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Dissesto idrogeologico. E Roscigno drammaticamente racconta

di Lucia Cariello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Honorè de Balzac, scrittore di Tours che visitò le più importanti città d’Italia e ne ammirò arte e bellezze naturali asseriva: “Se vuoi essere universale, parla della tua terra”. Parole quanto mai attuali le sue, che aiutano chi vi scrive in un compito quanto mai gravoso ma doveroso giusto necessario, dar voce allo sconforto alla disperazione al dolore, dar voce a Roscigno, terra che ha il pregio di unire alla bellezza della natura il pregio di avere alle spalle una civiltà millenaria ed una storia che pochi vantano, ma che oggi urla, urla contro l’incompetenza, la disattenzione, la cecità di quanti non vedono non ascoltano non odono il dramma di chi nella sua tragica quotidianità, vive una realtà tanto assurda quanto drammatica, e dalle sue parole empaticamente ci immergiamo in un clima dai contorni assurdamente surreali. Racconta Luciana Di Mieri: “Il venerdì mattina 3 dicembre, mio marito ed io eravamo in casa, nostra figlia a scuola a Sala Consilina, ignari di quanto stava accadendo 300 m più a valle. Nessuno ci aveva comunicato che c’era una frana in atto e quindi abbiamo trascorso nella normalità tutta la mattinata, fino al momento del pranzo, quando improvvisamente è venuta a mancare la corrente elettrica. Non ci siamo allarmati più di tanto, eravamo avvezzi alla vita in campagna ed, essendo la nostra casa isolata, ci era già capitato in altre occasioni che il ritorno della corrente fosse ritardato di ore rispetto al centro urbano.
Alle quattro del pomeriggio siamo usciti per recarci al lavoro, mio marito è medico dentista specialista e io collaboro nella gestione dello studio. Siamo rimasti entrambi al lavoro fino alle 18,00, quando approfittando di una pausa, ho deciso di rientrare in casa per controllare se la corrente elettrica fosse stata riattivata e stendere la biancheria (avevo lasciato la lavatrice in funzione). Ovviamente al mio rientro nell’abitazione non ho potuto fare i servizi che contavo di fare, perché era tutto buio, sono salita al piano abitazione ed ho avvertito scricchiolii e rumori molto simili a quelli delle piastrelle spaccate, mi sono spaventata ed ho deciso di uscire, ma, scendendo per le scale ho visto alcune spaccature nell’intonaco, ho provato ad entrare in garage ma le porte risultavano essere bloccate.
 Recatami di nuovo allo studio ho riferito a mio marito quanto stava accadendo e ritenendo che la cosa fosse preoccupante, abbiamo deciso di telefonare al comandante dei Vigili Urbani, il quale ci ha riferito dei movimenti franosi più a valle e ha provveduto a segnalare il problema al tecnico Comunale. Intorno alle 20,00, il vicesindaco ci informava che era più prudente passare la notte fuori, perché c’era un movimento franoso che interessava la provinciale a monte di casa nostra.
Il sabato mattina è stato chiesto l’intervento dei vigili del fuoco per i primi rilievi sulla casa e ci è stata consegnata l’ordinanza di sgombero dell’edificio nel quale abbiamo dovuto lasciare tutto: una vita di ricordi negli oggetti, e nelle piccole cose conservate e custodite per anni, ormai perse per sempre!” – Continua la Di Mieri“La natura prima o poi si riprende ciò che le appartiene, il territorio va curato e mantenuto nella quotidianità e non nelle emergenze, perché qualunque intervento portato in emergenza adesso nella zona di Sant’Andrea e Molinello, rischia di essere provvisorio, visto che la frana è ancora in avanzamento… vanno quindi progettati interventi complessi e duraturi su tutto il territorio degli Alburni, approfittando dell’aumentata sensibilità conseguente alle vicende recenti”. Parole che inducono ad una chiara riflessione sulla tipologia di gestione di un territorio chiaramente in affanno ma che anela di essere annoverata tra le regioni più civili e degne d’Italia.

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