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Cosa resta della (sterile) polemica sulla Spigolatrice di Sapri

di Luigi Martino

Potrei partire ricostruendo tutta la vicenda. Magari dal giorno che il Comune di Sapri ha incontrato Emanuele Stifano per discutere sull’idea di installare un’opera d’arte sul lungomare che ricordasse la Spigolatrice (mai esistita) della poesia di Luigi Mercantini. Oppure potrei esprimere semplicemente il mio parere, da giornalista che non ha mai approfondito le sue conoscenze nelle radici infinite che l’arte, sin dall’inizio della storia dell’uomo, ha affondato nelle nostre esistenze. Ma farei una brutta figura e mi ritroverei a giudicare dinamiche che non ho mai studiato, che non conosco.

Allora cercherò semplicemente di allontanarmi il più possibile dalla valanga di notizie che hanno inondato i social e giornali di tutta Italia, per capire, magari con l’aiuto di chi legge, cosa resta della (sterile) polemica. Perchè – almeno su questo – credo siamo tutti d’accordo: non si è trattato di null’altro che una polemica.

La storia dobbiamo conoscerla

Aspre critiche di sessimo sono state mosse all’indirizzo della statua che raffigura la Spigolatrice di Sapri, inaugurata (oppure svelata, usate il termine che vi pare) sabato scorso alla presenza dell’amministrazione comunale di Sapri, dal senatore dei 5 Stelle Franco Castiello e dall’ex premier Giuseppe Conte. Questo è un passaggio fondamentale. Ci torneremo tra un po’.

Ma cosa è la Spigolatrice di Sapri? Per parlare di questa vicenda, occorre conoscere (almeno) la storia. «Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!». È il celeberrimo ritornello di quella che, probabilmente, è una delle più conosciute poesie risorgimentali, composta da Luigi Mercantini in memoria dell’impresa tentata da Carlo Pisacane nel 1857. La fortuna dell’opera – giudizio che peraltro si può estendere all’intera produzione di Mercantini – non riposa certo nella sua alta qualità lirica, ma nella capacità dell’autore di suscitare passioni patriottiche e di celebrare l’eroismo dei martiri della causa nazionale. «Suscitare passioni» teniamo a mente anche questo passaggio qui.

La protagonista è una donna (tra l’altro mai esistita, è bene specificarlo) che – mentre si recava nei campi per raccogliere il grano, incrociò con lo sguardo un battello a vapore e gli occhi di uno di questi maschi forzuti e coraggiosi. «Quel giorno mi scordai di spigolare/ e dietro a loro mi misi ad andare» continua la poesia. 

La politica c’entra sempre

Non esistono, dunque, documenti che ritraggono questa donna, nè fotografie. Le raffigurazioni su carta, sono tutte frutto della fantasia. Come la statua di bronzo sul lungomare di Sapri. Da dove è nata questa polemica divenuta d’interesse internazionale? Ne ha parlato persino il The Guardian.

Ha carattere prettamente politico la miccia che ha fatto esplodere tutto, anche se successivamente ha assunto altri contorni e ha richiamato l’attenzione di altre figure appartenenti ad altre categorie o correnti. 

«È un’offesa alle donne e alla storia che dovrebbe celebrare», ha scritto su Twitter Laura Boldrini che poi si è domandata «Ma come possono perfino le istituzioni accettare la rappresentazione della donna come corpo sessualizzato? Il maschilismo è uno dei mali dell’Italia».

Monica Cirinnà ha poi aggiunto: «A Sapri uno schiaffo alla storia e alle donne che ancora sono solo corpi sessualizzati. Questa statua della Spigolatrice nulla dice dell’autodeterminazione di colei che scelse di non andare a lavoro per schierarsi contro l’oppressore borbonico. Sia rimossa!»

Se al posto di quei politici che hanno presenziato alla svelatura, fossero stati invitati altri politici, a portare sul banco dell’attenzione pubblica il ‘lato b’ della statua, sarebbero stati altri esponenti di altri partiti. Purtroppo, spesso, in Italia, si riduce tutto al dibattito politico. Anche quando si parla di arte e cultura che, per giudicarla, devi avere un minimo di conoscenza, di competenza. Oppure, come possiamo fare tutti, possiamo concederci il lusso di esprimere un parere soggettivo che, a mio avviso, dovrebbe fermarsi al ‘mi piace’ oppure ‘non è di mio gradimento’ ma non andare oltre.

E, un altro aspetto da tenere in considerazione che ha sicuramente contribuito al diffondersi della polemica, è questa foto che vedete in basso, dove, al momento dello scatto, gli sguardi dei politici (non tutti) sembrano soffermarsi sulla parte bassa della statua. Ma è un caso. La foto cattura l’attimo e l’attimo – a volte – è frutto di coincidenza. Non credo ci sia qualcuno in grado di partorire un’idea così assurda e cioè che un uomo può guardare quella statua con un occhio diverso da quello di una persona che esamina un’opera d’arte.

