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Rifiuti da Polla in Tunisia, la Commissione europea: «Seguiamo il caso»

di Pasquale Sorrentino

È arrivata la risposta della commissione europea all’interrogazione sulla questione rifiuti in Tunisia presentata dal Piernicola Pedicini. Una risposta firmata dall’eurodeputato lituano Virginijus Sinkevičius a nome della Commissione europea. Ricordiamo si tratta della questione dei rifiuti partiti da Polla, stoccati dalla Sra, e attraverso il porto di Salerno arrivati a quello di Sousse dove sono stati ritenuti illegali dalla Magistratura tunisina che ha fatto scattare, sul finire del 2020, 12 arresti e altrettanti indagati.

«La Commissione – si legge nella risposta dell’Europarlamento – è a conoscenza del caso concernente la spedizione di 282 container contenenti rifiuti urbani indifferenziati da parte della società italiana SRA alla società tunisina Soreplast, avvenuta tra maggio e luglio 2020, ed è in contatto con le autorità italiane dal dicembre 2020. Queste ultime hanno avviato un’indagine chiedendo alla società esportatrice di rimpatriare i rifiuti in Italia conformemente al regolamento relativo alle spedizioni di rifiuti e alla convenzione di Basilea. La Commissione continuerà a seguire con le autorità italiane gli sviluppi connessi al caso in questione».

Secondo la Sra la Regione ha sbagliato in quanto ha concesso tutte le autorizzazioni del caso. Secondo il ministero maghrebino la Regione non ha saputo a chi rivolgersi nell’ambito della Convenzione di Basilea. L’ente guidato da Vincenzo de Luca, invece, ha ribaltato le accuse alla Sra. Nel mese di giugno sono previste diverse udienze, tra ricorsi al Tar e tribunale ordinario (che ha sospeso la fidejussione da 6 milioni di euro) che potrebbero dare maggiori indicazioni sul prosieguo della vicenda. La commissione europarlamentare inoltre ha sottolineato che «nell’ambito del riesame in corso della normativa dell’UE sulle spedizioni di rifiuti, la Commissione sta esaminando le opzioni per rafforzare ulteriormente le norme sull’esportazione di rifiuti verso paesi non membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici. Tali norme comprendono quelle sui rifiuti figuranti nell'”elenco verde”, per garantire che siano esportati al di fuori dell’UE solo quando trattati in modo ecologicamente corretto nei paesi di destinazione».

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