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Film ai tempi del Coronavirus, da vedere quelli girati nel Cilento

di Redazione

di Giangaetano Petrillo

Continuiamo a raccontarvi il nostro Cilento e a farvi compagnia in questi giorni difficili che ci vedono costretti a rimanere a casa per facilitare la vita di tutti, soprattutto di quei volontari, infermieri, ufficiali pubblici che in questi casi continuano nel loro impegno a garantire la nostra salute e incolumità. Per impegnare il vostro tempo, così da cercare di intrattenervi nelle ore giornaliere, noi continuiamo con piccole pillole a farvi conoscere il nostro territorio, così da poter soddisfare le vostre curiosità. Abbiamo iniziato col raccontarvi alcune delle nostre tradizioni, parti della storia dei tanti popoli che si sono succeduti lungo i secoli che c’hanno preceduto, e oggi vogliamo invece parlarvi di film. Esatto, avete capito bene, perché il Cilento con le sue bellezze paesaggistiche, le sue coste, le acque cristalline e con i suoi panorami mozzafiato, è stato più volte set per diversi film di successo.

Vogliamo ora sottoporvene alcuni così da vederli per la prima volta, oppure ritornare a vederli.

Gli Argonauti è un film del 1963, kolossal mitologico girato nel 1961 tra Agropoli, Paestum e Palinuro. Il film, del regista Don Chaffey, racconta il mito di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro, questo manto dorato di montone dai poteri magici che avrebbe donato prosperità e ricchezza alla popolazione della Tessaglia. Todd Armstrong, nelle vesti di Giasone, parte alla volta della Colchide, la terra oltre i confini del mondo, su invito del re Pelia che dopo aver usurpato il trono assassinando Aristo re e padre dello stesso Giasone, allontana quest’ultimo intimorito da una profezia che lo volevo ucciso dalle stesse mani dell’eroe greco. In questo film per la prima volta furono usati degli effetti speciali, quindi non possiamo fare altro che invitarvi a vederlo per scoprire il finale del racconto, lasciarvi entusiasmare dagli effetti speciali e farvi incantare dalle riprese delle coste cilentane.

Altro film più recente che ha riscosso enorme successo di pubblico, è Benvenuti al Sud, doveLuca Miniero ha scelto il Cilento come protagonista del suo racconto. Remake della versione francese, il film si distacca dall’originale, non nella trama ma nelle varie vicissitudini che qui vengono rappresentate in una veste italiana, prevalentemente quella colorita ed esuberante della cultura meridionale. Questo in parte è dovuto al fatto che il regista sceglie di collaborare con vari attori e cittadini del posto che hanno adattato così i vari personaggi e le varie scene secondo le proprie esperienze personali, essendo loro stessi rappresentanti delle realtà locali scelte come ambientazione del film. Il film racconta la storia di Alberto Colombo, interpretato da Claudio Bisio, direttore di un ufficio postale costretto ad accettare il trasferimento nel Cilento, a dirigere l’ufficio del piccolo paese di Castellabate, dove, grazie al postino Mattia Volpe, interpretato da Alessandro Siani, finisce per apprezzare le bellezze e le abitudini del paesino cilentano, dai luoghi ameni e pittoreschi alla simpatia e generosità degli abitanti, scoprendo come le idee sul Mezzogiorno, sue e dei suoi conoscenti, fossero solo stereotipi. Questo stesso film viene dedicato alla memoria di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso in un attentato a Settembre di quello stesso anno.

Il ladro di giorni, girato gran parte a Camerota e uscito al cinema lo scorso 6 febbraio, racconta la storia di un padre uscito dal carcere, Vincenzo interpretato da Riccardo Scamarcio, che deve ritrovare la propria umanità a confronto con il figlio che ha suo malgrado abbandonato, e di un figlio che deve diventare uomo dopo aver dovuto imparare a vivere senza un modello paterno. Quindi una storia molto contemporanea che accompagnata dalle stupende riprese dei luoghi, ci interroga in profondità sul dovere, l’obbligo e sul diritto ad essere padre, e soprattutto ad averne uno che sappia crescerti come uomo. Guido Lombardi, regista del film, i cui genitori hanno persino casa a Marina di Camerota, dice di essersi innamorato del Cilento e questo amore riesce a trasmetterlo con le sue riprese agli spettatori, perché ogni suo racconto ha un confine esattamente dove incomincia l’ambientazione, quei luoghi che esaltano l’anima dei suoi personaggi.

Mario Martone, regista e protagonista del rinascimento napoletano degli anni ’90, ha scelto il Cilento nel 2010 per le riprese del suo film Noi Credevamo, non solo come location ma come soggetto del film. Infatti il film racconta, partendo dalle vicende di tre giovani che si uniscono alla Giovine Italia animati da ideali patriottici e repubblicani, quelli che sono stati i moti cilentani del 1828, e principalmente il contributo portato alla causa del risorgimento italiano dai tanti giovani patrioti cilentani. Il regista precisa di aver girato “Noi Credevamo mirando a ciò che è sotto la pelle della storia, ho cercato di cogliere il clima esistenziale vissuto dai ragazzi diventati uomini e mai piegati sotto il peso di una lotta disperata”. Le riprese del film hanno riguardato Roscigno Vecchia, Pollica, Castellabate e Camerota.

Dello stesso regista vi proponiamo anche Capri-Revolution, con il quale Martone ritorna nel Cilento per le sue riprese. Un gruppo di giovani del nord Europa si unisce in una comunità sull’isola di Capri avendovi trovato il luogo ideale in cui sperimentare una ricerca sulla vita e sull’espressione artistica. Quindi un’isola unica al mondo che, all’inizio del Novecento, ha attratto come un magnete chiunque fosse spinto da ideali di libertà e di progresso. È lo stesso regista a dichiarare di aver scelto il Cilento per poter  “ricostruire quella parte che oggi non è più possibile ritrovare sull’isola”, e che invece trova tra San Severino, Sessa Cilento, San Mauro e Camerota, confermando quanto il Cilento sia un set cinematografico naturale, che offre le giuste ambientazioni ai tanti registi che rimangono folgorati dalla bellezza paesaggistica di questi luoghi.   

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