Strage Sassano, ammazza anche il fratello con l’auto: assente ai funerali gli dona corona di fiori

Le teste sono chine. Il clima surreale. A tutti sembra di essere stati catapultati in un incubo. Uno di quelli brutti per davvero. Ma qui nessuno si sveglia, perchè gli occhi sono ben aperti e colmi di lacrime. Quella di Sassano è una strage. Lo sanno gli amici di Daniele, Luigi, Giovanni e Nicola. Lo sanno le fidanzatine, i compagni di scuola. Quel centro dell’entroterra valdianese deve fare i conti con il destino e da quella maledetta domenica di settembre non ha più quattro dei suoi figli. Non sapranno mai come e perchè sono morti. Di chi è la colpa e di tutto il dolore che hanno provocato a questa gente. La loro gente. Se ne sono andati via così, mentre guardavano le partite di calcio. Seduti a tavolino. E adesso le famiglie devono lottare con il presente per cercare di rendere migliore il futuro. Futuro? Una parola, forse, troppo grande per tre delle quattro vittime. Loro, in sella alle biciclette, avevano come unico pensiero la scuola e i compiti. Poi c’era il calcio, correre, divertirsi e non pensare. Tranne Nicola. Lui, più grande e innamoratissimo di Mariateresa, stava lavorando per la creazione di un sito web per l’e-commerce. Un progetto ambizioso, per un «giovane che non stava mai fermo». Gli amici all’ingresso delle chiese si dividono: c’è chi preferisce fissare le fotografie giganti e ricordare, chi invece cerca le telecamere per parlare e urlare all’Italia la rabbia e il dolore. In cielo ci sono decine di palloncini bianchi, dello stesso colore dei feretri. Candidi. Ornati di fiori, bianchi. Si abbracciano tutti. Anche chi non si conosce. Le urla strazianti di alcuni genitori lacerano i cuori dei presenti. C’è chi non resiste e va via. Chi, invece, si fa coraggio e porta in spalla la bara dell’amichetto. Poi lunghi applausi e messaggi d’amore. Il paese è segnato. Le saracinesche dei negozi sono abbassate. Il vociare si percepisce a stento. Al funerale di Luigi Paciello arriva una corona di fiori. Bianchi anche loro. Sembrano margherite. Sopra c’è una fascia e una scritta: «Il fratello». Nulla più. E’ l’omaggio di Gianni Paciello, il 22enne conducente della Bmw che ha ucciso tutti. E’ arrestato in ospedale. Ha una frattura al bacino e altre ferite più piccole. Al funerale del piccolo Luigino, così lo chiamavano gli amici, lui non poteva esserci e non ha voluto far mancare il suo cordoglio. La corona di fiori, poi, verrà adagiata sulla bara del 14enne che lo accompagnerà tra la folla nella suo ultimo viaggio tra le stradine di Silla di Sassano.

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