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Ultimato l’intervento alla fontana dell’acquaiola

di Federico Martino

Nell’ambito dell’ambizioso programma di riqualificazione urbana che l’Amministrazione Comunale di Roccadaspide ha posto in essere fin dal suo insediamento, nei giorni scorsi è stato restituita alla cittadinanza un’opera pubblica molto cara ai rocchesi, ossia la fontana nei pressi della casa comunale,  unitamente a piazza De Marco, anch’essa sottoposta a lavori di sistemazione. L’intervento, finanziato con fondi regionali, è stato necessario non solo per riqualificare due aree centrali della città, ma anche per migliorare la vivibilità dei cittadini. L’intervento, voluto dall’Amministrazione retta da Girolamo Auricchio, ha consentito la rimozione della vecchia fontana circolare, detta “ex fontana dell’acquaiola”, ormai vecchia, che occupava troppo spazio sottraendolo ai cittadini, che adesso possono avere a disposizione una graziosa e spaziosa piazzetta nel cuore della città moderna.
“Prosegue l’azione dell’amministrazione comunale per rinnovare l’aspetto della città – afferma il Sindaco Girolamo Auricchio – ed anche con l’arrivo del nuovo anno proseguiremo con lo stesso impegno per fare sempre più di Roccadaspide la città fiore all’occhiello della Valle del Calore”.
Sono state rimosse l’aiuola e le fioriere ed è stata sostituita la pavimentazione, usurata da tempo; inoltre è stata creata sul lato opposto della strada una gradonata accessibile anche tramite una rampa laterale, nel rispetto dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Sono stati inseriti nuovi elementi d’arredo quali panchine, in sostituzione di quelle vecchie. L’aspetto più suggestivo dell’intera opera è legato alla fontana che si presenta come una “parete d’acqua”: a completare il quadro di suggestioni vi è un sistema di illuminazione a faretti dal basso, per supplire ad una non adeguata illuminazione serale, ma anche per aumentare la capacità di aggregazione dello spazio pubblico anche nelle ore notturne. Per la realizzazione dell’intervento è stato utilizzato esclusivamente materiale locale, in primis la famosa pietra di Roccadaspide. Nei progettidi Auricchio c’è anche il convento francescano di Santa Maria delle Grazie di Roccadaspide, meglio conosciuto come convento di Sant’Antonio dei conventuali Minori, è certamente uno degli elementi più preziosi del patrimonio architettonico della città. Eppure negli ultimi anni è stato abbandonato all’oblio, tanto da presentarsi circondato da rovi. Tuttavia si tratta di una struttura su cui l’Amministrazione comunale, retta da Girolamo Auricchio, non ha mai smesso di vigilare nella convinzione che si tratti di un patrimonio da tutelare ed anzi da valorizzare. Per questa ragione il sindaco era presente al recente sopralluogo disposto dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Salerno e Avellino, compiuto dall’architetto Rosalba De Feo, e dal responsabile dell’Ufficio Tecnico di Roccadaspide, l’ingegnere Tommaso Giuliani. Nel corso del sopralluogo sono emersi danni alle strutture del convento di proprietà di alcuni cittadini di Roccadaspide, pertanto il Soprintendente Giuseppe Zampino ha inviato un provvedimento con il quale ordina “la esecuzione ad horas di interventi provvisionali atti ad evitare ulteriori danni, diretti da un professionista abilitato;  l’inoltro del progetto delle opere provvisionali e di nota informativa dell’avvenuto inizio dei lavori; la presentazione entro 60 giorni del progetto esecutivo delle opere necessarie alla conservazione del bene”.
Il primo cittadino Auricchio auspica che sia l’amministrazione comunale, sia gli enti preposti che i cittadini, possano collaborare per salvaguardare un bene comune, e affinché i tesori architettonici della comunità possano essere conservati e valorizzati”.
Come noto, la struttura ha grande valenza architettonica, oltre che inestimabile valore culturale: la facciata del convento presenta grandi archi a tutto sesto e volte a crociera che portano all’ingresso della chiesa e a quello del convento. Sull’architrave della chiesa è scolpito lo stemma dei francescani che porta inciso l’anno di costruzione, il 1415. Nel XVI secolo superiore dell’ordine fu Felice Perretti, che poi divenne Papa con il nome di Sisto V (1585-1590), il quale volle gli affreschi interni ed esterni, realizzato da Consulmagno di Aquara. Con le leggi napoleoniche del 1806 sulla soppressione degli ordini ecclesiastici, l’orto e la chiesa furono trasformati in cimitero.


 

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