Btp: non mettere tutte le uova nello stesso paniere

di Redazione

di Michele Gambardella

Ad aderire agli ultimi collocamenti obbligazionari governativi sono stati per lo più gli investitori retail, cioè piccoli risparmiatori con importi medi di circa 20 mila euro.

I titoli di Stato sono strumenti obbligazionari utilizzati dallo Stato per raccogliere sul mercato le risorse necessarie al suo fabbisogno, promettendo il pagamento di un interesse annuo e a scadenza la restituzione del capitale investito.

La somma del valore di tutti questi titoli rappresenta il debito pubblico. Al 31 dicembre del 2019 ammontava a circa 2410 miliardi di euro e rappresentava il 134,8% del nostro PIL, una delle percentuali più alte al mondo. La recente crisi sanitaria ed economica ha spinto il nostro debito ad oltre 2580 miliardi di euro (dati al 30 settembre 2020). Secondo le ultime proiezioni, il debito pubblico arriverà al 160% del PIL a fine anno! Se il debito cresce, più del reddito che dovrebbe sostenerlo, il sistema non può reggere.

Il risparmiatore, per una corretta asset allocation, prima di investire, dovrebbe identificare gli obiettivi di investimento, l’orizzonte temporale, la propensione al rischio. L’imperativo è diversificare tra i vari strumenti finanziari, per ridurre il rischio.

I rischi più importanti per chi investe in titoli di Stato ed in generale in obbligazioni sono: il rischio insolvenza dell’emittente, il rischio tasso, il rischio valutario, il rischio liquidità. Esiste anche un rischio nascosto, un nemico invisibile: il rischio inflazione! Pur vivendo in un periodo di inflazione storicamente bassa, l’inflazione dovrebbe essere la prima cosa da considerare in tutti gli investimenti, non solo quelli obbligazionari. Il rendimento nominale non è l’unica variabile che incide sulla crescita della ricchezza reale. L’effetto inflattivo incide sul potere di acquisto del denaro nel corso del tempo, impoverendo di nascosto gli investitori poco attenti a tale fattore. Chi investe in titoli con cedola affronta anche un altro tipo di rischio, il rischio di reinvestimento dei coupon staccati.

Investire in obbligazioni può sembrare più facile rispetto ad altre asset class, in quanto è possibile partire da un’analisi già fatta dalle società di rating: scegliere il livello di rischiosità dei titoli prendendo in considerazione appunto il rating dell’emittente. È bene tener presente che non si tratta di un giudizio infallibile, basti pensare alla valutazione positiva fornita alla banca Lehman Brothers appena una settimana prima del suo fallimento, oppure quella di Parmalat poco prima del suo crack finanziario. In ogni caso, il rating non può essere l’unico elemento da prendere in considerazione. Inoltre, il portafoglio obbligazionario dovrebbe essere diversificato per scadenze e per valuta: suddiviso in titoli con cedola a tasso fisso e a tasso variabile; in titoli senza cedola (zero coupon); in titoli governativi di paesi diversi e titoli corporate.

Per un investitore italiano, le cose si complicano ulteriormente. Vive e lavora in Italia, per cui ha già un reddito che dipende direttamente o indirettamente dai destini dell’Italia. Ha della liquidità presso banche italiane (esposte a loro volta al debito pubblico italiano) o presso Poste italiane (controllata, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze). Ha probabilmente una casa in Italia. Se la componente obbligazionaria del suo portafoglio è composta, solo ed esclusivamente, o in modo rilevante, da titoli del debito pubblico italiano è ovviamente sovraesposto al rischio Italia.

Per evitare la concentrazione dei rischi, per non essere dipendenti esclusivamente dall’andamento di un singolo titolo o settore il consiglio è solo uno: diversificare! Secondo il premio Nobel Harry Markowitz, la diversificazione è l’unico pasto gratis in campo finanziario.
Se mettiamo tutti i nostri risparmi in un solo titolo, il nostro futuro finanziario dipende da quel titolo. È semplice, banale, ma la diversificazione è sconosciuta ai più. Ce ne rendiamo conto ogni qual volta si verifica un crack finanziario. Quante volte abbiamo sentito l’espressione: “avevo messo tutti i miei risparmi nel titolo X”? Oppure: “avevo investito tutta la mia liquidazione nell’obbligazione Y”?

Il vecchio adagio “non mettere tutte le uova nello stesso paniere” significa investire in più strumenti finanziari diversi per tipologia, settore, area geografica, durata, ecc. con l’obiettivo di ridurre, quanto più possibile, il rischio complessivo del portafoglio titoli.

Come scrisse Sir John Templeton: Gli unici investitori che non dovrebbero diversificare sono quelli che hanno sempre ragione …

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