Fanno prostituire donne sulla strada che porta al Cilento: sgominata banda criminale, 14 arresti

I carabinieri del comando provinciale di Salerno hanno arrestato 14 persone per reclutamento, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Nel mirino degli inquirenti è finita una banda di presunti sfruttatori, formata da rumeni e albanesi e alcuni italiani, che costringevano donne dell’Est Europa a prostituirsi lungo la litoranea da Battipaglia fino ai confini del Cilento. La procura della Repubblica del tribunale di Salerno dopo settimane di indagini e attenti studi alla banda, ha emesso le 14 misure cautelari per altrettante persone. Smantellato dunque un sodalizio sodalizio criminale, prevalentemente di etnia albanese, che operava nelle zone a sud di Salerno. Agli arrestati vengono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, mentre ai tre italiani quello di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Reati Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento e sfruttamento in concorso di prostituzione, lesioni personali aggravate e tentato sequestro di persona oltre a tentata estorsione. Per tutti questi reati sono stati raggiunti dalle misure cautelari 15 persone, di cui 8 finite in carcere, uno ai domiciliari e per 6 l’obbligo di dimore. La banda è stata smantellata dai militari del Nucleo investigativo del comando provinciale di Salerno e del Ros, con l’aiuto dei reparti dell’Arma dei territori competenti, da Cava De’ Tirreni a Battipaglia. 

Le indagini sono partite a ottobre 2014 dopo una rapina a Battipaglia ai danni di una prostituta, alla quale venne incendiata anche l’auto, e una violenta aggressione nei confronti di una coppia di giovani che si era appartata nelle vicinanze (il giovane è poi morto per le lesioni riportate). In breve tempo sono stati individuati due presunti aggregati criminali operanti sulla fascia costiera dei Comuni di Battipaglia ed Eboli, uno composto da cittadini rumeni (Mirea Alin Georgian detto “Laurentiu”, Mirea Stefan Nicolae, Tranca Adrian detto “Adi”, Turcic Costica Ilie) con il supporto logistico garantito da due italiani (Damiano Mauro e Longo Augusto detto “Musu Toni”), l’altro promosso e organizzato da cittadini albanesi (Sulejmani Vilson, Sulejmani Kristian, Kecanaj Nuard) con il concorso di un italiano (Di Napoli Davide). Analoga attività di favoreggiamento del meretricio, ancorché autonoma, è stata accertata nei confronti di un italiano (Giordano Matteo) nei confronti della donna rumena sua compagna convivente. 

I rapporti Dalla investigazioni è emerso che tutti gli indagati, in un clima di rispetto dei reciproci ruoli nel “controllo del territorio” avrebbero favorito e sfruttato l’attività di prostituzione di diverse donne rumene (indicate nelle intercettazioni con l’appellativo di “pezza”, “cagna”, “maledetta”, “morta”), assicurando alle stesse “protezione” anche mediante il “supporto logistico” garantito dai tre italiani citati, dietro l’imposizione di un corrispettivo fissato nella metà di quanto ricavato da ciascuna di esse nell’esercizio del meretricio.

Dove Le donne, inoltre, venivano avviate alla prostituzione in settori territoriali ben delimitati e stabiliti per accordo tra gli stessi sfruttatori: il tratto della SP175 “litoranea” a confine tra i Comuni di Eboli e Battipaglia era gestita dal distributore antistante il supermercato Aldi alla via Idrovora dagli sfruttatori rumeni, mentre da un’azienda agricola della contrada Spineta al ponte della località Lido Lago era controllata dal gruppo criminale di etnia albanese. Tra gli stessi criminali vigevano pertanto rapporti di interazione e collaborazione concretizzatisi in reciproci favori sia sull’accompagnamento delle prostitute sia sulle ronde per garantire loro protezione, nonché sui diversi servizi logistici necessari al meretricio, con lo scopo di non far insorgere situazioni di conflitto e così trarre vantaggio dall’attività illecita.

I particolari Per quanto attiene gli aggregati di etnia rumena, l’attività investigativa ha consentito di disvelare nei particolari le modalità con le quali avveniva lo sfruttamento delle donne, che nel caso degli sfruttatori rumeni coincidevano con le compagne conviventi degli indagati, nei confronti delle quali venivano poste in essere continue gravi minacce, spesso accompagnate da violenze fisiche con cui i protettori si garantivano la completa sottomissione delle meretrici e la piena disponibilità delle aree di competenza rispetto a terzi, a clienti insolventi ovvero ad altre prostitute. Nel senso, ogni indagato svolgeva diverse mansioni nella conduzione delle attività illecite in argomento: è stato individuato, di volta in volta, chi si occupava del reclutamento delle prostitute anche in altre aree della penisola. 

Nel corso delle investigazioni è stato anche possibile documentare la responsabilità di 2 indagati (Iosub Catalin Vasile e Monolache Lucian Ionut) nel violento pestaggio perpetrato anche a colpi di martello ai danni di un cittadino marocchino (Dakir Rachid), accaduto il 31 ottobre 2014 per motivi futili, a seguito del quale lo stesso aveva riportato lesioni traumatiche giudicate guaribili in 30 giorni s.c. da personale sanitario dell’ospedale di Eboli (SA), 2 indagati (Adam Carol detto “Boby” e Mihai Gheorghe Razvan detto “Rosario”) nell’estorsione perpetrata il 21 gennaio 2015 sulla litoranea di Pontecagnano, con gravi minacce e violenza mediante un coltello, ai danni di due prostitute rumene non controllate dai criminali in argomento, al fine di costringerle ad abbandonare il luogo del meretricio in favore di altre connazionali protette dai due, vicini al sodalizio albanese, che avrebbe potuto così affermare il monopolio gestionale sull’intera area.

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