Quando il Cilento buca lo schermo

di Maria Antonia Coppola

La nota trasmissione di Rai uno sceglie il Cilento. I suoi scorci, i suoi monumenti, la sua antica cultura, ma anche le forme espressive di una contemporaneità che cattura il grande pubblico e che fa parlare di sè. Ad interpretarne e raccontarne le riprese aeree, le immagini flash dei  millenari borghi e delle moderne suggestioni, è stato invitato Almicare Troiano, presidente del Parco Nazionale del Cilento, la cui guida appare come una scommessa aperta al futuro, ed una rivincita verso un passato intervallato da isolamento, speranza e piccoli sbalzi di innovazione e conoscenza.

Il Parco Nazionale del Cilento, ritorna alla ribalta, sui media nazionali, non tanto per una attualità che è stata narrata nelle sue più svariate sfaccettature, quanto per una tradizione ricca di aneddoti e curiosità e per un senso di appartenenza in divenire, da costruire lentamente e scrupolosamente, per la cui edificazione, però, sono state erette le prime fondamenta. Troiano ha evidenziato le potenzialità di questo territorio, unico per la varietà di specie che continua a preservare, per la molteplicità di culture di cui si contamina, per la solennità di monumenti ed architetture naturali che lo rendono inimitabile e per una ritrovata capacità e volontà organizzativa nell’offerta turistica e culturale che ha intrapreso e che intende portare avanti.

Certo, quel sud che arranca, arrampicandosi tra i numerosi ostacoli di una ascesa estenuante, simile all’impervio salmone che ripercorre a ritroso il fiume, o al coraggioso falco che risale i faraglioni di questo lembo di meridione, nonostante le correnti avverse, non risparmia il Cilento da una infaticabile impresa. Tuttavia, un’esigenza di riscatto, che molto ha a che vedere con l’impeto identitario degli antichi briganti della nostra terra, comincia a sussurrare fiera, ribaltando quel senso di inamovibile malinconia, in risveglio ottimistico necessario, se non addirittura vitale.

Il ritmo della trasmissione di questa mattina si fa calzante quando le telecamere della Rai campeggiano sui cieli di questa verde terra, soffermandosi sulle immagini cartolina dei resti di San Severino, dei canyon del Mingardo, dei templi di Paestum, con la voce fuori campo di Troiano, che narra i tentativi di valorizzazione e riscoperta degli antichi centri storici e dei millenari valori umani ed antropologici di questa isola del sud.

Il Cilento è ritornato a bucare lo schermo, a catturare la curiosità di chi a volte lo confonde con il Salento (poichè ancora non riesce ad identificarlo geograficamente) e di quanti si soffermano ad osservarlo per solleticare il ricordo di momenti passati, magari molti anni fa. E questo filo diretto, che attraversa la spina dorsale del Bel Paese, colorando di terra, di blu e di armonica leggerezza i desideri di molti che probabilmente attendono l’appuntamento di una nuova visita, in questi sentieri attraversati dalla storia e dalla leggenda, da frotte turistiche e da semplicità e sofferenza… Dicevamo: questo filo diretto dovrà ancora continuare ad accendersi perchè i cilentani non hanno ancora concluso il loro lungo, unico ed affascinante racconto.    

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