San Nilo, il monaco basiliano che realizzò la sua vocazione monastica nel Cilento

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Infante viaggi

di Giangaetano Petrillo

L’espansione del monachesimo italo-greco nella Campania meridionale è strettamente legata al fenomeno migratorio innescato da una generale situazione d’instabilità e insicurezza, causata non tanto da azioni persecutorie direttamente inflitte ai danni delle comunità cristiane, quanto dalle continue lotte intestine tra i diversi capi musulmani, che nel 827 iniziarono l’ennesima campagna di conquista con lo sbarco presso Mazara del Vallo in Sicilia. Il nostro territorio cilentano conserva tutt’oggi una delle più evidenti testimonianze di questo fenomeno migratorio e della presenza dei monaci italo-greci. Gli eremi, i santuari rupestri, le abbazie non hanno svolto un ruolo esclusivamente religioso. Dopo la caduta dell’Impero questo territorio aveva subito una gravissima crisi demografica e quindi l’arrivo dei monaci, lo stabilizzarsi di un sistema di relazioni efficienti e la messa a coltura in un territorio abbandonato da secoli, innescarono una ripresa sociale ed economica. Questo sistema funse da richiamo per le tante comunità in fuga dai vicini territori bizantini, soprattutto successivamente alle lotte e alle persecuzioni iconoclaste promosse dall’imperatore d’Oriente Leone III Isaurico, probabilmente regione di provenienza dell’Imperatore. Questa storia molto articolata e purtroppo ancora poco conosciuta, ha in se delle figure, dei volti  di monaci che emergono dall’anonimato consentendoci di apprendere, oltre alla loro biografia, anche parte della storia di questo fenomeno migratorio che senza dubbio è stato apparato radicale del nostro Cilento.

Una di queste figure è il monaco San Nilo. Nato a Rossano nella Calabria settentrionale nel 910, San Nilo era membro di una delle famiglie più aristocratiche, sposato con una donna da cui ebbe una figlia. Intorno ai 30 anni decise di abbandonare la famiglia per vestire l’abito monacale, ma un divieto emanato dal locale governatore bizantino che impediva di prendere i voti nei monasteri di quella regione, lo costrinse a raggiungere il monastero di San Nazario nel Cilento meridionale. Dopo aver vestito l’abito monacale fece ritorno nel Merkurion per poter finalmente condurre vita cenobitica. Successivamente si ritirò in una grotta, in passato dedicata al culto dell’arcangelo Gabriele, per praticare l’ascesi, ma delle incursioni saracene lo costrinsero a tornare a Rossano dove fondò una piccola comunità. Lasciata Rossano intrattenne relazioni con diverse comunità e ottenne l’assegnazione del cenobio di Valleluce, dipendenza di Montecassino. Non abbastanza ascetica per i suoi gusti, lasciò Valleluce per recarsi a Roma in visita a Ottone III. Il conte di Tuscolo, Gregorio I, gli donò un terreno dove sorse successivamente l’abbazia di Grottaferrata. San Nilo si spense nel 1004 all’età di 95 anni. Molti sono i manoscritti da lui compilati ch si custodiscono ancora oggi.

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La figura di San Nilo è una delle più importanti della storia del monachesimo italo-greco. Fondatore di una delle abbazie più importanti del sud Italia a Grottaferrata, è stato anche un abile amanuense. La sua storia rivela quanto il passaggio di questi monaci abbia determinato, e continua a farlo come vedremo a breve, la ripresa di questo territorio. Oggi la sua figura è legata al “Cammino di San Nilo”, un itinerario che dal comune di Torraca arriva fino a Palinuro, suddiviso in ben 7 tappe. Il Cammino è un incontro di storia, spiritualità, natura e tradizioni e ricalca il percorso che portò il giovane Nilo a vestire l’abito monastico a San Nazario. «Il Cammino di San Nilo è un’infrastruttura di mobilità lenta a disposizione di tutti – dichiara Settimio Rienzo, ideatore del progetto – Spero che si possa lavorare estendendo le collaborazioni a tutti gli operatori del settore per creare un’offerta integrata di servizi in tutta l’area del Cilento. il progetto del Cammino, che sostiene gli obiettivi di turismo sostenibile, ha l’ambizione di intercettare flussi turistici all’estero, dove questa tipologia è già molto sviluppata e coinvolge milioni di persone».

Ripercorrerlo ti permette di riscoprire quello che un tempo era il Cilento, percorsi silenziosi, irti con paesaggi e panorami unici. Il Cilento, questo continuano ancora oggi ad insegnarci figure come San Nilo, è sempre stato un territorio caratterizzato dall’antropizzazione dell’ambiente e dal perfetto equilibrio tra uomo e natura. Quest’ultimo è legato prevalentemente al rispetto che l’uomo deve all’ambiente che abita, e lo dobbiamo ai monaci che secoli fa insegnarono ai pochi abitanti rimasti dopo il crollo dell’Impero il rispetto del creato. Forse, se intendiamo realmente riscoprire il Cilento, dovremmo cominciare a riscoprire il rispetto per il territorio in cui viviamo.

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