Carla Passarelli, mosaici di pazienza e lentezza del Cilento

di Luigi Martino

Carla Passarelli è una di quelle ragazze che è partita per tornare, ha studiato per migliorarsi, resta nel Cilento per combattere. La sua arma è caratterizzata dalla lentezza e dal silenzio. I suoni del suo laboratorio, sono gli stessi degli scalpellini che hanno disegnato le strade vecchie e piene di muschio del Parco.Carla fa’ un po’ quello che cerco di fare io: racconta il territorio. Lei si serve delle tessere, della martellina, dei colori. Le sue mani mettono insieme pezzi in un posto tranquillo: Casal Velino; le sue idee, invece, corrono veloci, solcando i fiumi, i profili delle colline e disegnando immagini meravigliose lungo la costa del Cilento.

Carla ha occhi che suggeriscono anche altro. E sono abituati alla luce che cambia, al tempo che scorre, insegna e ti segna. Sa’ scindere la manualità dalla concentrazione. Viaggiano su binari diversi. E lo fa spontaneamente. Lavora il marmo e il vetro. Gli arnesi hanno un nome, le tecniche hanno un nome. Così come gli stili e le tipologie.

Il suo rapporto personale con questo ammasso di pezzetti colorati, è viscerale. Li osserva e ci parla. Li accarezza e li culla. Ogni cosa al suo posto. Ogni posto ospita un incredibile racconto.

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