25 Gennaio 2026

Intelligenza artificiale, Papa Leone XIV: «Custodire voci e volti umani»

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Intelligenza artificiale, Papa Leone XIV: «Custodire voci e volti umani»

In un’epoca segnata da algoritmi, intelligenza artificiale e contenuti sempre più automatizzati, Papa Leone XIV lancia un monito chiaro: custodire l’umano non è più un’opzione, è una responsabilità. È il cuore del messaggio pubblicato ieri in occasione della LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, intitolato “Custodire voci e volti umani”.

Secondo il pontefice, il volto e la voce non sono solo strumenti di interazione: sono “tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro”. Custodirli significa preservare ciò che rende ciascun individuo unico, la capacità di relazionarsi e di comunicare autenticamente.

Il Papa osserva che la tecnologia, pur potente e innovativa, non può sostituire ciò che è intrinsecamente umano. “La sfida pertanto non è tecnologica, ma antropologica”, scrive Leone XIV. L’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali avanzati, avverte, “simulano voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia”, ma non possono sostituire l’esperienza, la coscienza e il giudizio di chi comunica davvero.

È una riflessione che non riguarda solo i giornalisti o gli operatori della comunicazione, ma tutti i cittadini, soprattutto i più giovani. Il pontefice sottolinea come bambini e adolescenti siano particolarmente vulnerabili all’influenza dei contenuti digitali e invita a guidarli con discernimento e responsabilità: “Tutti noi siamo preoccupati per i possibili effetti dell’IA su bambini e giovani”.

Il Papa non demonizza la tecnologia, ma chiede un approccio etico e consapevole. La comunicazione digitale, sottolinea, non deve mai ridurre l’altro a mero dato, né sostituire la relazione personale. In un passaggio emblematico, Leone XIV scrive: “Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la più profonda verità dell’uomo”.

L’appello riguarda anche le istituzioni, i creatori di algoritmi e le piattaforme digitali: la tecnologia deve servire il bene comune, tutelare la dignità della persona e sostenere una comunicazione autentica e rispettosa. Non è una questione di regolamenti tecnici, ma di scelte morali che incidono sul tessuto della società.

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