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Caldoro presenta il piano ospedaliero della Campania: «Non è salva-privati»

di Federico Martino

Non condivide quella che definisce «una interpretazione semplice» di alcuni punti del piano ospedaliero della Campania per quanto riguarda le strutture private e la cancellazione del tetto dei centro posti letto.
Stefano Caldoro, presidente della giunta regionale della Campania, lo dice prima della presentazione ufficiale del piano di riassetto, oggi a Napoli.

«Non mi piace – ha affermato – l’interpretazione semplicistica con la quale si dice che questo piano salva i privati perchè non è così. I privati hanno fatto le loro rimostranze, cosa che accade quando si perdono determinati benefici, ma mio anniamo dato loro dei criteri da rispettare per i convenzionamenti». Se fosse rimasto il tetto dei cento posti letto per le strutture private, sottolinea poi Caldoro, «avremmo perso tutti i ricorsi».

«Il sistema pubblico può aumentare il numero dei posti letto – ha detto ancora – il privato, invece non lo può fare». Caldoro ha sottolineato l’ elemento di flessibilità nella riorganizzazione del sistema ospedaliero territoriale, che contempla non un sistema rigido che parte dal centro ma un maggiore protagonismo decisionale si territori. In base a ciò che prevede il piano, la scelta delle opzioni più appropriate per un determinato territorio sarà affidata alla direzione delle Asl, che possono contare su una maggiore conoscenza delle esigenze del territorio e delle risorse umane a disposizione. «Se lasciamo le responsabilità ai territori – ha sottolineato Caldoro – si creano meccanismi di aggiustamento graduale che danno valore al lavoro territoriale». Nel piano è contemplata anche la nascita del nuovo ospedale unico della Valle del Sele, nel quale confluirà anche il presidio ospedaliero di Agropoli, che sarà riconvertito in struttura residenziale per cure palliative, con la chiusura del pronto soccorso.

«Non si è andati a fare nessuna trattativa – ha detto Caldoro – Qualche sindaco incatenato qui sotto la Regione, poi però quando siamo andati a discutere nel merito e hanno condiviso perchè si garantisce la qualità dei servizi ai cittadini. Magari qualcuno preferisce avere l’ospedale sotto casa, ma quello più vicino non è per forza quello giusto». «Nessun passo indietro da questo punto di vista – ha concluso – Non ci lasciamo condizionare da questa politica con la p minuscola. Non ci sarà nessuno sconto».

La riorganizzazione è prevista quella del soccorso sanitario e della centrale operativa del 118. A Napoli, gli ospedali Cotugno, Monaldi e Cto andranno a formare una nuova azienda ospedaliera, all’interno della quale ogni struttura avrà la sua caratteristica: il primo per il settore infettivologico, il Monaldi per la rete cardiologia e il Cto, caratterizzato da un indirizzo ortopedico-riabilitativo. Il piano prevede la costituzione di un’unica azienda pediatrica regionale con l’accorpamento dell’ospedale Annunziata alSantobono- Pausillipon. Sul fronte delle aziende ospedaliere universitarie, Federico II e Seconda Università di Napoli (denominata Università degli Studi di Caserta), si è in attesa del nuovo protocollo di intesa tra Regione e Università, per la definizione delle loro funzioni all’interno del sistema. Entreranno a far parte dell’ospedale del Mare l’Ascalesi (dove viene disattivato il pronto soccorso) il Loreto mare, gli Incurabili e il San Gennaro. «È una grande opera che deve essere affrontata su più livelli – ha detto Giuseppe Zuccatelli, sub commissario per la sanità campana ¨ a partire dai contenziosi e anche dal punto di vista economico. Occorre riformulare l’accordo con il Ministero dell’Economia. Ma se questi aspetti vanno in fila, speriamo nel giro di 4 anni di rendere clinicamente operativo il centro traumi di alta specialità dell’ospedale del mare».

Nel Salernitano, prenderà vita il nuovo ospedale unico della Valle del Sele che avrà 328 posti letto e nel quale confluiranno i presidi ospedalieri di Eboli, Battipaglia, Oliveto Citra, Roccadaspide e Agropoli (quest’ultimo diventa struttura residenziale per le cure palliative, un hospice). Per gli ospedali con meno di cento posti letto è prevista la riconversione in strutture polifunzionali per la salute. È il caso di Bisaccia, in Irpinia; Cerreto Sannita, San Giovanni di Dio di Sant’Agata de’ Goti e San Bartolomeno in Galdo nel Sannio; Teano e Palasciano a Capua; Castiglione di Ravello, nel Salernitano.

 

 

 

fonte:il mattino

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