Un’esperienza di formazione intensa e carica di significati, storici e civili, quella vissuta da un gruppo di giovani di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, insieme ad altre realtà associative, che hanno trascorso alcuni giorni in Cilento per approfondire i valori della libertà, della legalità e della responsabilità civile.
Il percorso ha avuto come fulcro il borgo di Bosco, luogo simbolo della storia risorgimentale del Mezzogiorno. Qui, nel 1828, il paese fu raso al suolo dall’esercito borbonico per il ruolo svolto nei moti cilentani, una delle prime insurrezioni liberali contro l’assolutismo nel Regno delle Due Sicilie. Una repressione dura, che ha trasformato Bosco in emblema di resistenza e sacrificio per la libertà.
Accanto alla dimensione storica, la formazione ha intrecciato il pensiero filosofico e politico di José Ortega, pittore e scultore spagnolo che a Bosco ritrovò le “radici” della sua terra, la Spagna franchista, e dipinse i volti dei braccianti, in opere straordinarie oggi conservate nella casa museo e nel museo a lui dedicati. Ad accompagnare i giovani nella riflessione su democrazia e l’arte è stato l’avvocato e scrittore Franco Maldonato, che ha raccontato come la vicenda di Ortega, testimone delle crisi della democrazia europea, si leghi alla storia di Bosco, borgo distrutto per aver rivendicato libertà e partecipazione.
Al fianco dei giovani nel percorso formativo anche il magistrato Cetta Criscuolo, coordinatore dell’ufficio GIP di Torre Annunziata. Un’esperienza che, come sottolineano gli organizzatori, mira a formare cittadini consapevoli, capaci di leggere il presente alla luce della storia e di opporsi, oggi come ieri, a ogni forma di sopraffazione.


