funzionale che conduce all’incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, di scrittura e di calcolo nelle situazioni della vita quotidiana.

La prova scritta di italiano è funzionale ad acquisire competenza nella lingua, ad esprimersi correttamente, a padroneggiare un testo, a decodificarlo, a riflettere, a costruire ipotesi, a immaginare soluzioni, ad esporre tesi, antitesi, sintesi, a riconoscere una contraddizione, a saperlo dimostrare con costrutti complessi, quanto e forse più di un problema di matematica.

L’ esercizio della scrittura è peraltro l’estremo e sicuro porto di intimità e riflessione per ogni individuo: il foglio bianco – e lo sa bene chi ogni giorno legge e corregge elaborati di italiano – è un tramite con cui interfacciarsi ed aprirsi, è uno strumento per esternare disagio, per chiedere aiuto ad un adulto, può alleggerire l’anima da un ingombro che appare insostenibile a chi è ancora troppo giovane, inesperto e spaventato dai marosi della vita.

In ragione di tutto ciò, chi svilisce la scrittura, sferra lo schiaffo finale alla cultura, alla civiltà, alla libertà di pensiero e alla cittadinanza. Così come la chiusura delle biblioteche nel periodo della pandemia, la mancanza del quotidiano cartaceo in classe e il costo alto dei libri, che in Italia si aggira mediamente intorno ai 20 euro, hanno costituito un ostacolo alla pratica della lettura, allo stesso modo, la delegittimazione della scrittura andrebbe a sancire la fine della partecipazione alla democrazia, sarebbe motivo di esclusione sociale, di autonomia di giudizio, di libertà,
sarebbe la morte della nostra bella lingua, del linguaggio sottile e forbito della giurisprudenza, della nostra tradizione letteraria, della lingua della poesia, dell’amore e della civiltà.

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