26 Gennaio 2026

La casa popolare spetta a me che vivo da sempre in questo Comune e non all’ultimo arrivato

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La casa popolare spetta a me che vivo da sempre in questo Comune e non all’ultimo arrivato

La Corte costituzionale interviene su un tema di forte impatto sociale. L’accesso alle misure di sostegno abitativo e, in particolare, la legittimità dei criteri che subordinano tali benefici al mero tempo di residenza nel Comune: il bisogno reale ha il sopravvento sul tempo di residenza.

La Consulta segna un punto fermo, chiarendo che il bisogno abitativo effettivo del richiedente deve prevalere su parametri formali e cronologici, spesso sganciati dalla reale condizione di fragilità sociale.
La pronuncia censura quelle normative, regionali o comunali, che attribuiscono valore determinante alla durata della residenza anagrafica, trasformandola in un requisito selettivo rigido.
Secondo la Corte, un simile criterio rischia di violare i principi di uguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.) e di tutela dei diritti sociali fondamentali, tra cui rientra il diritto all’abitazione quale presupposto per una vita dignitosa.
Il tempo trascorso “in seno al Comune” non può diventare un indice automatico di maggiore meritevolezza.
Al contrario, esso finisce per penalizzare soggetti che, pur versando in condizioni di grave emergenza abitativa, sono esclusi dai benefici per ragioni puramente formali: lavoratori precari, nuclei familiari in mobilità forzata, persone che si spostano per necessità economiche o assistenziali.

La Corte richiama una visione sostanziale delle politiche sociali, affermando che l’intervento pubblico deve rispondere ai bisogni reali e attuali, non a criteri astratti di “radicamento territoriale”.
L’abitazione non è un premio alla fedeltà amministrativa, ma una risposta a una condizione di necessità che incide direttamente sulla dignità della persona.

La sentenza si inserisce così in un orientamento volto a riequilibrare le politiche abitative, riportandole alla loro funzione originaria: contrastare l’emarginazione sociale e garantire pari accesso alle tutele essenziali, indipendentemente dal tempo trascorso entro i confini di un Comune.
Una scelta che rafforza il carattere solidaristico dell’ordinamento e richiama le istituzioni a una responsabilità concreta verso le fasce più vulnerabili della popolazione.

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