Sulla storia locale: alcune considerazioni su Ortodonico e i paesi della “Socia”

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Nel territorio dell’odierno comune di Montecorice sorgono piccole borgate denominate Zoppi, Fornelli, Cosentini e, la più nota, Ortodonico, tutte frazioni amministrate dal suddetto comune.

Fino agli anni ’20 del 900, però, Ortodonico era capoluogo di questo territorio, finché, nel 1927, la frazione di Montecorice venne elevata a comune ed Ortodonico e le altre borgate ne divengono frazioni.

La storia di questi luoghi si perde nel tempo; rovistando nelle sue pagine, un tassello importante è quello legato alla “convivenza civile” delle genti che popolavano queste contrade: siamo nell’età dei “consortia”.

Ci troviamo sulle colline che circondano il Monte della Stella e che degradano dolcemente verso le acque limpide del mare della costiera nostrana, luogo storico e leggendario in cui nacque il toponimo Cilento, prima di divenire il coronimo che avrebbe designato l’attuale territorio situato nel basso salernitano, il Cilento, per l’appunto.

Ma per parlare di questa sorta di associazione bisogna ripercorrere, almeno a grandi linee, una storia ben più ampia ed articolata, indietreggiando fino alla venuta dei monaci in queste terre.

Per la storia del Cilento, di gran rilievo per l’organizzazione del territorio, fu la venuta dei monaci, prima basiliani e poi benedettini, i quali assunsero un ruolo attivo, tanto da rendere la loro attività una vera e propria riorganizzazione per questa terra. E lo strumento centrale per la solidificazione di questo intervento fu senz’altro dovuto alla costituzione dei cenobi.

I nuovi sistemi produttivi introdotti da queste figure influirono positivamente sull’economia locale, tanto che, nelle vicinanze di ogni cenobio eretto, ben presto sorse un villaggio, la cui economia era indiscutibilmente legata alle attività dei monaci.

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Prima ancora era intorno alle “laure”, luoghi in cui i monaci meditavano, che si svilupparono i primi rudimentali agglomerati.

Successivamente, invece, sorsero eremi e cenobi, questi ultimi fulcri di partenza della nostra indagine sui consortia.   

L’elemento ecclesiastico fu allora il motore reggente di gran parte delle attività quotidiane ed alla sua esistenza era legata anche la vita sociale delle genti.

Dunque, ritornando al tema centrale, dopo aver velocemente delineato le premesse su come nascevano i consortia (e cioè piccoli agglomerati che sorgevano nei pressi degli antichi cenobi), ritorniamo sulla strada della “socia”.

In tempi più avanzati il tipo di vita organizzativo dettato dai monaci cede il posto ad un altrettanto laborioso sistema, questa volta, però, definibile di stampo laico: è la cosiddetta “Socia”.

Tra quelli fioriti nel passato, sulle colline di Montecorice, ancora è ben radicato il ricordo di questo sistema organizzativo, sia nella cultura che nella società, tanto da conservare a tutt’oggi il toponimo che ormai designa tutti i villaggi collinari amministrati da Montecorice. Al centro di questa circoscrizione vi è la Parrocchia del SS. Salvatore, che per lunghi secoli è stato punto di riferimento spirituale e non solo per le comunità locali. Il ruolo della chiesa ha sempre avuto un valore gerarchico importante e tracce di questo si riscontrano fino ad ora: “la chiova”, come è definita nel dialetto locale, rimane il riferimento storico e culturale di queste terre.

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