Tragedia Palinuro, l’esperta: «Quelle grotte sono intestino Capo Palinuro: strette e pericolose» | MAPPA

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Non è la prima volta e purtroppo non sarà l’ultima. Perché le grotte sottomarine, insieme ai relitti sommersi, sono le trappole del mare che collezionano più vittime. Anche tra gli esperti, perché i sub neofiti difficilmente corrono il rischio. Così è successo a capo Palinuro. Lo sa bene la subacquea Carmen di Penta, direttore generale dell’associazione ambientalista Marevivo.

Come sono le grotte di Palinuro?
«Le grotte della Scaletta, nella zona di Cala Fetente, sono estremamente belle ma ancor più pericolose. Il loro ingresso, a 12 metri di profondità, sembra facile e il colore azzurro dell’acqua incanta. Segue una galleria orizzontale che si restringe, però, in certi punti fino a diventare un budello di un metro di diametro, poi precipita in verticale fino a circa 50 metri, nel buio più profondo».

Facile entrare?
«No. Entrare è complicato e richiede molta cautela perché il semplice pinneggiare solleva un pulviscolo che toglie visibilità anche con le lampade subacquee accese. Quando tutto è diventato confuso, opaco, turbinoso anche per le bolle che escono dagli erogatori delle bombole d’aria compressa, non solo è difficile orientarsi, ma si può davvero entrare in apnea respiratoria. Ed è la fine, prima ancora di finire l’aria delle bombole». Eppure la speleologia subacquea attira. È una sfida, e come tutte le sfide ha i suoi cultori. Ci sono manuali e spedizioni organizzate, a Palinuro ma non solo, con guide e relativi siti Internet.

Come si può esplorare in sicurezza?
«In genere ci si limita a far esplorare grotte che rientrano nella fascia dei 10/12 metri di profondità, come la spettacolare Grotta Azzurra proprio di Palinuro, dove i giochi di luce filtrati dalla superficie del mare creano incanti da mondo delle fiabe, senza alcun pericolo perché da quella profondità si può risalire quasi ‘a pallone’ senza riportare danni».

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E per le grotte più profonde?
«Per quelle più profonde, le guide selezionano solo i sub esperti e utilizzano il ‘filo d’Arianna’ quando la grotta ha più cunicoli: ovvero una corda tesa fino all’entrata per trovare la strada d’uscita. Sotto i 10 metri cominciano a essere previste soste di decompressione, scandite dai computer da polso che ormai fanno parte del corredo obbligatorio di ogni sub in Ara. A Palinuro qualcosa non ha funzionato e l’inchiesta lo stabilirà».

Ma forse non andrebbe dimenticata anche la leggenda che ha dato nome al capo: Palinuro, mitico nocchiero di Enea, cadde in mare dove morì per volere di Nettuno, dio del mare, che aveva richiesto una vittima proprio per aiutare Enea. ‘Unum pro multis dabitur’ fa dire Virgilio a Nettuno (Eneide, V). Ma ogni tanto Nettuno non si accontenta più di uno solo.

Fonte: Quotidiano.net

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