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Ridiamo l’acqua al Calore: intervista a Pasquale Di Perna, promotore dell’inziativa

di Giuseppe Conte

Continua la battaglia “Pro-Calore”, e continua l’impegno di quanti si stanno adoperando affinché il fiume torni a scorrere come un tempo.

Abbiamo posto qualche domanda all’ingegnere Pasquale Di Perna, promotore dell’iniziativa.

D: Come nasce l’iniziativa?
R: L’iniziativa nasce dall’amarezza di vedere il fiume Calore, simbolo delle nostre Comunità, come una persona morente e senza che nessuno lo avvicini per alleviare il suo dolore, quasi fosse come un lebbroso. Da qui nasce anche il desiderio di riportarlo a nuova vita, con un’azione di salvaguardia tesa ad ottenere il rilascio del deflusso minimo vitale come prescritto per Legge. Il Calore, fino a cinquant’anni fa,  era  luogo di produzione e lavoro oltre che di svago. Il gran numero di mulini ad acqua, nove per la precisione,  presenti solo nel tratto di fiume tra Piaggine, Valle dell’Angelo e  Laurino, erano il simbolo di una società operosa ed efficiente che aveva creato numerosi posti di lavoro ed un indotto legato alle opportunità di trasformazione delle materie prime come il grano, mais, castagne, orzo etc., il tutto naturalmente dovuto alla presenza di acqua nel fiume.

D: Perché ha deciso di seguire “questa causa”?
R: Ho deciso di seguire questa causa in base ad un ragionamento molto semplice ed intuitivo e cioè: com’è possibile che un secolo fa il nostro fiume, era in piena salvaguardia ambientale ed idrogeologica, creava le condizioni per uno sviluppo di tipo quasi industriale, in pieno rispetto dell’ambiente, mentre oggi tutto ciò non lo è? E la soluzione è presto data: l’acqua.

D: Quali sono gli scopi della sua “battaglia”?
R: Gli scopi della mia battaglia, quindi, hanno origine dal desiderio di ricreare nuove condizioni ed opportunità lavorative, oltre che continuare quella salvaguardia ambientale messa in atto dai nostri avi e che ha fatto si che oggi quest’area del Cilento Interno diventasse un Parco Nazionale e non un deserto da abbandonare come sta avvenendo. Naturalmente il nuovo sviluppo che penso non è di tipo industriale ma è riferito a quel periodo storico. Vale a dire creare un Parco Archeologico Industriale del fiume Calore che da Castelcivita fino a Piaggine ricostruisca gli originali mulini ad acqua e ne riporti alla luce tutta la storia e le vicende ad essi appartenute. Solo cosi potremo attirare economie ed interesse turistico oltre che diventare luogo di didattica ambientale per tutto il Cilento Interno.

D: Ha mai avuto altri ruoli in iniziative locali di questo genere?
R: No, però sono stato e sono un convinto sostenitore di tutto ciò che genera confronto, stimolo e crescita sociale in questi nostri paesini ormai ridotti al lumicino.

D: Sensibilizzare la popolazione locale. Come hanno risposto al suo appello?
R: Siamo prossimi alla costituzione di una libera associazione chiamata “WIVALCALORE” finalizzata non solo a sensibilizzare l’opinione pubblica ma anche a crearne le condizioni per una libera ed attiva partecipazione. All’appello, tutti i cittadini , hanno risposto con grande entusiasmo, tant’è che WIVALCALORE si puo’ già vantare di avere un referente per ciascun paese che si affaccia sulla Valle del Calore.

D: Ci sono state interazioni con gli enti locali? Quali?
R: Gli Enti locali, associazioni ambientaliste, politici locali e nazionali, pur essendo stati chiamati ad assumere le proprie responsabilità in relazione al disastro ambientale della secca del fiume Calore, a tutt’oggi ci hanno snobbato e non hanno dato alcun cenno di adesione.

D: Ha avuto l’appoggio da parte di altri enti (amministrativi, mezzi di comunicazione, ecc.)?
R: L’unico appoggio che abbiamo avuto è venuto da quotidiani a carattere locale come Unico e Metropolis insieme al Corriere del Mezzogiorno. Devo dire pero’ che abbiamo anche avuto un grande appoggio da tutto il popolo della rete, amici e simpatizzanti del nostro profilo “gole nord Calore Piaggine “ che insieme a diversi articoli pubblicati da quotidiani on line, tra cui “giornaledelcilento.it”, hanno fatto si che si raggiungesse la ragguardevole cifra di oltre 500 firme in calce alla petizione in meno di un mese, senza contare che abbiamo avuto più’ di 3000 gradimenti alla ns iniziativa su facebook.

D: Qual è il suo appello?
R: Il mio appello è rivolto soprattutto ai cilentani che vivono il Cilento : l’acqua sarà il petrolio del III° millennio e l’ambiente nel quale viviamo è la nostra casa, facciamo si che anche i nostri figli avranno l’opportunità di restare Cilentani.

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