Una vicenda insolita ha recentemente fatto notizia: in un appartamento urbano sono stati trovati oltre cento gatti conviventi con i proprietari. Il caso ha acceso il dibattito sul numero massimo di animali domestici, sul loro benessere e sui diritti dei vicini, soprattutto in contesti condominiali.
Legge italiana: non esiste un limite numerico nazionale
In Italia non esiste una norma nazionale che stabilisca quanti animali domestici si possano avere in casa. La legge prevede però che ogni animale sia detenuto in condizioni tali da garantirne il benessere, la salute e la dignità, e che non si configuri maltrattamento o incuria (legge 189/2004). Tuttavia, regolamenti comunali o regionali (es. Lombardia) possono imporre limiti, spesso fissati a 10 gatti adulti, oltre i quali è necessaria una segnalazione al Sindaco.
Già in passato, la giurisprudenza ha condannato casi di sovraffollamento animale, quando le condizioni igieniche o lo spazio disponibile non erano sufficienti. Ad esempio, alcune sentenze hanno riguardato case con più di trenta gatti in condizioni precarie, considerati maltrattamento per incuria.
La convivenza in condominio: diritti e limiti
Nel contesto condominiale, la legge è chiara:
- Nessun regolamento condominiale può vietare completamente gli animali domestici (articolo 1138 Codice Civile).
- Tuttavia, se gli animali provocano disturbi eccessivi, rumori molesti, cattivi odori o danni alle parti comuni, il proprietario può essere chiamato a rispondere civilmente o penalmente (art. 844 Codice Civile).
- La gestione degli spazi comuni (corridoi, scale, giardini) può essere regolata dal condominio, ma sempre nel rispetto dei diritti di chi possiede animali.
In sostanza, anche se non c’è un numero massimo di gatti previsto dalla legge, i proprietari devono garantire igiene, sicurezza e quiete ai vicini.
Benessere animale e responsabilità
Oltre al rispetto della legge, è fondamentale considerare il benessere degli animali stessi: spazi adeguati, alimentazione corretta, cure veterinarie e igiene sono essenziali. Il sovraffollamento può configurare maltrattamento, perseguibile secondo la legge 189/2004.
Alcuni comuni e regolamenti locali prevedono limiti specifici legati alla metratura dell’abitazione o al numero massimo di animali per casa, ma restano casi particolari e non una regola generale.


