Tragedia Ciclope, autopsia conferma: Crescenzo morto schiacciato da un sasso (che non si trova)

Ieri pomeriggio, intorno alle 14, all’obitorio dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, il medico legale Adamo Maiese ha effettuato l’autopsia sul corpo di Crescenzo Della Ragione, il 27enne napoletano morto lunedì notte nella discoteca Il Ciclope di Marina di Camerota. Il ragazzo era in vacanza nel Cilento insieme ad alcuni amici. E’ entrato nella grotta Caprara e dopo poco si è riparato sotto una pensilina dal forte nubifragio che si stava abbattendo su quella zona. Improvvisamente, dal costone roccioso, è crollato un masso che ha schiacciato e ucciso il ragazzo. La ricostruzione degli inquirenti viene ora confermata dall’esito dell’esame autoptico. Lo aveva annunciato già il procuratore Grippo qualche giorno fa: «L’esame potrebbe rivelarsi molto utile alle indagini». E così è stato. Scartata dunque la prima versione fornita da alcune persone vicine alla proprietà del locale alle forze dell’ordine. Secondo un soccorritore qualcuno avrebbe riferito agli inquirenti che Crescenzo sarebbe morto dopo essere andato a sbattere contro un albero. Nulla di più falso. Intanto il masso che ha travolto il giovane non si trova. Non lo hanno trovato i carabinieri appena sono entrati nella «grotta della musica» e non lo ha trovato nemmeno la Scientifica il giorno successivo durante il sopralluogo. Gli investigatori hanno passato al setaccio l’intera zona, ma dell’«arma naturale del delitto», nessuna traccia. Chi ha spostato quella pietra? Dove è andata a finire? Oltre agli indagati ci sono altri nel mirino della procura? Su queste e altre domande toccherà agli inquirenti far luce. Varie persone sono state interrogate e un ragazzo, che avrebbe assistito alla scena, afferma di aver assistito a scene che non dimenticherà mai.

L’autopsia
Intanto l’esame autoptico parla di «sfondamento del cranio e del torace, la frattura della colonna vertebrale, la perforazione del polmone destro e la frattura del femore destro». Crescenzo non ha avuto nemmeno il tempo di rendersi conto di quello che gli stava per accadere. Un incidente devastante che lo ha stroncato sul colpo. Le forze dell’ordine hanno ritrovato il cadavere del 27 enne riverso a terra in una pozza di acqua e sangue. Scene drammatiche agli occhi dei soccorritori e degli investigatori. Sono stati i carabinieri della compagnia di Sapri a coprire il corpo con un telo nero. Con Crescenzo, al momento della tragedia, c’era il cugino e un amico di Marina di Camerota. Il masso si sarebbe staccato da 60 metri e pesava – secondo gli inquirenti – almeno 80 chili. Ieri, durante l’autopsia, all’esterno della camera mortuaria c’era un via vai di amici e parenti. Le stesse persone daranno oggi l’ultimo saluto a Crescenzo partecipando ai funerali che si svolgeranno a Giugliano, in provincia di Napoli, dove il ragazzo viveva, studiava all’università e di rado lavorava come cameriere. 

Altre persone sotto la lente della procura
Intanto al vaglio della procura ci sarebbero altre posizioni da chiarire. Come quello di una persone che lavorava nel locale che – a detta di chi indaga – avrebbe invitato in maniera intimidatoria alcuni testimoni a stare zitti e a non riferire nulla ai carabinieri di quello che avevano appena visto. Si riferiva all’occultamento del masso? Chissà. Per ora gli indagati restano quattro: il sindaco di Camerota Antonio Romano, che intanto si dice «sereno», il proprietario della struttura Raffaele Sacco (detto Lello) e due tecnici che dovevano occuparsi del controllo del costone: il geologo Antonio Gravina e l’ingegnere Gennaro D’Addio, entrambi di Caserta. L’ipotesi di reato per tutti è omicidio colposo in concorso. 

Indagini
Le indagini proseguono. Gli inquirenti hanno tra le mani le relazioni di monitoraggio, che sarebbero dovute essere redatte ogni tre mesi, del costone roccioso del Ciclope. I due tecnici (poi indagati) inviavano le carte all’Autorità di Bacino con puntualità. Ma proprio da queste relazioni sarebbero emersi particolari utili alla risoluzione del caso. La documentazione, spesso, metteva in evidenza «dati non attendibili» a causa di presunti guasti alle apparecchiature per il controllo e il monitoraggio della roccia. Ieri mattina, al tribunale di Vallo della Lucania, nell’ufficio di Giancarlo Grippo, capo procuratore, sono arrivati i familiari di Crescenzo, l’avvocato della famiglia Della Ragione, Domenico Lentini, l’avvocato del sindaco, Marco Fimiani, insieme ai legali di Sacco, i fratelli Carrato. Prima ancora si sono seduti al tavolo del magistrato il capitano dei carabinieri di Sapri, Emanuele Tamorri, e il comandante del Corpo Forestale, Fernando Sileo.

Prete al vetriolo
Gli avvocati della difesa non hanno voluto aggiungere nulla ai microfoni dei giornalisti. La famiglia, distrutta dal dolore, ha optato per il silenzio. «Vorrebbero che la morte di Crescenzo non restasse inutile», ha dichiarato don Gianni Citro, parroco di Marina di Camerota, dopo aver incontrato la famiglia del 27enne. Ma il prete non si è limitato al cordoglio e ha voluto sottolineare come gli uomini delle istituzioni non avrebbero fatto ne’ una telefonata, ne’ un messaggio, ne’ un manifesto di cordoglio nei confronti della mamma e del papà di Crescenzo. «Da parte mia diffido uomini delle istituzioni indagati per omicidio – ha continuato poi il parroco in una intervista rilasciata ai giornalisti – dal prendere parte a manifestazioni religiose in forma ufficiale». Don Gianni, il giorno dopo la morte del giovane, aveva fin da subito parlato di «tragedia annunciata».

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