Se guardate solo lì, il problema è vostro

Che poi, dovremmo capire, come si fa a definire sessista una statua vestita, dove traspaiono le natiche di una ragazza, si presuppone giovane, che andava a raccogliere il grano. Nulla più. «Il sedere è scolpito in modo provocante» oppure «la Spigolatrice ha uno sguardo ammiccante, è un’offesa per le donne». La Spigolatrice, come ha spiegato anche l’artista, guarda il mare e il suo abito è mosso dalla brezza. «Quando realizzo una scultura – ha continuato Emanuele Stifano – tendo sempre a coprire il meno possibile il corpo umano, a prescindere dal sesso. Nel caso della Spigolatrice, poiché andava posizionata sul lungomare, ho “approfittato” della brezza marina che la investe per dare movimento alla lunga gonna, e mettere così in evidenza il corpo. Questo per sottolineare una anatomia che non doveva essere un’istantanea fedele di una contadina dell’800, bensì rappresentare un ideale di donna, evocarne la fierezza, il risveglio di una coscienza, il tutto in un attimo di grande pathos». A questo punto mi viene solo da pensare una cosa: se gli occhi cadono lì, il problema è di chi osserva, il problema è di chi non riesce ad andare oltre. E l’arte non chiede molto ma – spesso – solo di non fermarsi a ciò che si para dinanzi agli occhi.

Più che sessismo e politicamente corretto, mi preoccuperei delle frasi inesatte e troppo dure che sono state rivolte all’amministrazione di Sapri e allo scultore. Pagine vergognose di insulti verso uomini e donne che – talvolta anche sbagliando – cercano di compiere solo il proprio lavoro, il proprio dovere. Interroghiamoci su questo e interroghiamoci sul sessimo vero, quello che alle volte si verifica vicino a noi, nelle nostre famiglie, nel nostro gruppo di amici. Andiamolo a ricercare altrove. Strumentalizzare un’opera d’arte per altri scopi è inutile. Il sessimo è un fatto serio. Andrebbe portato all’attenzione dei docenti, per imboccarlo ai ragazzini delle elementari. Oppure, i politici, più che occuparsi di innescare polemiche, potrebbe impiegare lo stesso tempo per rivedere le pene di chi commette reati sessisti o similari. Ecco, questa sarebbe una buona idea.

Un’altra Spigolatrice

Probabilmente sarebbe stato più giusto cercare di capire e discutere sul perchè sono stati spesi circa 25 mila euro per una nuova Spigolatrice quando, sugli scogli, a poche decine di metri di distanza, esiste già una statua che dovrebbe raffigurare la Spigolatrice. Ma questo è un altro aspetto della vicenda che non c’entra con le polemiche sollevate ma che fa comunque parte di questa storia.

I precedenti

In queste ore qualcuno ha riportato all’attenzione della cronaca un’altra opera d’arte molto discussa. Di tenore simile, infatti, la polemica che riguardò la lavandaia di Bologna di Saura Sermenghi (nella foto in basso) collocata in città nel 2000. La scultura riproduce le sembianze di una donna nuda dentro una bacinella intenta a lavare i panni. AI tempi se ne era parlato tanto, con le polemiche di chi sottolineava che non si è mai vista una lavandaia nuda a lavoro. Ma anche questa è arte signori.

Un’altra discussione a Roma, per il monumento alla porchetta. Al centro di piazza San Giovanni della Malva, nel cuore di Trastevere, era stata eretta una statua di pietra che raffigurava una porchetta, cibo simbolo della tradizione romana. Le associazioni animaliste erano immediatamente insorte chiedendo la rimozione del monumento. Secondo gli ambientalisti la statua, oltre a essere inopportuna, era anche brutta. Nei giorni successivi all’installazione qualcuno aveva imbrattato il monumento con vernice rossa come fosse sangue ricordando che «dietro ogni porchetta c’è un maiale morto».

Cosa resta della polemica?

Pubblicità, tanta pubblicità per la città di Sapri e per lo scultore Emanuele Stifano. Pensate che su Google Trends, lo strumento che permette di conoscere la frequenza di ricerca sui motori di ricerca del web di una determinata parola o frase, Sapri ha avuto un’impennata incredibile. Come anche la poesia della Spigolatrice, l’autore Luigi Mercantini e altri termini correlati. Non solo: la geolocalizzazione del sistema delle stories di Instagram, ha fatto lo stesso. Tantissimi post di quotidiani che sfondano anche il milione di followers, hanno taggato la città di Sapri nei luoghi. Diceva Oscar Wilde: «There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about». Come spesso accade con le traduzioni, non rendono fino in fondo il significato della frase. In questo caso meglio restare letterali: «C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé».

Vero è, quindi, che sino a sabato non tutti, sopratutto tra le nuove generazioni, avevano sentito parlare della Spigolatrice, diventata addirittura trend topic su Twitter. E se l’arte deve suscitare scalpore e interesse, complimenti alla Spigolatrice di Sapri che è riuscita appieno nell’intento.

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A Cura di

Luigi Martino

Fagocito storie miste a facce intrise di granelli di vissuto. Non ho sangue, dentro scorre mare. Assumo pillole di tradizioni e m’incanto di fronte a occhi nuovi. Porto sul groppone il peso perenne di confezionare sempre cose belle. Litigo spesso con i pulsanti della mia Nikon e sono alla continua ricerca di «enciclopedie che camminano». Mentre corro dal mare alle colline del Cilento, sotto al braccio destro ho un Mac; sotto all’altro, invece, un quintale d’umiltà. A caccia di traguardi che si rinnovano in modo perpetuo, colleziono tramonti, ingurgito libri e immagazzino abbracci senza essere sfiorato. Giornalista per professione, video-fotoreporter per ossessione, racconto storie per necessità. Giornalista per professione. Fotografo per passione. Racconto storie per necessità.
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