Rifiuti, il grande affare: i Comuni salernitani non mollano

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Una discarica di rifiuti

Il 2019 sarà l’anno del decollo definitivo dell’Ente d’ambito in provincia di Salerno, con l’approvazione del piano per i rifiuti dell’Ato. Lo rende noto il quotidiano ‘La Città di Salerno’. La legge regionale 14 del 2016, che ha ridisegnato il sistema di governance del ciclo dei rifiuti, prevede gli Ambiti territoriali ottimali per gestire l’intero ciclo in modo che ogni Ato sia autosufficiente. Quello di Salerno raggruppa i 158 comuni della provincia più tre dell’avellinese, Senerchia, Caposele e Calabritto, gestito dall’Eda, l’Ente d’ambito. La legge consente la costituzione di sub ambiti, raggruppamenti più piccoli di comuni che devono essere autosufficienti nella gestione del ciclo, approvati dall’Eda, tranne quello eventuale del Comune capoluogo di provincia, a cui basta una semplice comunicazione della volontà di costituirsi. Gran parte dei comuni del Salernitano, però, non hanno deciso ancora cosa fare.

Le richieste dei Comuni. «Finora abbiamo ricevuto la richiesta di costituire un sub ambito dai comuni della comunità montana del Diano e quelli del Bussento-Lambro-Mingardo – dice l’avvocato Bruno Di Nesta, direttore dell’Eda, ai microfoni di Salvatore De Napoli -. I sindaci della Costiera amalfitana ci hanno comunicato di aver avviato un lavoro per costituirne uno. Abbiamo tenuto a dicembre due riunioni, una a Nocera Inferiore su un’ipotesi di un ente tra le due Nocera, Castel San Giorgio e Roccapiemonte, e un’altra per gli 8 comuni della Valle dell’Irno, mentre si vorrebbe costituire un eco-distretto tra Giffoni Valle Piana e Pontecagnano. C’era anche una vecchia proposta di un sub ambito dell’Alento…». Sul tavolo, quindi, di concreto ci sono solo le due proposte del Vallo di Diano e del Bussento-Lambro-Mingardo. «Per gli altri territori – aggiunge il dg – faremo una serie di incontri». E il presidente dell’Eda, Giovanni Coscia aggiunge: «L’ambito di Salerno è ormai in fase di decollo. Importante sarà il ruolo dei sindaci. I comuni devono rendersi conto che i protagonisti devono essere consapevoli, partecipi e propositivi nella gestione del ciclo dei rifiuti».

La rivoluzione Ato. Sarà una svolta storica quella dell’Ato: «Non solo ogni ambito o sub ambito dovrà essere autosufficiente nella gestione del ciclo dei rifiuti – dice Di Nesta – ma ci sarà anche un’ unica ditta o associazione temporanea di imprese per lo spazzamento, la raccolta, il trasporto e lo smaltimento. Terminerà così quella frammentazione che ha ostacolato le buone pratiche in questo settore». I vantaggi di un unico interlocutore sono chiari anche per ridurre i costi, aumentare e assicurare la qualità dei servizi. Non mancano le resistenze. Per molti comuni, infatti, lo status quo significa svolgere direttamente il ruolo di protagonista nella gestione del servizio, negli appalti, nelle assunzioni: una fetta di potere reale su un servizio che vale milioni di euro l’anno. In questo mesi, inoltre, i comuni hanno affidato appalti ad aziende private, sotto la spinta dell’urgenza dello svolgere il servizio di igiene urbana in luogo dei consorzi di bacino, sottoscrivendo contratti per diversi anni che cesserebbero automaticamente con il decollo dell’Eda. A vedere male questo decollo è anche la criminalità organizzata, che in un ente più grande e con tanti controlli più difficilmente può allungare i tentacoli.

La deadline degli Ambiti. La scadenza per far decollare l’Eda è ricondotta dal direttore generale entro l’anno in corso: «Entro l’estate dovrà essere chiaro il quadro d’ambito con le proposte di sub ambito che poi dovranno essere istruite ed eventualmente autorizzate. Auspicabilmente, con la collaborazione di tutti, entro dicembre il piano provinciale dei rifiuti sarà realtà». L’Ato gestirà un servizio enorme, per circa 1,1 milioni di abitanti che, secondo da programma prevede una produzione totale di 425.522 tonnellate di rifiuti urbani per il 2020, di questi, in tonnellate per ogni anno, 127.763 di frazione organica, 148.933 di rifiuti urbani residuali (indifferenziato), 120.465 di fabbisogno in incenerimento e 17.574 di fabbisogno di discarica.

Gli ex consorzi di bacino. Da ricollocare ci sono 42 dipendenti dell’intercantieri, che svolgeva servizi a favore dei cantieri comunali dei consorzi. I sindaci hanno assorbito i lavoratori dei cantieri comunali ma non la quota parte di quelli dell’intercantieri. «Martedì (domani, ndr) – ha ricordato Di Nesta – il vicepresidente della Regione, Fulvio Bonavitacola incontrerà i consorzi e l’Eda per affrontare la delicata tematica del ricollocamento dei lavoratori. La Regione ha lasciato intendere che darà, per parte sua, un forte impulso».

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