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Se l’amicizia tra due bambini si interseca all’orrore della Shoah

di Redazione

"L’amicizia può unire quello che le barriere dividono."

La frase citata sopra è la tag-line del film tratto dal romanzo "Il bambino con il pigiama a righe" di John Boyne. Ambientato nel periodo del secondo conflitto mondiale, questo romanzo è, come molte altre testimonianze e storie vere, una fonte di insegnamento perché quello che successe settanta anni fa non si ripeta più. Un bambino di nome Bruno è figlio di un ufficiale nazista (prima differenza tra questo romanzo ed altri documenti, in cui quasi sempre i protagonisti sono gli Ebrei) e vive in condizioni agevoli in una casa di Berlino. Un giorno il padre, ottenuta una promozione di grado, è costretto a traslocare con tutta la famiglia in una casa (definita nel libro come l’esatto contrario di quella di Berlino) vicina al campo di concentramento di Auschwitz, in condizioni pressoché precarie. Bruno non riesce a capire i motivi del trasloco e non si rende conto di dove sia. Inoltre rimane scontento del cambiamento, poiché nel nuovo luogo non ha amici con cui parlare. Solo un particolare rimane impresso nella mente di Bruno: lui non comprende che cosa ci sia al di là del reticolato. Un giorno lo domanda alla madre, Elsa, che spiazzata, cerca di illuderlo raccontandogli di una fattoria con dei contadini, al quale lui non si sarebbe mai dovuto avvicinare. Tuttavia Bruno, spinto dalla curiosità, decide un giorno di avvicinarsi al reticolato. Qui incontra un bambino ebreo, Shmuel, con cui stringe subito un’amicizia. Bruno non sa nulla della situazione degli Ebrei. Tuttavia non riesce a fare a meno di notare i pigiami a righe, i soldati che urlano, i corpi scheletrici…Quando la madre di Bruno decide di tornare nella casa di Berlino con la sua famiglia, Bruno decide di intraprendere un’avventura con Shmuel: lo aiuta a cercare suo padre, di cui si era persa ogni traccia. Quella che doveva essere l’ultima avventura, in realtà è l’ultima ora per Bruno e Shmuel: infatti, alla fine della vana ricerca, i due bambini vengono spinti da una folla e finiscono rinchiusi in un edificio soffocante (Bruno non si rende conto di essere in una camera a gas, al contrario di Shmuel, che appare invece molto spaventato). Da questo momento in poi di Bruno non si sa più nulla: il padre, però, dopo numerose ricerche, ritrova i suoi vestiti davanti al reticolato. Da allora capisce…

"Il bambino con il pigiama a righe" non è una storia vera: è definita "una favola". Tuttavia, al di fuori del contesto dei personaggi, la storia è vera: una storia piena di massacri e di razzismo… una storia che non si deve ripetere più…

articolo di Alessio Ganci da dentrosalerno.it

 

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