Morigerati, la visita di Elisabeth Guidon punta i riflettori sul «tesoro» coperto dalla frana

È considerata uno degli esempi più interessanti di archeologia industriale del territorio cilentano. E adesso, dopo anni di attesa, la Ferriera di Morigerati (nella foto) potrebbe aprire i battenti per raccontare la sua storia, quando cioè era uno dei centri più importanti per trasformare e lavorare i materiali ferrosi. A spingere in questo senso e ad augurare che tutto possa avvenire in tempi brevi, anche attraverso la realizzazione di un museo, è stata la visita, ieri, a Morigerati, di Elisabeth Guidon, proprietaria di uno dei più importanti libri appartenuti alla famiglia Eiffel, «Travaux scientifiques, exécutés à la tour de 300 mètres, de 1889 à 1900» di Gustav Eiffel, in cui è raccontato ogni passaggio, dal progetto, ai materiali utilizzati, del monumento più famoso di Parigi, la Tour Eiffel. La Guidon ha voluto omaggiare il Comune di Morigerati di una copia del libro, affinché «si crei un ponte, un legame indissolubile, tra le due opere». All’incontro, al quale erano presenti gli amministratori di Morigerati, insieme al sindaco Cono D’Elia e al professore Pasquale Persico, è stato sottolineato a più riprese l’importanza del sito. Dopo l’incontro, la Guidon è stata accompagnata dalla signorina Clorinda Florenzano, l’ultranovantenne discendente dell’antico palazzo baronale, custode di antichi saperi. Il simbolo parigino è noto a tutti, poco conosciuta invece è la Ferriera di Valle della Corte a Morigerati, realizzata attorno alla metà del diciannovesimo secolo, e utilizzata per lavorare il ferro: un grande esempio di archeologia industriale, con oltre 450 metri quadrati di superficie, fino a poco tempo fa sepolti da circa tre metri di terra e camuffati da una fitta macchia mediterranea. Un tesoro coperto da una frana e venuto alla luce solo qualche anno fa.

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