«Teste mozze», Maldonato presenta a Expo il suo ultimo libro

La vicenda umana e politica di Costabile Carducci, i moti cilentani del 1848, i rapporti tra il regno delle due Sicilie e l’Inghilterra. Sabato 17 ottobre alle 18.00, Cascina Triulza, dove ha sede il Padiglione della Società Civile, all’interno di Expo Milano, ospiterà la presentazione di «Teste mozze», l’ultimo libro di Franco Maldonato. Un testo che – secondo Gabriel Saad, docente all’università Sorbonne – andrebbe portato nelle scuole, come manuale, fedele, della storia del nostro Paese. La presentazione del libro dell’avvocato Maldonato si inserisce nell’ambito dell’evento del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni dal titolo «Natura, cultura e storia del Parco». Ne discuterà con l’autore Lucrezia Lerro, scrittrice e autrice Mondadori.

La recensione Rossella Cantisani, cilentana, appassionata di storia e libri, abbraccia la proposta di Saad: «Del Risorgimento non sempre ci è stata data un’immagine veritiera. – dice – Le molte pagine lette a scuola mi hanno fatto crescere con l’idea dell’ ‘altrove’: eroi, padri della patria, rivoluzione, giustizia sociale, tutto ciò avveniva ‘altrove’». La sua recensione: « Ho letto ‘Teste mozze’ tre volte: per amore di verità, di conoscenza e per rimpianto. Per quanto cercassi traccia di uomini e territorio, nel Risorgimento che riguarda il mio territorio, non trovavo altro che briganti e reazionari. Leggevo di Pellico e del ‘Conciliatore’, ma era evidentemente … ‘altrove’. In una delle mie letture di ‘Teste mozze’, scopro invece editori napoletani di saggi e pamphlet sulla democrazia e il progresso, diffusi largamente in tutta Europa. Incontro i Filadelfi che giurano, mano destra sul cuore, nei dintorni di casa mia, in paesi come Bosco, Caselle in Pittari, Vallo della Lucania, uomini dalle idee liberali, eroi, che Franco Maldonato rimette al giusto posto nella grande storia del Risorgimento, lasciandomi, in una delle molte ri-letture, il rimpianto di non aver incontrato prima Costabile Carducci e Giuseppe Del Re, il canonico De Luca e, quel ragazzo di Sapri, che porta nel suo zaino gli scritti di Mazzini e vive l’ideale di Patria come pensiero d’amore, la comunione che stringe tutti i figli di un unico territorio:  quel Totò Gallotti che racconta a Carducci come è approdato alla politica e gli disvela le condizioni della misera vita dei contadini del Cilento, altro che sudditi felici, che morivano di stenti e non ebbero mai le terre promesse. Incontro Mariano D’Ayala che scrisse su Murat e fu a cagione di ciò, perseguitato. Cerco ‘Il topo letterato’ che Giuseppe Del Re stampava in Napoli e rientro così dall’ ‘altrove’ e, in modo un pò infantile, pareggio i conti con i padri della patria dei tempi della scuola, schierando in prima linea i miei eroi, quelli che Maldonato mi ha presentato. E lo ha fatto senza enfasi, senza esasperare la romantica vocazione al martirio del personaggio, lo ha fatto con delicatezza, senza spettacolarizzare il dolore e la violenza che non devono essere descritti ma sentiti, con il garbo e il rispetto verso tutti, soprattutto verso chi legge, sapendo che la realtà supera sempre l’immaginazione. Lo ha fatto per desiderio di verità, concedendo all’immaginario solo i dialoghi tra Costabile e sua moglie Vittoria, parole lievi come carezze, un linguaggio amoroso perduto. Vittoria era affascinata da Costabile, la delicatezza del tocco delle sue mani si accompagnava al fervore del rivoluzionario, nel raccontare degli incontri al ‘Caffè Greco’ con il Canonico De Luca. Gli sguardi tra loro due che incrociano gli sguardi degli altri, a conferma dell’approvazione di un amore nascente, già