Su Repubblica.it il «maracuoccio» di Lentiscosa, «legume rustico che cresce con poca acqua»

Per chi lo mangia spesso può sembrare un legume come a tutti gli altri; chi invece arriva in vacanza a Camerota e prova per la prima volta il «maracuoccio», giura di sentire sotto al palato un gusto nuovo e coinvolgete. Una polenta «popolare» che con una aggiunta di «rusicarielli» (pane tostato in padella con aglio e olio) o broccoli, diventa una delizia. Ed è così che anche una delle grandi testate giornalistiche italiane, La Repubblica, sottolinea, nell’intervista a Raffaele Sacchi, docente di Agraria della Federico II di Napoli, l’importanza delle «piante alimentari che hanno popolato l’Italia e che sono state dimenticate non per difetti nutrizionali ma perché poco adatte alle colture intensive e ad alto impatto chimico». Nell’articolo si parla della Quinoa, definita dagli Incas come la «madre di tutti i semi». Secondo alcuni importanti ricercatori di fama mondiale, sarebbe stato mappato il dna della Quinoa, la pianta che «può aiutare a sfamare il mondo». La pianta – come si legge nell’articolo di Repubblica.it – cresce fino a 4 mila metri e a una temperatura di 38 gradi. Non contiene glutine ed è ricca di minerali e vitamine. Gli esperi raccomandano che «non bisogna trascurare i nostri alimenti dimenticati, ricchi di proteine». 

«Il rilancio della quinoa è certamente una buona notizia, ma non dobbiamo trascurare le piante alimentari che hanno popolato l’Italia e che sono state dimenticate non per difetti nutrizionali ma perché poco adatte alle colture intensive e ad alto impatto chimico», sostiene Sacchi, che oltre ad essere un docente di una delle università più antiche d’Italia è anche un esperto di molecular gastronomy. «Nel Cilento ad esempio è stato riscoperto il maracuoccio, un legume rustico che cresce anche con pochissima acqua e su terreni argillosi e dà una farina ricca di proteine con cui si fa un’ottima polenta».