30 Novembre 2025

Da Bruxelles nuove restrizioni alla pesca, l’allarme dei sindacati

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Da Bruxelles nuove restrizioni alla pesca, l’allarme dei sindacati

La Commissione Ue ha messo sul tavolo una proposta per le possibilità di pesca 2026 che sta già facendo infuriare il settore. Il piano prevede un drastico taglio dello sforzo a strascico (-64%) e una forte riduzione per i palangari (-25%), mentre nell’Adriatico la pesca demersale subirebbe un ulteriore -12%. Per i pelagici è prevista una contrazione del 10%, cui si aggiungono nuovi e stringenti limiti alle catture dei gamberi di profondità nel Levante, nello Stretto di Sicilia e nel Mar Ionio.

Misure che hanno immediatamente fatto scattare l’allarme tra le associazioni di categoria.

«Ancora una volta l’Ue prende di mira la pesca, penalizzando imprese e lavoratori italiani con misure punitive, che rischiano di compromettere seriamente e definitivamente il settore. Una linea che respingiamo e contrastiamo con fermezza, perché assolutamente ingiusta e inaccettabile.» Così Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale di Unci AgroAlimentare.

«Le proposte della Commissione europea – prosegue il dirigente dell’associazione del mondo cooperativistico – sulla regolamentazione della pesca nel Mar Mediterraneo sono insostenibili. Si chiede di ridurre lo sforzo di pesca con il sistema a strascico del 64% e con i palangari del 25%, oltre ai limiti stringenti per le catture di gamberi e pelagici. Si tratta di restrizioni che non potranno mai essere applicate senza un definitivo crollo del comparto, già duramente colpito. Nonostante i pescatori e le organizzazioni di rappresentanza siano sempre state disponibili al confronto e pronte ad assumersi le proprie responsabilità, per modernizzare il settore e renderlo più sostenibile in termini di protezione dell’ambiente e di conservazione dello stock ittico e la biodiversità dei nostri mari, le politiche di Bruxelles si dimostrano irragionevoli e ostili, non tenendo in alcun conto le esigenze degli operatori e le ricadute delle decisioni assunte dalle istituzioni comunitarie. Non a caso abbiamo sempre denunciato mancanza di volontà e capacità di ascolto, un vero e proprio deficit democratico, che tristemente in questi anni abbiamo dovuto constatare.»

«Burocrati, tecnocrati e politici – dice – poco inclini a considerare le ragioni del lavoro, i destini di intere famiglie, le prospettive di numerose imprese e delle comunità costiere che vivono delle attività di pesca, il futuro di un’intera filiera produttiva, fiore all’occhiello dell’agroalimentare italiano, ma anche la possibilità e il diritto dei consumatori di approvvigionarsi di prodotti nazionali di qualità, dimostrano di non guardare agli interessi generali e di agire in modo irrazionale e ingiustificato. Le misure che l’Unione europea intende imporre infatti risultano ancora più immotivate alla luce della profonda e drammatica evoluzione del quadro della pesca italiana, che ha visto una significativa diminuzione delle imbarcazioni delle marinerie del nostro Paese e un ampliamento delle aree interdette alla pesca, con una conseguente riduzione dell’impatto delle attività

«Siamo quindi pronti – ha concluso Scognamiglio – a dare battaglia in tutte le sedi, affinché siano respinte le proposte della Commissione, che è chiamata ad ascoltare le istanze di lavoratori e imprese, e si avvii un nuovo percorso completamente diverso, nel quale si valutino in maniera equilibrata anche le compatibilità economiche e occupazionali. Consideriamo positivamente la posizione assunta dal sottosegretario Patrizio La Pietra, a nome del Ministero e del governo, di netta critica della linea Ue e l’intenzione di respingere tali misure in seno all’organismo dell’Agrifish, chiedendone una radicale modifica

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