Teggiano, la città delle chiese: 16 foto le raccontano

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di Giangaetano Petrillo – Foto © Pio Peruzzini

Non è facile riassumere in poche pagine la storia del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, in quanto le situazioni e gli eventi da ricordare sono davvero numerosi ed importanti. Si può tuttavia farne una breve sintesi da un punto di vista particolare, invitando i lettori ad una attenta riflessione sui rapporti fra storia ed economia. È questa una delle possibili chiavi di lettura delle vicende storiche di questo vasto territorio. infatti, per poco che si approfondisce, è facile osservare che c’è un filo conduttore legato all’economia e alla produzione. Gli insediamenti preistorici e protostorici, l’arrivo dei coloni greci, la conquista romana, come pure le successive occupazioni e immigrazioni, la densità degli abitanti medievali e moderni, sono tutti fenomeni dovuti alla costante abbondanza di prodotti agricoli, resa possibile dalla posizione geografica, dal clima favorevole, dalle risorse idriche, dalla qualità e dalla fertilità del terreno, dalla sua esposizione. Uno dei borghi tipici che racchiudono e rappresentano quanto di più tipico e particolare possa esserci in questo territorio è l’antica Diano.

Arroccata sulla sommità di una tozza collinetta posta sul versante occidentale del Vallo di Diano, Teggiano evoca già da lontano la posizione strategica e difensiva avuta nel corso dei secoli. Ma se già la posizione intriga e attira, l’arrivo nel paese evoca ben altre e più forti sensazioni. Fin da subito ci si rende conto di trovarsi in un luogo che conserva e custodisce gelosamente un ricco passato di storia e tradizioni, che lo ha visto fulcro economico e politico indiscusso di tutte le terre circostanti. Esistente forse già in epoca greca e lucana, e sicuramente in epoca romana con il nome di Tegianum, durante il medioevo assunse, con il nuovo nome di Diano, un ruolo predominante in tutta la vallata, tanto che la potente famiglia Sanseverino vi costruì il castello per farne l’estrema roccaforte in caso di pericolo.

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Diano era all’epoca era fortificata con alte mura e torri di guardia, grazie alle quali riuscì a resistere per ben tre mesi all’assedio da parte del re di Napoli Federico d’Aragona in occasione della Congiura dei Baroni ordita contro di lui da Antonello Sanseverino, conclusasi nel 1487 con un accordo dei due schieramenti. Nel 1480 la Principessa Costanza, figlia di Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, aveva sposato Antonello Sanseverino. L’avvenimento delle fauste nozze è celebrato ogni anno alla metà di agosto con una festa che permette di fare un salto indietro nel tempo per tre giorni a spasso nel medioevo. A cominciare dal denaro utilizzato per le spese durante la festa, rigorosamente tarì e tornesi riconiati secondo gli antichi disegni, da cambiare non appena giunti alla Banca di Cambio. Al potere e allo splendore dei Sanseverino in campo civile e militare si affiancò la gloria di Diano anche in ambito religioso, testimoniata dalle innumerevoli chiese e conventi presenti e dall’antichissimo seminario.

A  prescindere dalla impressionante ricchezza artistica contenuta in diverse chiese teggianesi, il paese si presenta gradevole sin dal primo impatto, quando si arriva all’ariosa piazza San Cono su cui domina l’alto obelisco con la statua del santo. Pulizia e lindore, unite a una attenta conservazione dei beni architettonici e monumentali, rendono Teggiano, oggi sito Unesco, uno dei paesi più meritevoli di una attenta visita. Sulla stessa piazza San Cono dominano l’antico Castello dei Sanseverino e la Chiesa di San Francesco. Possiamo dire che alle volte per viaggiare e scoprire dei posti unici al mondo e indimenticabili per prestigio e ricchezze, basta realmente voltare l’angolo, e farlo con gli occhi ben aperti. Solo così riusciremo a comprendere e ad apprezzare le bellezze che spesso ci sfuggono da sotto il naso. Una di queste è certamente Teggiano, l’antica Diano.

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