Leo Gullotta al teatro la Provvidenza con “Pensaci, Giacomino!” | INTERVISTA

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di Marianna Vallone

C’è attesa al teatro La Provvidenza di Vallo Della Lucania per lo spettacolo “Pensaci, Giacomino!”, la novella di Luigi Pirandello che vede protagonista Leo Gullotta nei panni del professore Agostino Toti. Lo spettacolo, che risulta essere estremamente attuale raccontando il disfacimento della società contemporanea, vede alla regia Fabio Grossi e andrà in scena giovedì 16 gennaio alle ore 20:45. L’artista di origini siciliane, 74 anni appena compiuti e 54 di carriera, si racconta ai nostri microfoni. 

Com’è il personaggio che interpreta?
Una figura fantastica, questo anziano insegnante, il professore di Agostino Toti, uomo di grande riflessione, generoso. E’ la sua generosità che la società gli farà pagare. E’ una società ipocrita, è un tema dominante pirandelliano. Sembra scritto questa mattina. Sebbene sia un’opera scritta oltre 100 anni fa, tratta temi così attuali.

Ha oltre 50 anni di carriera, in tutti questi anni il pubblico è cambiato?
Cambia sempre per fortuna, cambiano i tempi. Dobbiamo vedere se cambia in bene o in male. Dipende dalla nostra politica. Tutta l’Europa ha sofferto negli ultimi anni la crisi economica ma negli  altri Paesi non hanno mai tolto risorse alle scuole, all’università, alla cultura. Qui in Italia, in 30 anni, tutti i governi che si sono succeduti hanno sempre tagliato alla cultura, alla scuola, all’università.

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Se si parla di Pirandello, si parla anche di maschere e lei in tanti anni di carriera ne ha interpretate tante. A quale si sente più legato?
Il mio lavoro è come quello di un medico, che non può operare solo appendiciti. Un medico deve conoscere un corpo umano, opera perché lo conosce nella completezza. Così nella mia professione, bisogna conoscere i linguaggi, bisogna aver studiato: il linguaggio del palcoscenico, della macchina da presa, dei versi, della dizione, del microfono, della commedia, del varietà, del dramma. Bisogna conoscere tutto.

La rivedremo in televisione?
La televisione è abbastanza brutta negli ultimi anni, un’imitazione dell’imitazione. Torno quando vengo ospitato in qualche trasmissione. I miei progetti, invece, attraversano il teatro e il cinema.

Le sue origini siciliani l’hanno aiutata nella sua carriera?
Siciliano o non, bisogna essere uomini, che è una cosa molto difficile, bisogna essere umani. Dobbiamo vedere come ognuno di noi desidera vedere questa società, come desidera evolverla, se democraticamente o con gli altri indirizzi, di cui vediamo la pesantezza del linguaggio. E il teatro, ad esempio, in maniera secolare è stato fatto per uscire di casa ed incontrarsi.

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