Camerota, «ngoppa a chillo Comune i soldi su stati jettati pa finestra»

Michele Del Duca, all'epoca dei fatti vice sindaco di Camerota, intervistato da una tv locale
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«Si ma si soldi qua non ci sono…cioè…ne abbiamo parlato stamattina. Allora…allora oggi ci sono 100 mila euro di anticipazione. Cioè ripetimmo sembe i stesse cose allora…se…». Questa volta a parlare è Mauro Esposito, il responsabile dell’ufficio Ragioneria che è subentrato a Pasquale Cetrola, quest’ultimo «non era buono» perchè ritenuto da Antonio Troccoli (all’epoca capo di gabinetto) e da Antonio Romano (all’epoca sindaco), una persona «non corruttibile», e fu quindi cacciato via. L’intercettazione di Esposito è solo l’antipasto, servito prima della «veemente reazione di Michele Del Duca (all’epoca vice sindaco) rispetto alle perplessità manifestate dagli altri sodali in ordine ai pagamenti da effettuarsi in favore del fratello», Mattia, a capo della società cooperativa San Marco, gestrice del servizio di refezione scolastica.

«A me nu ripetimm niente pecchè io song venuto pà prima vota. Io sono il vice sindaco, nun so Mattia». Michele Del Duca risponde in modo deciso al ragioniere Esposito. La conversazione è stata intercettata proprio nell’ufficio di quest’ultimo, all’interno della Casa Comunale, l’8 novembre 2016. Ci sono le cimici, i microfoni ambientali posizionati dagli investigatori della procura della Repubblica di Vallo della Lucania, ma i politici parlano di ogni cosa con i funzionari e con i dipendenti comunali. «Stavo cercando di sistemare la San Marco e lui lo sa insomma» aggiunge Esposito. «No ma io faccio natu discorso semplice e veloce allora…allora…pagando levammo pure gli stipendi tutto il resto nun me ne fotte…andiamo in dissesto nun me ne fotte…perchè altrimenti…se non paghiamo io dopodomani io nun vengo au consiglio…bello chiaro chiaro». Del Duca è arrabbiato, il vicesindaco continua a minacciare con la diserzione al prossimo consiglio, anzi, ai prossimi consigli: «Ma va in dissesto u comune perchè io non vengo al consiglio…e non ci vengo pure a natu consiglio…è finita a canzone».

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«No a Yele nun me ne fotte nu cazzo ra Yele na diffida e nun se paga proprio niente – grida Michele Del Duca mentre in stanza ci sono, oltre al ragioniere Esposito, anche il fratello Mattia, l’assessore Ciro Troccoli e l’economo Lorenzo Calicchio -. A Yele nun se paga manco na lira pecchè se se pagate un euro a Yele ve porto annant au procuratore ra Repubblica a tutti quanti. A tutti. A tutti. Nessuno escluso! No l’unico escluso sono io…tutti quanti ll’ati su tutti mischiati a inda per cui…su stato chiarissimo! Io voglio sapere quanto ci potete dare per questa cooperativa…perchè io mi sono impegnato con questi ragazzi, m’aggio assettato…una sola volta mi sono seduto sulla sedia del sindaco…una sola volta in vita mia mi sono seduto…e presi impegni con questi ragazzi». «Nun v’arrabbiate ne dottò» esclama Calicchio preoccupato.

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Poi il vice sindaco rincara la dose e si rivolge al figlio del capo di gabinetto Troccoli: «Allora…io voglio sapere Ciro quando ce stanno in cassa di quanto…di quanto possiamo disporre tra stasera e dumani matina. Chist voglio sapè, e niente cchiù! Ci stanno zero lire? Arrivederci! E’ finito u consiglio comunale…vu facit ra suli perchè vuol dire che avete fatto un…ehmmm…uno sperpero di denaro che nun s’è capito nu cazzo e allora…siccome…il bilancio chi ha gestito? Tuo padre o sindaco? A me non m’interessa…avete gestito male…vuol dire ca vanna mannà a tutti quanti a casa…pecchè io nun ce vengo au consiglio e nun ce vene mancu Rosario insieme a me (Rosario Abbate ndr). A parte che abbasta sulamente io ca nun ce vengo…è finita a storia pecchè sta canzone dura da tempo…mi so scocciato! E nun pozz passà pe pe pe cretino pe e pe mariuolo pecchè a gente chisto rice mmiezzo a via!». Poi continua: «Pecchè ngoppa a chillo Comune i soldi su stati jettati pa finestra! Guaragnamm 100 mila? Ne spennimo 200 mila…basta…a storia è finita. Vi farete la prossima campagna elettorale senza u sottoscritto».

E tra i candidati della campagna elettorale successiva, però, quella della primavera 2017, al contrario di quanto promette lui stesso, il nome di Michele Del Duca figura accanto a quelli di Ciro Troccoli e Orlando Laino, due tra i compagni d’avventura di quella amministrazione guidata da Antonio Romano e Antonio Troccoli finita, giovedì scorso, nella tempesta giudiziaria che ha travolto il Comune di Camerota. Ieri mattina, martedì, in carcere sono stati interrogati Romano e Abbate. Per il primo il gip ha deciso il trasferimento agli arresti domiciliari. L’altro, invece, l’ex assessore, si è avvalso della facoltà di non rispondere ed è rimasto rinchiuso nella casa circondariale vallese. Insieme a loro era stato raggiunto dalla misura cautelare del carcere, anche Fernando Cammarano, che non è stato ancora ascoltato dai giudici. Oggi, invece, mercoledì, tocca a Michele Del Duca, Antonio e Ciro Troccoli sedersi dinanzi al gip. Arriveranno scortati dalle loro abitazioni, dove sono ai domiciliari da giovedì, per giungere al tribunale di Vallo della Lucania in mattinata. Saranno senza manette e non potranno parlare tra di loro, almeno prima dell’interrogatorio di garanzia. Giovedì sarà invece la volta delle sei persone raggiunte dal divieto di dimora (tre delle quali sono state anche interdette per un mese dai pubblici uffici).

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