Ritrovata in soffitta a Salerno una caricatura inedita di Federico Fellini

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Dopo 82 anni è stata ritrovata per caso in una soffitta di una casa a Salerno un’opera inedita eseguita nel 1937 da Federico Fellini. In quel periodo  i disegni di Federico Fellini  che faceva per gioco ritraendo i compagni e gli insegnanti del liceo e che poi regalava agli amici erano apprezzati al momento e quasi sempre buttati via. L’attuale proprietario dell’opera Luigi C. racconta di un suo zio insegnante di ginnastica, suo omonimo, che dopo aver frequentato la Scuola della “Farnesina” meglio conosciuta ufficialmente come “Scuola fascista di educazione fisica”, conseguendo il diploma si trovò nel 1937 a insegnare come primo incarico scolastico al liceo ginnasio “Giulio Cesare” di Rimini nella classe dove frequentava anche Federico Fellini.

Il nipote racconta che “lo zio gli ripeteva spesso di un particolare incontro al bar con il giovane Fellini in pieno inverno del 1937, nel penultimo anno di scuola che Fellini fece a Rimini. Quel giorno il prof. L. C. siccome doveva entrare a scuola alla seconda ora, soleva fare come al solito una passeggiata sul lungomare che in quel periodo era desolato. Camminando notò in un tavolino di un bar un ragazzo che riconobbe nel suo alunno Federico Fellini. A vederlo il giovane Fellini con voce suadente e remissiva gli disse: Professore, dopo una notte di baldoria con gli amici sono stanco ed ho fame, per cortesia mi può offrire un cornetto e un cappuccino che non ho neanche una lira”. Il prof. giusto il tempo di ordinare al bar la colazione al suo alunno si ritrovò sul tavolino una  caricatura colorata su carta Bristol; in un attimo il ragazzo di Gambettola aveva abbozzato con segno deciso il ritratto del Prof. regalandoglielo e dicendo: “Professore, a me non mi piace la scuola, lo conservi perché io un giorno sarò un grande”. Lo conferma  anche l’attore Alberto  Sordi in cui Fellini nei primi anni di vita stentata a Roma soleva spesso dire agli amici “ un giorno sarò un grande regista”.

L’opera di Fellini il prof. l’ha custodita in casa con gelosa cura per lungo tempo fino alla sua morte (1999). Da sottolineare, visto i suoi studi incerti al Liceo Classico che non andavano per niente bene, nel 1937 Fellini aveva iniziato anche a guadagnare qualcosa seguendo il suo interesse artistico, infatti, in quell’anno insieme al pittore Demos Bonini, aveva aperto la bottega “Febo” dove i villeggianti andavano a farsi immortalare in azzeccate caricature firmate “FEBO”, con il giovane Fellini che disegnava e Demos Bonini, essendo un pittore li colorava. Di quegli anni lo stesso Fellini ha raccontato alla Chandler (Io, Federico Fellini, A. Mondadori, 1995) questa sua precoce vocazione: “La scuola mi offriva l’opportunità di disegnare con la scusa di prendere appunti o di scrivere e quindi di vivere nel mio mondo di fantasia, mentre fingevo di ascoltare le parole degli insegnanti. Disegnavo di nascosto caricature, sperando di non essere mai scoperto e che tutti pensassero che stavo prendendo appunti su appunti”. Una passione intensa quella di descrivere le facce e le espressioni grottesche, degli amici che diventerà poi una delle caratteristiche peculiari del suo cinema. In effetti, Marcello Monaldi ci dice che “Fellini ha sempre disegnato accanitamente: da bambino, quando riempiva le tovaglie di casa con interminabili ghirigori, da studente, quando faceva le caricature degli insegnanti o andava sulla spiaggia di Rimini, vestito di tutto punto, a caccia di clienti a cui fare il ritratto, da giovane in cerca di fortuna quando collaborava come umorista e vignettista al Marc’ Aurelio: e poi da regista, quando il disegno gli serviva per fissare i lineamenti di un personaggio, per abbozzare un costume, una scenografia per captare le suggestioni cromatiche da…”.

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Proprio nel 37’ tanti bozzetti che Fellini produceva per pochi centesimi sul lungomare di Rimini quasi sempre venivano buttati subito via perché ritenuti di poco conto. Proprio in quegli anni inizia a collaborare con alcune riviste inviando vignette sino a diventare un collaboratore fisso del settimanale fiorentino “420” e poi del “Marc’Aurelio”: siamo ormai nel 1939 anno nel quale Fellini si trasferisce a Roma con la scusa di iscriversi a giurisprudenza. Comincia a frequentare l’ambiente dell’avanspettacolo e della radio, a scrivere copioni, gag e battute per spettacoli e film vari. Nasce un mito della cinematografia. Purtroppo, tanti  lavori di quegli anni riminesi sono stati persi e si conosce pochissimo questa parentesi giovanile che precede l’arrivo a Roma nel 1939 con l’inizio  geniale nel campi della cinematografia a contatto con importanti personaggi del cinema e dello spettacolo. Infatti, si conoscono maggiormente i disegni degli anni 50 fino agli anni 80 legati al cinema, ma rimane poco conosciuta la parentesi degli anni di Rimini.

L’opera in questione analizzata e periziata dal critico d’arte Sandro Bongiani della Collezione Bongiani Art Museum di Salerno si presenta protetta da una vecchia cornice nera dal bordo oro con vetro e relativo passepartout. Disegnata a pastelli su Carta Bristol di cm 25×35 nel 1937 con una tecnica  già  matura nonostante i suoi 17 anni. L’opera risulta di grande importanza, soprattutto, per capire la personalità geniale del giovane Fellini.  E’ di sicuro una delle poche o forse l’unica opera firmata dal grande regista, (la firma di Fellini è visibile dentro un piccolo quadrato inclinato in basso a destra del foglio), di fatto risulta una delle prime opere giovanili già convincenti e geniali del maestro. Oggi quest’opera inedita è valutabile tra i 50 e i 70 mila euro.

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