Vassallo, da Laurito sindaco a Bollate: «Nel Cilento punterei sulle infrastrutture tecnologiche»

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di Giangaetano Petrillo

Francesco Vassallo riconfermato sindaco di Bollate. In quell’area metropolitana, a soli 30 minuti di auto da Milano, dove «il campo progressista ha sempre ottenuto un ottimo risultato, nonostante gli ultimi risultati nazionali», si riconferma il sindaco uscente. «Il sapore di questa vittoria è diverso – dice al Giornale del Cilento il sindaco Vassallo – perché sei giudicato rispetto al lavoro svolto durante il tuo mandato». Francesco, «cinquant’anni – come lui stesso si presenta – nato in una delle zone più belle d’Italia, il Cilento, dall’età di cinque anni vivo a Bollate» dove «nonostante i primi momenti d’adattamento, l’integrazione è stata quasi del tutto naturale».

Si racconta lasciando emerge il volto di un amministratore serio, competente e soprattutto un politico pronto alle nuove sfide. «Sono un uomo che guarda subito alla concretezza e questa è stata un’arma utile durante questi mesi difficili vissuti con apprensione e paura, ma anche con una determinate lucidità che ci ha consentito di superare questo periodo emergenziale». Mesi che, se non fosse stato per l’emergenza pandemica prima e sanitaria poi, l’avrebbero visto impegnato nella campagna elettorale. «C’è da dire con molta onestà che questa situazione ha aiutato molto, ai fini elettorali, gli amministratori che, gestendo bene l’emergenza, hanno avuto l’opportunità di mostrare le proprie competenze e la propria professionalità». Momenti che oggi lasciano tirare un sospiro di sollievo ma che «in quei mesi, e soprattutto nei primi giorni, non mi lasciavano dormire la notte». La sua vittoria è dovuta soprattutto alla concretezza dimostrata nei primi cinque anni di mandato amministrativo, dove il voto rispecchia una tendenza verificatasi già in passato. «È un fatto evidente la discrepanza tra elezioni politiche come quelle governative o europee, espressione di un voto, direi, ideologizzato, e quelle amministrative, dove si esprime un voto alla persona.

In quelle elezioni il voto è espressione di fiducia verso l’amministratore, di cui hai apprezzato o meno il governo di un territorio». Ecco, dunque, che risalta la figura di amministratore, «di una persona che è impegnata in politica da 27 anni», che si assume la responsabilità delle decisioni, soprattutto in un momento, quello tra la fine di febbraio e inizio marzo, «dove non sapevamo come intervenire e tutto il contesto era molto confuso». Sono momenti di paura. Mentre nel resto d’Italia il coronavirus sembra essere un eco lontano, proveniente da oriente, qui, nei territori lombardi, l’aria inizia ad essere pesante. E quello che ancor più intimorisce, è la residualità d’informazioni e lo stato confusionario in cui versano le istituzioni. «Dopo un primo momento di incertezza e paura, è emerso un vero senso d’appartenenza, di comunità. Credo che questo, insieme ad una rete organizzata tra noi amministratori e tra le istituzioni, c’abbia consentito di gestire successivamente la crisi e di governarla».

All’inizio, cosa d’altronde denunciata dallo stesso sindaco, «sembravamo comunità abbandonate a noi stesse». «Mentre alcune istituzioni, come la regione, brancolavano nel buio, comprensibilmente in un primo momento, non accettabile nei mesi successivi di aprile e maggio, ci siamo ritrovati in questa rete formata da amministratori di centro-sinistra e di centro-destra, dove ci si confrontata per avere una risposta univoca nei nostri territori».

Capacità amministrativa e competenza, che il sindaco ha riconosciuto in molti amministratori «miei amici con i quali siamo stati continuamente a contatto», del Cilento. A partire innanzitutto dal governatore De Luca. «Credo sia stato uno dei migliori amministratori ad aver affrontato l’emergenza, De Luca, e questo credo sia evidente anche rispetto alle ultime elezioni», dove secondo il sindaco è stato premiato proprio il pragmatismo e «l’umorismo che credo in una situazione apprensiva, come quella vissuta, sia stato salutare».

Se lo poniamo difronte ad una valutazione rispetto alla gestione della crisi tra l’operato del governatore lombardo, Attilio Fontana, e il governatore campano, Vincenzo de Luca, il sindaco non ha dubbi. «De Luca lodevole ed efficace, anche sulla scorta di quanto era successo precedentemente nei territori del nord, che sono stati un po’ la cavia, con errori di tanti; – mentre non è così gentile con il governatore Fontana – Fontana direi confuso e la tanto decantata eccellenza sanitaria lombarda ha dimostrato la sua inefficacia. La medicina di prossimità e territoriale – prosegue il primo cittadino –  era un’eccellenza lombarda che è stata distrutta in questi anni da chi, governatori del centro destra e leghisti, hanno favorito investire sulla sanità privata a discapito della prima». Insomma, per il sindaco lombardo, originario di Laurito, la risposta delle comunità campane e degli amministratori campani è stata una risposta molto positiva. «Mi sono confrontato molto con il sindaco di Laurito Vincenzo Speranza, d’altra parte è un mio amico d’infanzia, dove ritorno piacevolmente  sempre due volte all’anno». Un Sud che vede però scontare enormi gap con il Nord, ma il primo cittadino di Bollate nota anche delle differenza rispetto al passato, soprattutto «un miglioramento nelle infrastrutture e nei servizi negli ultimi dieci anni». Che ci sia un gap culturale e imprenditoriale è innegabile, ma rispetto al passato qualcosa sembra pur muoversi. E non si tira indietro rispetto alla richiesta di qualche suggerimento: «Se avessi a disposizione dei fondi, vedi quelli comunitari sul Recovery Fund,  li investirei, oltre che sulle categorie sociali fragili, nelle infrastrutture tecnologiche». Messaggi chiari e punti precisi, ci verrebbe da dire, dagli occhi di un amministratore più volte premiato dai suoi cittadini. «Qualche anno fa sono stato nominato dallo stesso sindaco Sala – sindaco di Milano n.d.r. – consigliere metropolitano con delega alla digitalizzazione. Noi stiamo già discutendo su come poter intervenire sul 5G, e vedo proprio in questa missione, la digitalizzazione del Cilento, la chiave di svolta di questo territorio». L’infrastrutturazione tecnologica significherebbe poter fare diagnosi a distanza, così da intervenire sui ritardi sanitari e ospedalieri dei quali quest’area soffre, e poter lavorare da casa, così da poter investire maggiormente sulle assunzioni a distanza.

«Infine il turismo. Investire nei servizi turistici e soprattutto sulle struttura viabilistiche, sempre con la giusta dimensione e il giusto equilibrio. Dopo il Cilento l’attenzione cerchiamo di spostarla sul campo nazionale, dove un suo impegno all’interno del Partito Democratico non lo esclude aprioristicamente, perché «in politica non puoi programmare nulla». «Ritengo che ci siano molti amministratori locali che potrebbero portare un contributo necessario alla riorganizzazione del campo progressista italiano. Non solo al Nord, dove penso alla figura di Giorgio Gori. sindaco di Bergamo e mio grande amico, ma anche al Sud, dove personalità come Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, andrebbero coinvolte maggiormente».

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