Viola illegittimamente sepolcro, consigliere comunale Camerota rischia processo

Rischia il processo Rosario Abbate, consigliere comunale di Camerota con delega ai servizi cimiteriali. L‘amministratore comunale insieme ad altre tre persone é accusato di «abuso di poteri e violazione dei doveri di una pubblica funzione». La richiesta di rinvio a giudizio é arrivata al termine delle indagini condotte dal procuratore capo del tribunale di Vallo della Lucania Giancarlo Grippo. Abbate, in concorso con Gaetano De Luca, Gaetano Marotta e Francesco Cella, avrebbe «violato un sepolcro senza averne alcun potere». In particolare il consigliere comunale pur non avendo alcun potere per l’esumazione delle salme «ordinava verbalmente l’esumazione della salma di Nicola Perrazzo prima che fossero decorsi i dieci anni» previsti dalla legge. «Abbate ordinava e altri tre eseguivano i lavori, provvedevano a prelevare la bara e ad aprirla violando illegittimamente il sepolcro». Le indagini sono state  avviate dopo la denuncia presentata dai familiare del defunto che senza alcun preavviso sia da parte del consigliere comunale che del personale addetto ai servizi cimiteriali si sono ritrovati con il corpo del caro estinto esumato e il sepolcro «profanato». Le indagini condotto dal procuratore Grippo hanno portato a formulare le gravi accuse a carico sia dell’amministratore comunale che dei tre operai. Abbate «avrebbe abusato dei propri poteri» come consigliere con delega ai servizi cimiteriali «violando» i doveri inerenti alla sua  funzione pubblica. In particolare non avrebbe osservato il regolamento di polizia mortuaria e la determina comunale con la quale gli fu conferita la delega cimiteriale che non gli attribuivano alcun potere a decidere su eventuali esumazioni di corpi prima del limite stabilito per legge. La notizia ha suscitato non poco scalpore nel centro cilentano dove le persone coinvolte sono ben conosciute. L’udienza preliminare è stata fissata per il 25 novembre. Il giudice per le udienze preliminari, Valeria Campanile, deciderà se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio e dunque dare corso al processo.

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