fortissimo. Inevitabile. Supremo, come la ragione di vita di Costabile. L’amore passionale che supporta la lotta per la libertà, privo di ogni egoismo e proiettato nel progetto di un futuro di giustizia sociale, per le generazioni a venire. Solo così, Vittoria vivrà l’attesa come speranza, sublimando il dolore per l’assenza del suo ‘Biluccio’. Per sempre. Uno sguardo può unire le persone per sempre, oltre il tempo e gli eventi. Come lo sguardo, uno solo, tra Costabile e Cristina di Belgioioso, in quell’unica volta che si incontrarono a Napoli. Lei era la principessa patriota, cui Mazzini affiderà l’incarico di organizzare gli ospedali nella Repubblica Romana assediata dai Francesi, lui ‘il militare in grado di scuotere la più granitica delle tirannie’. Parlarono a lungo, avvolti nello sguardo e nell’ideale comune che suggeriva continue domande, cui seguivano esaurienti risposte, accompagnate  da speranze e timori, nel desiderio di fondere esperienza militare e conoscenze liberali di entrambi. Nel desiderio di fondersi, con passione, in quell’unico incontro che la storia gli stava concedendo. Nessuna vanità ebbero, lui la ricorderà bellissima nel riverbero delle vetrate e lei, quando seppe della sua scomparsa, pianse in silenzio. La Principessa famosa ‘altrove’ per aver cucito coccarde tricolori e per aver affascinato gli uomini di mezza Europa, in ‘Teste mozze’ appare, invece, nella sua vera essenza: attivista instancabile per la causa unitaria, umanitaria e sociale. Giornalista editrice e scrittrice, non ‘altrove’: a Napoli.  L’efficacia del linguaggio di questo libro lascia  (o imprime) nella memoria ogni fatto narrato, correggendo (o aggiornando, o  integrando) la conoscenza parziale che ognuno di noi ha acquisito leggendo testi di ‘storie’, non di ‘storia’. <Si chiamava Pasquale Scura> . . . sarà ricordato come altri celebri chiose <La sventurata rispose> o <Carneade? chi era costui?>. Si chiamava Pasquale Scura, ‘un uomo colto e giusto’, Procuratore Generale presso la Gran Corte di Potenza. Quando avvenne l’omicidio del colonnello Costabile Carducci, comprese che si trattava di ‘un delitto di Stato’, le sue indagini avrebbero rivelato che Carducci non intendeva sovvertire la monarchia ma, quale deputato del Regno, battersi per ripristinarne la Costituzione. Fu travolto dalla macchina del fango, e i suoi giudici con lui, il prete assassino mosse l’apparato regio ponendo Pasquale Scura ‘in attesa di destino’. Sospeso. Riparò in Piemonte. Ma il bisogno non valse a fargli accettare di entrare nei ranghi della magistratura piemontese: <Sono un italiano, non un piemontese!>. Mentre  a Napoli, il prete Peluso imperversava coi lazzari per le vie, gridando ‘Viva il Re’. E che, prima di esalare l’ultimo respiro, riceve in dono l’anello di Ferdinando con il sigillo reale. Maldonato ha inseguito quell’anello per anni, la prova che svela il ‘giallo’ del prete assassino protetto a Corte.  Luci ed ombre di un Regno nella fase della sua inevitabile decadenza, nella ‘cronaca della morte annunciata’ della monarchia assolutista in Europa, raccontata nella cronaca storica in ‘Teste mozze’, entrando nelle stanze del romanzo, seguendo gli eventi, Napoli-Londra, Mazzini spiato nella corrispondenza, tre le lettere, non due, quelle di Gladstone, che denunciò per primo il governo borbonico di quegli anni. Mentre una, soltanto una, la lettera che Vittoria attese tutta la vita. Guardo la bella immagine di copertina, il Golfo di Napoli che magnifica la partenza di Carlo III: ho terminato la terza lettura, quella del rimpianto, fino al giorno in cui, ritroverò Costabile Carducci e le ‘Teste mozze’, nei libri di storia.

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