Negli ultimi anni la transizione ecologica è passata da slogan a fattore concreto di cambiamento economico e sociale in Italia. A poco più di cinque anni dall’obiettivo 2030 fissato dall’Unione Europea e dal green deal, i numeri mostrano una crescita significativa dell’occupazione verde e un ruolo sempre più centrale della sostenibilità nelle strategie industriali italiane. Il rapporto GreenItaly 2024 e altre analisi di settore evidenziano come la green economy sia ormai una componente strutturale del mercato del lavoro nazionale, con riflessi importanti anche sul Prodotto Interno Lordo e sulla competitività delle imprese.
Green jobs in crescita: numeri e distribuzione territoriale
Secondo gli ultimi rapporti, i green jobs in Italia — ovvero i posti di lavoro collegati alla transizione ecologica — sono oltre 3,2–3,3 milioni, pari a circa il 13,4‑13,8% di tutti gli occupati nel Paese. 
Questa quota è cresciuta negli ultimi anni, con un incremento di oltre 135.000 addetti nel 2024 rispetto al 2023, riflettendo la progressiva diffusione di attività legate a energie rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare, gestione sostenibile dei rifiuti e mobilità ecologica. 
La distribuzione territoriale, però, non è omogenea:
• Nord Italia resta la principale locomotiva dei green jobs, con la Lombardia al vertice nazionale nelle attivazioni di contratti lavorativi in ambito sostenibile.
• Seguono Veneto, Emilia‑Romagna e Lazio, con una forte presenza di nuove opportunità occupazionali.
• Regioni meridionali come Campania e Calabria mostrano tassi di occupazione green leggermente inferiori alla media nazionale, ma con segnali di crescita. 
Quali settori trainano l’occupazione verde
La domanda di competenze green non è limitata a un unico comparto, ma interessa settori trasversali e in rapida evoluzione:
• Energie rinnovabili: la produzione e la gestione di energia pulita richiedono tecnici, ingegneri e specialisti in impianti fotovoltaici, eolici e di rete intelligente.
• Economia circolare: l’Italia è tra i paesi europei con le migliori performance di riciclo e recupero di materiali, con tassi elevati di avvio a riciclo e l’impiego di materie seconde nelle filiere produttive. 
• Efficienza energetica e mobilità sostenibile: progetti di ristrutturazione energetica degli edifici e investimenti in trasporti a basso impatto contribuiscono a generare posti di lavoro qualificati.
In molti casi, le imprese italiane stanno integrando competenze green direttamente nei profili professionali richiesti: quasi l’80% dei nuovi contratti di lavoro nel 2023 prevedeva conoscenze o cultura legate alla sostenibilità, secondo gli ultimi rapporti. 
Trasformare gli obiettivi europei in opportunità occupazionali
La spinta alla transizione ecologica è sostenuta non solo dai mercati, ma anche da piani strategici nazionali ed europei. Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha destinato risorse consistenti alla transizione verde, con capitoli specifici per energia sostenibile, edilizia efficiente e mobilità integrata. 
Sul versante comunitario, iniziative come Fit for 55 — il pacchetto di misure per ridurre del 55% le emissioni nette di gas serra entro il 2030 — stimolano investimenti che non solo favoriscono il raggiungimento degli obiettivi climatici, ma creano anche nuove opportunità di impiego e crescita industriale. 
Secondo alcune stime, una piena attuazione delle misure europee potrebbe portare alla creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro aggiuntivi nei prossimi anni, oltre a generare benefici economici netti considerevoli derivanti dal risparmio di risorse e dall’efficienza dei processi produttivi. 
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L’impatto della green economy sul PIL e sulla competitività
La transizione ecologica non incide solo sugli occupati ma anche sul peso della green economy nel PIL italiano. Il settore contribuisce sia direttamente, attraverso la produzione di beni e servizi sostenibili, sia indirettamente influenzando positivamente produttività, esportazioni e investimenti.
Il rapporto GreenItaly evidenzia come una quota significativa delle imprese italiane abbia già effettuato eco‑investimenti, con oltre il 38% delle aziende che negli ultimi anni ha adottato pratiche green per affrontare le crisi e rafforzare la competitività. 
Questi investimenti si traducono non solo in nuove opportunità occupazionali, ma anche in risparmi di costi energetici e materiali, maggiore efficienza produttiva e un vantaggio competitivo nei mercati internazionali, in linea con gli obiettivi di crescita sostenibile delineati dall’Agenda 2030.
Verso un futuro sostenibile e inclusivo
Nonostante i progressi, gli esperti sottolineano che la transizione ecologica in Italia è ancora incompleta: servono ulteriori politiche per agevolare la creazione di green jobs, formazione mirata e strumenti per accelerare l’adozione di tecnologie pulite. Gli ostacoli non sono tanto tecnologici quanto burocratici e organizzativi, e la rimozione di questi freni potrebbe sbloccare una nuova fase di crescita verde. 
Tuttavia, la tendenza è chiara: occupazione, sostenibilità e innovazione stanno diventando sempre più interconnesse, con la green economy italiana che gioca un ruolo centrale nel percorso verso un’economia più dinamica, resiliente e rispettosa dell’ambiente.


